Il Soprintendente l'annunciò 14 anni fa. Tanto bastò perché non partissero mai interventi che oggi forse non bastano più Forse adesso che è candidato alle elezioni comunali di Padova, l'architetto Guglielmo Monti darà un altro valore al tempo, diverso da quello che gli attribuiva quando era Soprintendente ai beni ambientali e architettonici del Veneto Orientale. Un valore che corrispondeva praticamente a zero, visto che il 28 febbraio 2001 comunicava al sindaco del Comune di Vigonza e ai proprietari di Villa Barisoni, un complesso del XVI secolo, «l'avvio del procedimento di dichiarazione di particolare interesse storico artistico e architettonico». Quella dichiarazione di avvio è l'unica cosa avviata finora dalla Soprintendenza. In quattordici anni il procedimento su Villa Barisoni non ha fatto un passo avanti, in compenso il vincolo fantasma ha bloccato tutti per l'impossibilità di sapere in cosa consista di preciso. Eppure ci hanno provato in tanti. Il carteggio con la Soprintendenza è un monumento alla burocrazia, ben conservato dagli interlocutori dell'ente ma non da quest'ultimo, che in tre lustri è riuscito perfino a perdere la pratica. Per mandarla avanti, si fa per dire, i tecnici dei proprietari hanno dovuto reintegrare il fascicolo e presentare loro la domanda di vincolo. Ma neanche questo è servito. Per la Soprintendenza il tempo dev'essere una variabile indipendente dalla vita umana, oltre che dalla salvaguardia dei monumenti cui l'ente sarebbe preposto: in 14 anni Villa Barisoni da pericolante è diventata cadente e in gran parte è effettivamente crollata. Alla faccia dell'interesse storico artistico che doveva mantenere. Negli anni Novanta i proprietari, Maria Gemma Conte Boniver, i figli e i nipoti, avrebbero voluto restaurarla. L'allora sindaco Mario Dalla Mea, buonanima, puntava sulla riqualificazione del centro storico e Villa Barisoni rientrava nella previsione del Prg. Nasce così la prima proposta: utilizzare l'area della Villa, 75 ettari che la circondano più altri 40 di proprietari diversi, per ricavare una piazza alle spalle della chiesa, con negozi e strutture commerciali disposte in circolo tutt'attorno. Viene coinvolta la parrocchia, il progetto è sostenuto da Dalla Mea, ma i proprietari non si accordano. Il sindaco successivo preferisce un quartiere normale, senza visioni avveniristiche: campi sportivi, area attrezzata per il tempo libero. Ma il disaccordo continua e i Conte Boniver ripiegano sul semplice restauro dei fabbricati, per ricavare 5 unità residenziali. Il Comune approva il progetto ma non fa in tempo a rilasciare la concessione perché arriva la proposta di vincolo di Monti. L'iter si blocca, comincia un estenuante tiramolla con la Soprintendenza, che in attesa del vincolo cavilla sui particolari: la metodologia dei lavori non va bene, l'approccio al restauro dev'essere diverso. Dite voi quale, rilanciano i proprietari. Impossibile, rispondono da Venezia, bisogna prima aspettare il vincolo. I Conte Boniver, esasperati, vendono. Compra Vigonza Investimenti, gruppo immobiliare collegato ad un'impresa di costruzioni di Loreggia, che pensa di farne un albergo della catena Relais Chateaux, dimore storiche adibite ad hotel. L'11 novembre 2007 il progettista dei nuovi proprietari, che chiameremo solo G.B. perché teme ripercussioni sul suo lavoro, concorda i particolari del progetto con l'architetto Edi Pezzetta, responsabile del procedimento in Soprintendenza. Ma il 10 maggio 2008 la Soprintendenza dà parere negativo. G.B. cerca di farsi spiegare il motivo da Pezzetta. Va su e giù a Venezia per un anno senza cavare un ragno dal buco. Alla fine mangia la foglia, salta Pezzetta e si rivolge ad un altro funzionario, l'architetto Antonello Bertin. Il 22 ottobre 2009 Bertin ammette candidamente: la pratica è ferma, vi conviene fare un'istanza d'urgenza visto che sta crollando tutto. G.B. presenta l'istanza. Gli rispondono che il responsabile del procedimento non è più Pezzetta ma l'architetto Elisabetta Rosa Norbiato. Il 15 dicembre 2009 G.B. incontra la Norbiato e viene a sapere che la proposta di vincolo di Monti del 2001 non è mai stata trascritta dagli uffici. Non si trovano nemmeno le carte: pare siano andate perse in un trasloco da Piazza San Marco a Rio Marin. Se è così, dice G.B., informate il Comune in modo che possa darci l'autorizzazione. Neanche per sogno, risponde la Norbiato: se volete l'ok della Soprintendenza, dovete rimandarci la documentazione necessaria al vincolo. Il 26 febbraio 2010 il tecnico esegue. Intanto la proprietà ha perso la pazienza e si è rivolta a un avvocato, che si presenta in municipio: in assenza di vincolo, spiega, la Soprintendenza non dà ordini ma pareri; o voi autorizzate i lavori o noi procediamo nei vostri confronti per omissione di atti d'ufficio. Il 19 maggio 2010 il Comune rilascia l'autorizzazione ma con limitazioni che necessitano di un nuovo parere della Soprintendenza. Stavolta l'ente è velocissimo: il 7 luglio 2010 la nuova Soprintendente Sabina Ferrari dà l'ok ma limitato agli interventi su tetto e solaio che stanno cadendo perché, scrive, siamo «nelle more della conclusione del procedimento di dichiarazione d'interesse culturale avviato con nota 25182001». Naturalmente il nuovo parere della Soprintendenza, fa sapere il Comune, obbliga a presentare una variante al permesso già rilasciato. Ma niente paura: da Venezia hanno informato il municipio che è prossimo un sopralluogo a Vigonza per definire sul posto i contenuti del vincolo. Alla buonora, si muovono!, penserete voi. No, era il 16 luglio 2010, il vincolo è ancora di là da venire. Eppure sarebbe solo il corrispettivo di un atto notarile, una firma dopo un'istruttoria. Dove andremmo a finire se per la stesura di un documento dal notaio non bastassero 14 anni? Chi paga i danni di questi ritardi? Oggi la crisi ha bloccato tutto. L'unica cosa che procede è il degrado di Villa Barisoni, dove in attesa di tempi migliori restano immobilizzati un milione e 700.000 euro di investimento. Su un recupero storico, non su una lottizzazione da palazzinari.
VIGONZA. Restauri bloccati dal vincolo che non c'è
Il Soprintendente Guglielmo Monti ha annunciato 14 anni fa l'avvio del procedimento di dichiarazione di particolare interesse storico artistico e architettonico per Villa Barisoni, un complesso del XVI secolo a Vigonza. Tuttavia, il procedimento è rimasto bloccato e non è stato possibile ottenere il vincolo. I proprietari, i Conte Boniver, hanno tentato di restaurare la villa, ma il Comune ha proposto un progetto di riqualificazione del centro storico che non è stato accettato. La Soprintendenza ha presentato diverse proposte, ma non è riuscita a ottenere l'approvazione. Oggi, la villa è in cattivo stato e il degrado è stato rallentato solo grazie alla crisi economica.
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