Godelli «scarica» le critiche sul governo L'assessora regionale: «Lo Stato non spende risorse in promozione, noi la portiamo nei road show europei» BARI «Il MarTa è un museo "periferico", purtroppo poco noto. Spetta al Ministero della Cultura promuoverlo e spero che il ministro Dario Franceschini abbia il potere contrattuale per ottenere in bilancio le risorse necessarie al rilancio degli spazi museali». Silvia Godelli, assessora alla Cultura della Regione Puglia, non è sorpresa dalla scarsa affluenza di visitatori nel Museo Archeologico di Taranto ma auspica una immediata inversione di rotta che coinvolga il governo e una maggiore sinergia tra gli operatori turistici del territorio e Puglia Promozione. Cinquanta biglietti al giorno staccati al botteghino per una eccellenza museale come il MarTa: non sono troppo pochi? «Impossibile negarlo. Si tratta di uno dei musei archeologici più belli del mondo, uno degli ultimi attivati dal Mibact, che non ha un programma di valorizzazione del MarTa né destina risorse reali da convogliare alla promozione. Per questo resta uno spazio culturale non sufficientemente conosciuto. Ricordo una mostra di decenni fa, quella degli "Ori di Taranto". Girò mezzo mondo». Qual è l'impegno dell'assessorato che guida su questo fronte? «Da un anno a questa parte, con i fondi della promozione turistica, portiamo il MarTa nei "road show" in tutte le principali città europee del nostro tour. È evidente che queste attività hanno carattere complementare o sostitutivo e perciò sono insufficienti. Poi ci sono gli Open Days di Puglia Promozione ». Che riscontri ci sono stati da queste aperture straordinarie? «I numeri dei visitatori giunti al MarTa sono interessanti, ma non possiamo surrogare i compiti dello Stato con il bilancio regionale. Il governo italiano continua a non destinare risorse vere alla cultura, indispensabili per non mortificare il turismo: i turisti portano valuta dall'estero e consentono di aumentare le ricchezze del paese». Un messaggio per il premier Renzi? «La questione tocca anche i governi precedenti: hanno fatto molto poco su questo versante. Spero che il ministro Franceschini abbia la contrattualità necessaria per far allargare al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, i cordoni della borsa della spesa». Si potrebbe iniziare da piccoli segnali come l'apertura del box orienta-turisti chiuso nella vicina Piazza Garibaldi? «L'informazione turistica spetta al Comune, che ha aperto un punto informativo nel Castello, il monumento più visitato della città grazie alla sinergia con la Marina. Non credo che ci siano risorse per aprire un altro centro per turisti». La Regione potrebbe finanziare almeno una guida cartacea, delle cartoline del MarTa o un dépliant minimamente esplicativo? Se non lo fa il ministero... «La Regione non ha i soldi per fare queste guide. Non abbiamo energie economiche per colmare le lacune del ministero». I privati che sostegno possono fornire alla promozione regionale della cultura? «La questione in Italia inizia solo adesso ad avere un po' di attualità. Nell'ultima legge è stato ipotizzato un minimo di defiscalizzazione per gli interventi nella cultura. Tuttavia con la crisi le aziende non hanno risorse sufficienti da dedicare alle sponsorizzazioni». Negli itinerari predisposti dai tour operator, come è posizionato il MarTa? «Si può fare di più. Abbiamo chiesto agli operatori turistici tarantini di lavorare in comarketing con le attività Puglia Promozione, perché siano completate da una spinta dal basso: i risultati arriveranno con il tempo». Dopo gli spot regionali per rilanciare la vocazione turistica di Taranto, ci vorrebbe un surplus di impegno? «Un rilevante incremento dal punto di vista turistico è evidente. Con una spintarella ulteriore avremmo ottimi risultati». L'Università di Bari potrebbe affiancarvi nel rilancio culturale? «L'Ateneo promuove già un importante seminario multi decennale sulla Magna Grecia al quale prendono parte studiosi internazionali. Le università devono fare ricerca. Non è mestiere loro fare altro». In che senso? «Non per un limite delle competenze, ma se non c'è competenza non ci sono nemmeno i soldi. E senza risorse le attività non si possono proprio mettere in cantiere».