Gli astronomi pensino quello che vogliono, ma il vero inizio dell'anno lavorativo è alla fine di questo mese. Si rientra e si torna ai remi. Il primo gennaio è per i calcoli commerciali o esistenziali, però da settembre ci si sente più vecchi. Agosto, con i suoi rallentamenti, è il mese che consente qualche bilancio e alcune riflessioni; a volte permette di scoprire dettagli, progetti. Eccoci al punto: due o tre notizie ci avvertono di quanto sta accadendo nella cultura. Un muro di una vecchia e grande chiesa trovato negli scavi di piazza Sant'Ambrogio, la Casa del Manzoni che ha delle regole per le sponsorizzazioni, la Galleria che verrà spiegata ai giovani (grazie a due mecenati della moda). Tutte cose belle ma rappresentano la minima parte del patrimonio culturale di Milano. In uno spazio percorribile a piedi ci sono realtà come il Castello, l'Ambrosiana, il Duomo (con il museo rinnovato), le Gallerie di piazza della Scala, Brera, Il Poldi Pezzoli. E sono le più visibili. C'è una città ignota che farebbe emettere gridolini di gioia ai turisti (aumentati) se la conoscessero. Un esempio? Sotto il sagrato del Duomo c'è il Fonte dove Ambrogio battezzò Agostino. Si può visitare? Certo. Occorre soltanto procurarsi il biglietto e scendere una scala sita all'ingresso della cattedrale. È un semplice esempio che ricorda come la città sia ricca di opere e di reperti poco conosciuti, frequentati da rarissimi visitatori. Tutti parlano dell'Expo, ognuno elencando i grandi benefici che porterà, ma il patrimonio culturale di Milano non sparirà dopo il 2015. È una nostra ricchezza. Basta farlo conoscere. C'è da notare che in questo agosto nulla è cambiato e la città si è nuovamente, come ogni anno, addormentata. Servizi ridotti, negozi chiusi, estrema difficoltà per chi avesse desiderato visitarla. Un esempio? Ieri mattina, domenica, alle 11.30 eravamo di passaggio in piazzale Cadorna. Dalla stazione sporgeva qualche persona in fila, nell'attesa di comperare il biglietto (ci sono treni per Como, Varese, Malpensa, Novara, Asso eccetera). Diamo un'occhiata: dei quattro sportelli che fanno servizio, ne funzionava uno. E la gente non le mandava a dire, sia al Palazzo, sia ai dirigenti delle Nord. Ma come? Sono questi i servizi che ci porteranno all'Expo? La cultura per essere conosciuta o scoperta ha bisogno anche di biglietterie efficienti, di una città che non fugge, di indicazioni (magari in inglese oltre che in italiano), di servizi igienici, di strutture che sappiano accogliere e spiegare cosa e dove vedere, di mezzi di trasporto che non offrano un orario ridotto vergognosamente perché è il periodo delle vacanze. Ma l'anno prossimo cosa farà l'Atm? Ha pensato ai visitatori che potranno esserci in agosto? Un consiglio: ci sono molti giovani disoccupati (con laurea) che potrebbero svolgere funzioni preziose in questo periodo. Ai musei, tra i reperti, ovunque. Perché si continua a ignorarli? Forse perché non sono in politica?