Il sindaco raccoglie la sfida del governatore Zaia e annuncia un altro progetto «Costruiamo tutto nell'area giustinianea, seguiamo l'esempio di Boston» Nuovo ospedale di Padova: il muro contro muro tra Zaia e il sindaco Bitonci lascia spazio al dialogo e l'ipotesi dei due nuovi ospedali entra nell'agenda istituzionale. Il governatore del Veneto ha ribadito che la politica sanitaria è materia esclusiva della Regione e ha rilanciato la sua proposta: nuovo policlinico universitario da mille posti letto a Padova Ovest e nuovo Giustinianeo ristrutturato con altri mille posti letto con trasferimento e chiusura del Sant'Antonio e dello Iov al Civile. Un programma da Nobel della Sanità, che Bitonci non può certo buttare nel cestino. Anzi. Dopo aver letto i giornali, ieri il sindaco ha diffuso una nota in cui ringrazia «il presidente Zaia per la sua disponibilità e ribadita volontà di trovare le risorse per la sanità padovana. Vedo con favore l'ipotesi di realizzare due ospedali, uno per la città, qual è il Sant'Antonio, e uno per tutti i veneti, con le cliniche universitarie, e di respiro internazionale» afferma a Massimo Bitonci. «Ritengo tuttavia che, vista la crisi economica e le evidenti difficoltà di una Regione virtuosa ma penalizzata da Roma, nel reperire fondi, si potrebbero realizzare le due strutture nei 192.000 metri quadri dell'area giustinianea, nel bel mezzo del campus universitario, come è stato fatto a Boston, città con cui Padova è gemellata. La Commissione comunale sul nuovo ospedale, che ha arruolato, sempre a costo zero, nuovi esperti in ingegneria e architettura, ha già dimostrato, utilizzando i dati dei tecnici regionali, che costruire nell'attuale area costa meno. Ora si impegnerà nella sfida affascinante di studiare e proporre alla Regione un progetto per l'unificazione del Sant'Antonio, delle cliniche universitarie e dello Iov in un unico sistema ospedaliero. Ho effettuato un ulteriore sopralluogo all'interno della zona est, dove ci sono fabbricati fatiscenti, che potrebbero essere i primi a venire abbattuti per fare spazio all'ospedale della mamma e del bambino, non appena partiranno i lavori per portare l'obitorio vicino al Cimitero Maggiore. Anche su questo a breve presenteremo un progetto. Così facendo la grande sanità padovana rimarrà in città». Fin qui la nota del sindaco. Che è già un passo avanti rispetto al «no» al nuovo policlinico di Padova Ovest annunciato in campagna elettorale e al piano, assai improvvisato, presentato lunedì scorso nel vertice in Regione. La buona volontà, il fai da te e il risparmio dei costi sono virtù davvero rare che rischiano però di svanire di fronte ai vuoti di competenza tecnica: l'ingegneria ospedaliera è materia raffinata da super esperti e non va confusa con l'ingegneria civile. A palazzo Balbi, a chi chiede un giudizio sulla relazione del comune di Padova, ribattono con garbo: «No Comment, per favore rileggetevi il dossier dell'architetto Antonio Canini che spiega perché non si possa costruire a ridosso delle Mura rinascimentali vincolate dalla Soprintendenza». E poi aggiungono: le competenze si rispettano, non si può chiedere a un ortopedico di effettuare un trapianto di cuore. Metafora fin troppo chiara, che vale anche per gli ingegneri. Cosa dice il dossier consegnato da Bitonci? Che sui 192 mila mq dell'attuale cittadella ospedaliera si possono costruire due ospedali da mille posti letto sul modello Boston. In verticale con dei grattacieli da 18 piani, più alti delle cupole del Santo: nella cartografia i tecnici del Comune hanno posizionato otto torri che diventerebbero 16. A Venezia, sempre con molto garbo, osservano che esiste un ostacolo di natura giuridica difficile da superare: il Comune di Padova è proprietario del 5 della cittadella ospedaliera, vale a dire delle strade. Tutto il resto (dalle cliniche al monoblocco) appartiene alla regione Veneto, all'Azienda Ospedaliera-Università e al Demanio civile. Che dovrà dare il via libera all'abbattimento, dopo la valutazione degli immobili e delle proprietà. Magari ci vorrà anche una legge ad hoc. Quanti anni dovranno passare ancora? E come potrà mai il Comune di Padova con i suoi volonterosi esperti, dettar soluzione in casa altrui? In riva al canal Grande attendono con pazienza che Bitonci sciolga il rebus. Tra poche settimane il faccia a faccia con Mantoan e Canini.