Ripercorrendo un po' la storia di questa parte archeologica così importante, ci si rende subito conto che la questione negli anni ha generato diverse diatribe. Partendo dalla chiesa della Purità, che fa parte di un complesso adibito a reclusorio e riedificato dopo il devastante terremoto del 1693, che rase al suolo l'edificio preesistente, e la parte relativa al vecchio oratorio, nascono i primi problemi. Storicamente l'incarico di edificare la chiesa fu affidato a Francesco Battaglia e il prospetto risale al 1775. In epoca fascista tutto il complesso fu utilizzato come scuola e palestra della gioventù fascista, oggi sede della scuola Manzoni. Nello spiazzo interno erano state progettate due aule a ventaglio per il polo didattico di Giurisprudenza i cui lavori furono bloccati nel maggio 2001 data l'importanza archeologica del sito, e solo dopo una lunga battaglia legale, a cui parteciperanno anche i ragazzi dell'ex Centro Sociale Experia, che fondarono un Comitato Antico Corso, le autorizzazioni arrivarono. In questa zona gravita anche l'area ex Experia e Purità, visibile da una grossa apertura nel muro, percorrendo via Bambino. Questo cortile, fino al 2005 si era detto che sarebbe dovuto diventare un parco: "il Giardino dei Ricordi". Per capire meglio l'importanza del complesso dell'ex reclusorio, dobbiamo ricordare come questo sorga su una parte della collina Montevergine, delimitata dalle vie S. Maddalena, Plebiscito, Bambino, Purità e Marziano. Nacque dalle iniziative di assistenza alla popolazione, finanziate dal clero. «Il sito nel quale si erge il complesso - spiega l'archeologo Antonio Tempio - venne scelto dai greci per la fondazione della città. Qui si pensa siano stati rinvenuti resti delle mura normanne, di una torre aragonese, appartenente alla cinta muraria cittadina, e di una villa romana, che era interessante anche per la presenza unica di affreschi e mosaici significativi». L'Antico Corso doveva quindi diventare un grande polo universitario, una riqualificazione che sarebbe dovuta avvenire prevedendo però anche i parcheggi, i servizi e le infrastrutture base per il quartiere. Il bando di riqualificazione risale al 1998, ad opera dell'Università di Catania, e fu redatto dall'architetto De Carlo, ma i lavori, partiti nel 2000, furono bloccati nel 2001, perché i fondi europei che erano stati veicolati parlavano di una riqualificazione urbana di quell'area, che come si fece notare, in testa il Comitato Antico Corso e Legambiente, non miglioravano in nulla il quartiere e inoltre prevedevano la distruzione di reperti archeologici. La SOVRINTENDENZA non escluse la possibilità di trovare in corso d'opera resti significativi, ma dichiarò successivamente che si trattava solo di materiali di risulta derivanti da una presunta discarica del Principe Biscari. L'Università, proprietaria dell'immobile dal 1996, decise di continuare i lavori. Si chiese quindi una variante in corso d'opera, ma l'Università si oppose e vinse il ricorso, con la motivazione che la SOVRINTENDENZA aveva dato parere favorevole. Infine il progetto definitivo di riqualificazione, per un importo pari a 90mila euro, è stato approvato dalla SOVRINTENDENZA, nel maggio 2010. L'intervento di recupero e restauro ha interessato solo i prospetti e la messa in sicurezza della facciata della chiesa, oltre a migliorie interne, e si è concluso nel 2012, ma i bellissimi locali non sono mai stati utilizzati, pur essendo nati come opera prima del nascente polo universitario. S. V. 15082014