Il confronto con la Francia "è umiliante e la povertà degli investimenti in cultura da parte di tutti i governi italiani è impressionante. I tagli principali, oltre un miliardo di euro, è stato fatto da Tremonti e Bondi nel 2008. La sinistra protestò, ma poi non ha corretto nulla e anche l'attuale governo non sta minimamente cambiando la situazione, anzi sta facendo una riforma del ministero dei beni culturali che si basa sulla spending review, cioè su tagli lineari e non funzionali, invece che su nuove assunzioni e investimenti". Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, interviene sulla polemica sollevata dall'ambasciatore francese uscente Alain Le Roy - "lo conosco personalmente, la sua intervista è prova della sua ammirazione verso la cultura italiana e i dati sono assolutamente rigorosi" - e sottolinea con forza il rapporto tra difesa dei beni culturali e fedeltà alla Costituzione: "Nessuna Costituzione al mondo garantisce il diritto alla cultura come la nostra, eppure i nostri politici, per cecità e incultura, la stanno tradendo, mentre cercano di cambiarla". PROFESSOR SETTIS, PARTIAMO DAI DATI. Sono sconcertanti: ultimi in Europa per investimento in cultura (0,2 contro l'1,5 dell'Olanda ma anche della Slovenia) e per il livello di partecipazione dei cittadini alle attività culturali (8 contro il 43 della Svezia). Inoltre l'Italia è il paese con il più alto tasso di disinvestimento nell'ultimo decennio: -33,3, più del doppio della Grecia. Il calo dell'investimento pubblico non è stato assolutamente compensato dall'investimento privato, né tantomeno dalle fondazioni private. Che tra l'altro esistono solo al nord, mentre al sud si può sperare solo nei finanziamenti europei che le regioni non riescono a spendere. PERCHÉ L'ITALIA NON RIESCE A VALORIZZARE IL SUO IMMENSO PATRIMONIO CULTURALE? C'è un gravissimo deficit culturale della politica che non riguarda solo i beni culturali ma anche la ricerca. Da Berlusconi a oggi, governi tecnici compresi, ancora resiste l'idea sciagurata che la cultura sia un lusso da tagliare in tempi di crisi. Così, mentre per la corruzione del Mose sono stati bruciati 2 miliardi di euro, non si trovano cento milioni per assumere qualcuno che lavori nei musei. QUALE DOVREBBE ESSERE IL RUOLO DEI PRIVATI? I soldi privati vanno benissimo, ma dipende come intervengono. Un buon esempio è quello della Fondazione Packard, che ha dato dieci milioni di dollari al sito di Ercolano, affidando la gestione interamente alla Soprintendenza. In generale dovremmo fare come in Francia, dove esiste un'eccellente legge sul mecenatismo, ma da noi il ministero esita a concedere i benefici fiscali a causa del livello dell'evasione. Sulla quale tra l'altro il governo mi sembra non stia facendo nulla, mentre da lì bisognerebbe partire per recuperare altri fondi, senza fare grandi opere che devastano il territorio e affossano l'Italia. Ma è un problema, ripeto, di fedeltà o di infedeltà alla Costituzione. Basterebbe un F35 di meno per sistemare bene tutti i musei. COME GIUDICA LE SCELTE DI FRANCESCHINI? Sta facendo alcune cose che vanno nella giusta direzione, come l'Art bonus, ma per quanto riguarda la riforma dei beni culturali sto aspettando ancora un testo plausibile. In alcune circostanze pubbliche ha detto cose sensate, anche se si ritrova con un presidente del Consiglio e con un governo che non pare molto sensibile alle esigenze della cultura. COME VALUTA INVECE LA SITUAZIONE ATTUALE DI POMPEI? È un caso unico, perché i soldi lì ci sono, ma sono stati a lungo bloccati. Ora la macchina sta ripartendo, e il soprintendente Osanna è persona competentissima.