Rosi: «Non può essere solo volontariato» TRENTO La sensazione di chi, all'interno del sistema culturale trentino, opera sul campo in prima persona, è di assenza. Difficoltà, addirittura abbandono. «A livello di azioni o strumenti da parte della Provincia, il coinvolgimento fra i vari attori è quasi nullo, al di là del solito piano di marketing». A parlare è Marco Rosi, che gestisce il Caffè letterario «Bookique», uno spazio culturale del Comune di Trento nel parco della Predara. A mancare, secondo il gestore, sono «processi costanti di valorizzazione all'interno di una filiera di rete che facciano interagire pubblico e privato». Con la conseguenza che «se sei un privato ti trovi a dover fare tutto da solo». E questo non si ripercuote solo sul singolo, ma sull'intera vivacità culturale del Trentino «perché la libertà di iniziativa privata è uno stimolo ricorda Rosi porta con sé capacità di innovare, originalità, una spinta che se non si favorisce in qualche modo si rischia di perdere». Perché «non tutti i privati sono cattivi, approfittatori e orientati esclusivamente al profitto». È questo l'assunto alla base del ragionamento di Rosi: «Certo c'è chi ne approfitta e fa della cultura una pura merce riconosce ma credo si possano trovare vie di mediazione». In medio stat virtus, dunque. «Non come adesso, con qualsiasi via o forma di coinvolgimento precluse». Se dunque il consigliere provinciale Baratter loda l'Art Bonus del ministro Franceschini «soprattutto perché abbatte il muro del rapporto fra pubblico e privato nella governance dei beni culturali» (Corriere del Trentino di mercoledì) e l'assessore Mellarini ricorda di aver «sempre sostenuto questo dialogo perché può essere un fattore strategico per lo sviluppo del Trentino» (Corriere del Trentino di ieri), la strada che porta in questa direzione sembra essere auspicata anche da chi con la cultura ci mangia. Il dibattito sulla gestione del sistema culturale provinciale è quanto mai aperto. «In Trentino la cultura è in mano esclusivamente all'ente pubblico sostiene Rosi Da questo scaturisce una sorta di monopolio, e anche una contraddizione: o fa tutto la Provincia, o l'iniziativa è volontaristica e dunque è difficile che possa crescere e oltrepassare i confini provinciali. Se sei un privato devi fare tutto da solo». Rosi cita un esempio pratico, il bando pubblico approvato dalla Provincia che stanzia 40.000 euro a sostegno dei progetti di giovani artisti non ancora trentenni che operano nel settore dello spettacolo, dell'audiovisivo e delle arti visive: «Il bando stabilisce che possano fare richiesta di contributo solamente "i soggetti culturali privati senza fini di lucro" - spiega il gestore della Bookique - Ma non tutti i privati sono cattivi, approfittatori e orientati esclusivamente al profitto: fra di loro c'è chi ha la forza di innovare, di essere originale, se si trascura l'impulso propositivo anche di chi lavora nel settore non cresce una spinta autonoma rispetto all'innovazione, alla ricerca e non si esporta la cultura trentina oltre i confini provinciali». È questa, secondo Rosi, la cartina al tornasole dello stato di salute e vitalità della cultura trentina: «Che cosa esce dal Trentino e cosa viene reputato valido? Le persone che si fanno conoscere si contano sulle dita di una mano».