Mezzi pesanti in azione per chilometri ai margini dell'A3 Lo sbancamento in atto della collinaLo sbancamento in atto della collina Stanno uccidendo le montagne salernitane e nessuno interviene. Uno scempio ambientale di grandissime dimensioni, alberi sradicati e pali della luce rimasti quasi sospesi nel vuoto, che si perpetua ogni giorno, da settimane, mesi, anni, sotto gli occhi di tutti: lungo il tratto autostradale della Salerno-Reggio Calabria, nei circa quattro chilometri che vanno da Battipaglia ad Eboli, scavatori e ruspe lavorano sodo esportando materiali dalle pareti rocciose. L'automobilista di passaggio guarda, si sorprende, al massimo s'indigna e se ne va. Chi può mai aver autorizzato un intervento così invasivo? Che cosa realmente accade in quelle cavità? E che cosa potrebbe accadere? La montagna sventrata nei pressi di Battipaglia LE IPOTESI - E' di giorni fa la notizia che a Salerno si è verificata una frana all'interno di una vecchia cava: tanta paura per il forte boato nel cuore della notte ma nessun danno. Gli organi istituzionalmente preposti, in primo luogo il Genio Civile, tenuto per legge alla tutela e vigilanza del territorio, restano al momento indifferenti. La vicenda giudiziaria di Marta Santoro, la sovrintendente della Forestale, condannata ad otto anni e quattro mesi in primo grado per corruzione (avrebbe ammesso di aver ricevuto una mazzetta per evitare il sequestro della cava in località Castelluccia, a Battipaglia), probabilmente non ha insegnato nulla. Perché quell'imprenditore ha pagato? Forse per nascondere eventuali illeciti commessi. Forse è lo stesso che insieme ad altri sta sventrando la collina con vista sull'autostrada? VECCHIE VICENDE - Ma c'è di più a non far dormire sonni tranquilli: nel marzo 2010 un dirigente del Genio Civile, oggi in pensione, già imputato in un processo per non aver sanzionato i titolari di alcune cave abusive, ha rilasciato alla ditta sventra-montagne un'autorizzazione alla ricomposizione ambientale della cava, autorizzazione che, tra l'altro non poteva essere rilasciata e fu successivamente revocata, in cui è previsto, tra l'altro che, per il riempimento della cava a fossa, i materiali dovranno essere conformi all'art. 52 delle NdA del Prae che ammette terreno proveniente dallo splateamento per la realizzazione di manufatti o opere edilizie, limi fluviali o derivanti dai processi industriali di lavaggio dei materiali litoidi, materiali inerti derivanti dalle attività di demolizione eo costruzione di manufatti se non altrimenti recuperabili, compost inertizzato opportunamente utilizzato con materiale a sua volta inerte e fos da impianti di trattamento rifiuti organici se rispondenti ai requisiti di legge. NATA UNA DISCARICA - E' fin troppo evidente, dunque, che con questo artifizio, che non poteva essere applicato perché nelle attività di ricomposizione ambientale si possono utilizzare esclusivamente terre e rocce da scavo, si è trasformata la cava in una discarica, consentendo così di trarre un doppio e ingiusto profitto sia nell'aver cavato in assenza di regole e sia nel trasportare rifiuti. Un espediente che sembra sia stato utilizzato anche per altre cave riconvertite in discariche. Tutto ciò avviene nel silenzio più assordante, senza clamori giornalistici e senza allarmare le popolazioni circostanti che sapessero di discariche in zona alzerebbero le barricate. Qualcosa che ricorda vagamente la Terra dei Fuochi e su cui auspichiamo che il nuovo procuratore capo Corrado Lembo, che a Santa Maria Capua Vetere si è mostrato molto sensibile alle problematiche ambientali, possa fare piena luce.