La burocrazia ferma gli scavi della villa del terzo secolo in provincia di Siena Invia le tue segnalazioni a sottoinchiestaquotidiano.net San Gimignano (Siena), 17 agosto 2014 - In Italia, poiché «con la cultura non si mangia», come pontificò l'allora ministro Giulio Tremonti, piovono tagli sempre più pesanti sul settore. La sofferenza è generale ma l'archeologia forse langue più di tutti. Basta vedere i crolli a Pompei. Ma il nostro Paese non si accontenta di trascurare il nostro giacimento più prezioso: l'arte, la storia e la cultura, appunto. Chiude anche la porta in faccia ad altri Paesi che invece sulla nostra cultura vogliono investire e fare ricerca. Il caso della villa romana scoperta nel 1923 dal famoso archeologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli a San Gimignano, città tutelata dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, è emblematico. Gli scavi, iniziati nel 2005 e finanziati principalmente dall'Università cattolica belga di Lovanio, sono bloccati da due anni.Motivo: complicazioni burocratiche. I fondi, stranieri, per proseguire il disvelamento di una delle più grandi ville romane scoperte in Italia (il sito è di 10mila metri quadrati, di cui solo 2.500 finora scavati), paragonabile per dimensioni a quella di Piazza Armerina in Sicilia, c'erano ma sono stati persi per una banalità: la zona di scavo è di un privato che ha un contenzioso giudiziario in corso, per cui non è possibile identificare legalmente un soggetto al quale versare la somma (minima) per il permesso di occupare l'area. Il Comune di San Gimignano ha tentato di comprare il terreno offrendo 40mila euro, ma il medesimo inghippo burocratico ha impedito l'operazione. Il risultato è sconsolante. Il sito, abbandonato da due anni, si sta lentamente interrando. Il rischio è che tutto il lavoro fatto da oltre cento archeologi di tutto il mondo sono stati spesi oltre 220mila euro: 150mila dall'università belga, ma 60mila anche dalla Banca Monte dei Paschi e 12mila dal Comune vada in fumo. Ma la vicenda paradossale potrebbe concludersi con una clamorosa beffa finale. In casi come questi in cui i lavori non proseguono, lo Stato potrebbe ordinare all'Università di Lovanio di inviare ruspe per ricoprire di terra tutti i reperti scavati, cosicché siano protetti dalle intemperie. Un intervento che verrebbe a costare circa 20mila euro. «La campagna di scavi ha riportato alla luce una gigantesca villa risalente al periodo compreso fra il III e il V secolo dopo Cristo appartenuta a un facoltoso proprietario terriero spiega il professor Marco Cavalieri, docente di archeologia romana a Lovanio e direttore scientifico della missione a San Gimignano . L'importanza di questa residenza, dove ci sono grandi mosaici e muri conservati fino a un metro e ottanta di altezza, è che sorge in un territorio dove non si prevedeva un complesso di dimensioni così monumentali». Un luogo immerso in un incantevole paesaggio, in località Aiano, proprio sulla via Francigena, dove un parco archeologico potrebbe diventerebbe una prestigiosa e attraente meta per tanti turisti... di FRANCO TINELLI
I mosaici sepolti sotto la polvere, lavori bloccati nel gioiello romano di San Gimignano
In Italia, la burocrazia sta fermando gli scavi di una villa romana scoperta nel 1923 a San Gimignano, città tutelata dall'Unesco. Gli scavi, finanziati principalmente dall'Università cattolica belga di Lovanio, sono stati bloccati da due anni a causa di complicazioni burocratiche. La zona di scavo è di un privato che ha un contenzioso giudiziario in corso, rendendo impossibile identificare un soggetto al quale versare la somma per il permesso di occupare l'area. Il Comune di San Gimignano ha tentato di comprare il terreno, ma lo stesso inghippo burocratico ha impedito l'operazione. Il sito, abbandonato da due anni, si sta lentamente interrando.
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