VERONA Un «Arsenale delle idee» o «Arsenale dell'industria creativa culturale»: un progetto che mira alla completa «rifunzionalizzazione» del sito veronese nell'ottica di realizzare il «più importante distretto urbano dell'innovazione della Regione Veneto». Costo stimato? Circa 38 milioni di euro, finanziato in buona parte dai fondi europei. L'idea - alternativa al project financing proposto da una cordata privata e discusso in questi mesi - è stata partorita dagli uffici del Comune che si occupano, appunto, di reperire risorse attraverso i bandi europei. Finora, tuttavia, non è stata presa in considerazione. VERONA Un «Arsenale delle idee» o «Arsenale dell'industria creativa culturale»: un progetto che mira alla completa «rifunzionalizzazione» del sito veronese nell'ottica di realizzare il «più importante distretto urbano dell'innovazione della Regione Veneto». Costo stimato? Circa 38 milioni di euro, finanziato in buona parte dai fondi europei. L'idea è stata partorita dagli uffici del Comune che si occupano, appunto, di reperire risorse attraverso i bandi europei. Finora, tuttavia, non è stata presa in considerazione. Negli ultimi mesi, il dibattito sul futuro dell'ex Arsenale si è arricciato sul project financing (ma con 12 milioni di euro messi dal Comune) proposto da una cordata privata costituita dalla ditte Rizzani De Eccher e Contec. Una riqualificazione in senso anche commerciale, con una piazza coperta piena di bar caffè e negozi, in cambio di una concessione di 99 anni: dopo un iniziale via libera del Comune, il tutto si è arenato dopo la richiesta dei privati di poter procedere con i cantieri a stralci. Il vicesindaco Stefano Casali lavora invece ad un'altra idea: un Arsenale che resta in mano pubblica, la cui ristrutturazione viene finanziata dalla vendita di altri immobili comunali non più strategici. Si è parlato anche dell'Art Bonus del governo, che potrebbe attirare qualche mecenate. Quella dei fondi europei è un'altra strada possibile. Se ne fa accenno in una bozza, ad uso interno degli uffici, che prevede anche un sommario schema di finanziamento: ai 12 milioni di euro del Comune (già messi a bilancio e provenienti dalla vendita di Palazzo del Capitanio alla Fondazione Cariverona) se ne aggiungerebbero altri 14,5 reperiti appunto dai diversi fondi europei: fondi europei di sviluppo regionale (Fesr) per 4,5 milioni; fondi sociali europei (fse) per 450mila euro; fondi di sviluppo per la coesione (Fsc) per 9 milioni, bandi a gestione diretta della comunità europa per 600mila euro. A completare il quadro una decina di milioni di finanziamenti in conto interesi e altri 1,45 milioni da donatori privati e sponsor. Totale: 38 milioni. Tutto questo funzionale ad un Arsenale che «metterà a disposizione delle più promettenti idee imprenditoriali giovanili a livello europeo, spazi modulari d'impresa per attività innovative e creative e laboratoriservizishow room di supporto all'economia creativoculturale urbana a condizioni tecnologiche e canoni assolutamente competivi». Canoni e tariffe che, per garantire la sostenibilità del progetto, dovrebbero generare un flusso di affari di circa 300500mila euro l'anno. Nella bozza questa proposta di valorizzazione dell'Arsenale viene presentata come esempio, a valle di una riorganizzazione complessiva che prevede la creazione di un'apposita struttura di coordinamento per le Architetture Militari Veronesi, definite «la parte più importante del patrimonio comunale». Già, perché prima di passare in concreto alla ricerca dei fondi, è fondamentale - se si vuole avere successo - definire una attenta programmazione in linea con le direttive dei bandi 2014-2020, immaginando la Verona del 2050. Non tanto, e non solo, il capoluogo, ma tutto l'ambito provinciale, compresa anche la provincia di Rovigo, come ha stabilito la Regione Veneto. All'elaborazione di questa programmazione devono quindi partecipare una pluralità di forze, dalla politica alle associazioni. «Questa programmazione, in capo al sindaco in carica del capoluogo, è di fondamentale importanza che venga fatta nei prossimi 4 mesi, per essere in grado da gennaio 2015 ad iniziare la progettazione - spiega Carlo Manara, presidente dell'associazione La Valpolesela, che si sta interessando della questione - Questa progettazione riguarderà tutti gli ambiti della vita amministrativa della città e della provincia».