Un disegno attribuito a Leonardo, censito dalla Soprintendenza ai primi del '900 ed appartenuto ad una famiglia ebraica livornese, sparito nel nulla forse con le leggi razziali del 1938. E gli ornamenti bronzei del monumento dei Quattro Mori trafugati dai Francesi nel 1799. Che fine hanno fatto? E ancora: dove sono finiti i dipinti della chiesa degli Armeni? E le famose sette casse con i preziosi paramenti donati alla chiesa greco-ortodossa livornese dalla zarina Caterina II di Russia? Questi sono solo alcuni dei misteri relativi ai beni culturali livornesi dispersi, spariti o trafugati nel corso dei secoli e diversi di loro, presumibilmente, nel periodo bellico ed immediatamente successivo. Argomento affascinante, a molti ignoto, ma che racconta di una città che oggi potrebbe vantare ben altro patrimonio culturale ed artistico, come è stato detto, tra l'altro, nell'incontro ospitato all'archivio di stato e promosso dall'associazione Accademia degli Avvalorati, fondata e presieduta dal maestro Massimo Signorini, rivolgendosi al mondo dell'associazionismo culturale livornese ed agli enti preposti alla tutela dei beni culturali. Non è un caso che all'incontro fossero presenti con loro esponenti, oltre all'associazione Accademia degli Avvalorati, la soprintendenza Bapsae di Pisa, l'associazione IdeaLi, il Rotary Livorno Mascagni, la ProLoco Livorno, l'agenzia per la cultura Logos, l'associazione Guide Storiche Livorno, il gruppo archeologico e paleontologico Livornese, l'osservatorio di Monterotondo, il circolo musicale "Galliano Masini", l'associazione onlus Terme del Corallo, la sezione livornese del Soroptimist International, l'associazione Livorno delle Nazioni e l'associazione guide Labroniche. E' follia o realtà cercare di restituire a Livorno dei capolavori spariti durante i secoli? Ma pure: è follia o realtà riacquisire ville e palazzi storici oggi sedi di istituzioni pubbliche e private per farne utilizzo di fruizione pubblica? E' il caso, ad esempio, di Palazzo De Larderel, sede del Tribunale, o del Palazzo del Picchetto, da tempo inutilizzato. Le domande, davanti a tanta ricchezza sparita nel nulla a causa di un susseguirsi di eventi storici che hanno travolto e ritravolto la città, ma anche davanti a tanta ricchezza che ancora permane tra le nostre strade, spesso nascosta e non valorizzata, sono tante. E infatti tra le domande che durante l'incontro sono emerse ci si è chiesto inoltre come offrire adeguata visibilità a monumenti come quello dei Quattro Mori sempre circondato da vetture e pullman: la questione dei beni culturali livornesi si interseca perciò con l'attrattività per turisti e croceristi, mentre, al contempo, va superata una certa mentalità, purtroppo diffusa, per cui si dice: "tanto a Livorno non c'è nulla", un'espressione che, oltre ad essere suicida ed autodenigratoria, non è affatto vera. Sul piano pratico, dopo questo incontro preliminare, è stata indicata come base di lavoro il protocollo d'intesa recentemente sottoscritto fra la ProLoco Livorno ed il Dipartimento di architettura dell'ateneo fiorentino: un documento finalizzato a realizzare una campagna di inventariazione delle mete turistiche attuali e potenziali della città di Livorno.
LIVORNO - Dai doni della zarina al disegno del Genio: quei tesori scomparsi
Un gruppo di associazioni culturali e enti preposti alla tutela dei beni culturali ha organizzato un incontro per discutere dei misteri relativi ai beni culturali livornesi dispersi, spariti o trafugati nel corso dei secoli. Tra i temi trattati ci sono la restituzione di capolavori spariti, come il disegno attribuito a Leonardo e gli ornamenti bronzei del monumento dei Quattro Mori, e la valorizzazione di monumenti come quello dei Quattro Mori. L'incontro ha anche sollevato la questione dell'attrattività per turisti e croceristi e la necessità di superare una certa mentalità diffusa che dice "tanto a Livorno non c'è nulla".
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