Anche un «anello al naso» fa bene alla storia, soprattutto alla convivenza fra le diverse comunità dell'Alto AdigeSudtirolo. La constatazione, ruvida ma efficace, è della Taz , quotidiano berlinese che ha scritto del Monumento alla Vittoria, forse il lascito architettonico più controverso del regime fascista nella provincia. Costruito alla fine degli anni Venti su progetto dell'architetto Marcello Piacentini, il Monumento doveva celebrare la vittoria italiana del 1918 ma si è trasformato con il tempo, per la popolazione di lingua tedesca, nel simbolo dell'italianizzazione forzata imposta da Mussolini. Simmetricamente, per i settori più nazionalisti della popolazione di lingua italiana il Monumento ha rappresentato invece un baluardo dell'identità. Ebbene, dal luglio scorso la struttura ospita un percorso espositivo concepito proprio per contestualizzarne storicamente presenza e percezione, testimonianza di decenni drammatici. Il titolo della mostra permanente da solo dice già quasi tutto: «BZ '18-'45. Un monumento, una città, due dittature» abbraccia l'arco di tempo che va dall'ingresso dell'Alto AdigeSudtirolo (e del Trentino) nel Regno d'Italia, al fascismo (la cui altra eredità che ancora divide è l'italianizzazione della toponomastica attuata da Ettore Tolomei) fino all'amministrazione diretta del Reich nazista. Come ha riportato il Corriere dell'Alto Adige (lo storico Andrea Di Michele, commentatore della testata, ha fatto parte del gruppo di lavoro per l'iniziativa), l'«anello al naso, grazie al quale il Monumento viene trascinato fuori dalla stalla della Storia e portato alla riflessione contemporanea» cui si riferisce la Taz è l'anello a led che annuncia il titolo dell'esposizione. La quale, inaugurata dal ministro Dario Franceschini, ha già fatto registrare una buona affluenza di pubblico. L'operazione di «depotenziamento etnico», com'è stata definita, è dunque un esempio, con buona pace degli irredentisti di Eva Klotz e dei fascisti di CasaPound, cui l'iniziativa non piace per opposti motivi. Un buon esempio: un gesto che plasma un presente più civile. Sul Corriere lo ha scritto l'8 agosto Giovanni Belardelli: l'esposizione, «ottimamente curata», indica «l'unico modo serio di porsi di fronte alle esperienze, anche le più controverse e divisive, del proprio passato». Un passato che in Alto AdigeSudtirolo troppo a lungo è sembrato non passare.
L'anello al naso che fa bene a Bolzano (e alla storia)
Il Monumento alla Vittoria, costruito alla fine degli anni Venti, è stato oggetto di controversia nella provincia di Bolzano. Il monumento, progettato da Marcello Piacentini, era destinato a celebrare la vittoria italiana del 1918, ma per la popolazione di lingua tedesca è diventato un simbolo dell'italianizzazione forzata. Per i settori più nazionalisti della popolazione di lingua italiana, invece, è stato un baluardo dell'identità. Dal luglio scorso, il monumento ospita un percorso espositivo che contestualizza la presenza e la percezione del monumento storicamente.
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