«NON io, ma come sindaco della città di Bari, non prendo ordini dal segretario generale del Mibac. Ho peraltro un rapporto diretto con il ministro Dario Franceschini: ha il mio numero, quando vuole può chiamarmi». Non le manda certo a dire il sindaco Antonio Decaro che risponde così ad Antonia Pasqua Recchia, il segretario del ministero per i Beni culturali, che ieri, proprio sulle pagine di Repubblica, ha sollecitato il primo cittadino barese a trovare una rapida soluzione per dare una sistemazione alternativa ai circa 200 migranti africani che, dallo scorso 11 febbraio, hanno occupato l'ex convento di Santa Chiara, impedendone di fatto l'avvio del completamento del restauro che dovrebbe essere completato entro il 30 giugno 2015, pena la perdita degli otto milioni di euro stanziati attraverso i fondi Poin. «Sono sindaco da 50 giorni, non da cinque anni e - incalza Decaro - il problema di Santa Chiara è stato il primo che mi sono posto. Durante questi primi due mesi del mio mandato ho provato a individuare altri immobili di proprietà dello Stato, come per esempio alcune caserme abbandonate, e un edificio che era di proprietà delle Ferrovie dello Stato, ma sia io che il prefetto Nunziante finora non abbiamo raccolto che risposte negative». Non è soltanto un problema della città ribatte insomma il sindaco alla tesi del segretario del Mibac secondo la quale «stante la condizione giuridica di rifugiati politici degli occupanti, muniti peraltro di permesso di soggiorno, si tratta di una questione che deve essere risolta nell'ambito delle azioni del Comune». Ma Decaro non ci sta e ricorda che «siamo dinanzi a un problema di natura sociale, visto che gli occupanti di Santa Chiara sono dei rifugiati politici che si trovano a Bari perché qui il ministero degli Interni ha allocato un Cara. Non è allora un'emergenza che può essere scaricato soltanto sul Comune». Fatto sta, anticipa Decaro, che «alla ricerca di un immobile da due mesi finalmente penso di essere riuscito a trovare un paio di sistemazioni possibili. Si tratta di due capannoni, uno sul lungomare Vittorio Veneto e l'altro su via Napoli, entrambi nei pressi di via Brigata Regina. Sono tutti e due di proprietà comunale, ma necessitano di interventi di riqualificazione perché a queste persone sia data una sistemazione dignitosa». Ed è qui che Decaro chiama in causa il governo nazionale: «Su questo deve intervenire il ministero degli Interni. E se è vero che lo sgombero, e dunque il restauro di Santa Chiara sono una comprensibile priorità per il Mibac, ci auguriamo che possano darci una mano almeno sollecitando il ministero degli Interni, perché possa destinare le risorse necessarie al recupero del capannone dove potrebbero trovare un tetto questi 200 migranti». Migranti che proprio l'altro giorno hanno diffuso una lettera aperta, indirizzata al sindaco Decaro e al prefetto Nunziante, ribadendo la loro disponibilità a lasciare Santa Chiara in cambio di una sistemazione alternativa, e non temporanea, dotata di bagni, acqua e luce. «Siamo stupiti del fatto che la ristrutturazione di un palazzo sia considerata più importante della nostra vita» lamentano gli occupanti: «Sappiamo che l'Europa ha stanziato tanti soldi per questi lavori. E sappiamo anche che l'Europa stanzia soldi per noi rifugiati, ma non li abbiamo mai visti. Vogliamo un luogo in cui poter vivere sereni con le nostre famiglie, che ci permetta di avere una residenza, e la tranquillità necessaria per costruire il nostro futuro e cercare un lavoro onesto». Mentre il collettivo barese Rivoltiamo la precarietà, che supporta gli occupanti nell'accoglienza e nelle loro rivendicazioni, sollecita nuovamente sindaco e prefetto a incontrare al più presto i migranti «perché insieme si possa trovare una soluzione che non rappresenti un passo indietro, bensì l'opportunità per assicurare una concreta possibilità di inclusione sociale, così com'è accaduto per i migranti che vivono nell'ex liceo Socrate ai quali è stata finalmente riconosciuta dalle istituzioni la possibilità di viverci in maniera stabile ».
BARI - ARCHIVIO SOPRINTENDENZA - Archivio, l'ira del sindaco "Santa Chiara è una priorità non prendo ordini da Roma"
Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha risposto a una lettera aperta dei migranti africani che occupano l'ex convento di Santa Chiara, richiedendo una sistemazione alternativa. Decaro ha affermato che il problema di Santa Chiara è stato il primo che si è posto come sindaco e ha provato a individuare altri immobili di proprietà dello Stato, ma senza successo. Il segretario del Mibac, Antonia Pasqua Recchia, ha sollecitato Decaro a trovare una soluzione rapida per il problema. Decaro ha risposto che il problema è di natura sociale e che gli occupanti sono dei rifugiati politici che si trovano a Bari perché qui il ministero degli Interni ha allocato un Cara.
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