INVIATO A LONDRA. Veronese torna a casa, partendo da Londra dove ieri è stato presentato - nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura, dal vicepresidente della Regione Veneto Marino Zorzato, da Paola Marini, direttore del museo di Castelvecchio e da Guido Beltramini direttore del Palladio Museum di Vicenza - il progetto "Il Veneto di Paolo Veronese" che dedicherà una lunga stagione espositiva al grande pittore veneto rinascimentale, in un'ideale "staffetta" proprio con Londra, come ha sottolineato anche Zorzato. Qui si conclude infatti domani alla National Gallery la stupenda mostra "Veronese: Magnificence in Renaissance Venice" - aperta dal 19 marzo - che raccoglie circa cinquanta opere di grande formato dell'artista, con prestiti straordinari dall'Italia, dalla Francia, dalla Spagna e dagli Stati Uniti, con eccezionali confronti, come quello tra "Il martirio di San Giorgio", pala d'altare del 1565 considerata uno dei capolavori assoluti di Paolo Caliari - questo il vero nome del pittore - che ha lasciato per la prima volta la Chiesa di San Giorgio in Braida di Verona, posta accanto al grandioso "La famiglia di Dario ai piedi di Alessandro" della National, dipinta nello stesso anno. O, ancora, quello tra le due versioni di "L'adorazione dei Magi", entrambe dipinte nel 1573: l'una conservata nella chiesa veneziana di San Silvestro (e ora nelle collezioni della pinacoteca londinese) e l'altra proveniente dalla chiesa di Santa Corona a Vicenza. Il nuovo itinerario veneto dedicato all'artista parte da qui, anche perché vedrà la stessa National Gallery tra gli organizzatori - con il Comune, l'Università, la Direzione Musei e la Soprintendenza di Verona - della grande mostra "Paolo Veronese. L'illusione della realtà" al Palazzo della Gran Guardia, curata da Paola Marini con Bernard Aikema. Sarà il fulcro delle celebrazioni veronesiane e vedrà esposte oltre 100 opere, delle quali una trentina delle più importanti direttamente dalla mostra londinese. In esse saranno analizzate la formazione di Veronese, con il suo apprendistato a Verona nella bottega di Antonio Badile, di cui poi sposò la figlia. Quindi, i suoi rapporti con l'architettura e gli architetti, da Michele Sanmicheli a Jacopo Sansovino fino ad Andrea Palladio. Sanmicheli, in particolare lo introdusse alle innovazioni manieristiche. Il dialogo tra l'architettura reale del Palladio e quella immaginaria del Veronese, è una delle caratteristiche della decorazione di Villa Barbaro a Maser, che abbonda di finte porte, finte nicchie, che dilatano lo spazio verso paesaggi realistici o cieli in cui sono inscenate le rappresentazioni allegoriche. Ma la mostra tratterà anche il tema della committenza veronesiana, i suoi soggetti allegorici e mitologici, quelli religiosi, fino a occuparsi delle collaborazioni artistiche che egli intrecciò e alla sua bottega. Da Londra arriveranno anche le quattro straordinarie Allegorie della National che erano probabilmente conservate in un palazzo patrizio veneziano. Oltre ai dipinti, la mostra della Gran Guardia proporrà anche un nucleo di disegni di fondamentale importanza per i livelli eccelsi della grafia, e importanti anche per capire lo studio e la progettazione delle opere di grande formato. Anche Padova sarà protagonista, al Museo degli Eremitani e alla Basilica di Santa Giustina, dal 7 settembre e fino all'11 gennaio, con la mostra "Veronese e Padova. L'artista, la committenza e la sua fortuna" incentrata sul rapporto del pittore con la città quando, nella maturità, arriva da Venezia dopo il 1555 e qui con la committenza dei benedettini realizza opere importanti: dal "Martirio di Santa Giustina", alla "Ascensione di Cristo" dalla Chiesa di San Francesco a Padova. Esposte una cinquantina di opere che indagano anche sugli eredi veronesiani sul territorio: dallo Zelotti al Varotari, per arrivare a Sebastiano Ricci. Nello stesso periodo, a Castelfranco Veneto, al Museo Casa del Giorgione, sarà allestita "Veronese nelle Terre di Giorgione", dedicata soprattutto ai frammenti della decorazione di Villa Soranzo a Treville, progettata da Sanmicheli e demolita nell'Ottocento, e ai legami dell'artista veronese con il territorio castellano. Alcuni degli affreschi staccati e conservati nella sagrestia del Duomo di Castelfranco, restaurati, saranno esposti per l'occasione aCasa Giorgione. Infine, a Bassano del Grappa, a Palazzo Sturm, dal 14 settembre al 19 gennaio nell'esposizione "Veronese inciso. Stampe da Veronese dal XVI al XIX secolo" sarà esposta una selezione di grafiche da Veronese provenienti dalla collezione tardosettecentesca di Giuseppe Remondini. Le cinque tappe espositive in Veneto di questo Grand Tour veronesiano (c'è anche Vicenza, come riferiamo a parte) saranno completate da un itinerario diffuso con 32 mete - ville, chiese, palazzi o musei - che nella regione conservano affreschi o opere di Veronese, da Villa Maser a Santa Giustina, allargandosi anche a chiese veneziane come San Sebastiano, o ai soffitti della biblioteca Marciana e di Palazzo Ducale.
Veronese, ritorno in Veneto. Cinque mostre e uno stretto legame con la National Gallery di Londra
Il progetto "Il Veneto di Paolo Veronese" è stato presentato a Londra, dove è stata aperta una mostra sulla vita e l'opera del grande pittore veneto rinascimentale. La mostra, intitolata "Veronese: Magnificence in Renaissance Venice", è stata aperta il 19 marzo e si chiuderà il 20 marzo. La mostra raccoglie circa cinquanta opere di Veronese, con prestiti straordinari dall'Italia, dalla Francia, dalla Spagna e dagli Stati Uniti. La mostra è stata curata da Paola Marini e Bernard Aikema, e vedrà la partecipazione della National Gallery di Londra, del Comune, dell'Università, della Direzione Musei e della Soprintendenza di Verona.
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