Poco dopo le 15 le strade di Taranto sono deserte. «Dove si trova il Museo Archeologico?». Alberto, giunto nel capoluogo ionico da Novara, ha trovato chiuso il chiosco per le informazioni turistiche di Piazza Garibaldi. «L'ingresso è a pochi passi, in via Cavour». Nel MarTa, sedotti dalla luce degli ori nelle vetrine e dalle opere della mostra Giacomo Manzù e le sue donne, saremo in sei per le successive due ore. Alla fine è naturale ritrovarsi a chiacchierare come vecchi amici davanti alle Cariatidi della prima sala, più imbronciate del solito perché non solo sorreggono il peso delle travi del tempio, ma sopportano anche la trascuratezza con cui le istituzioni pugliesi promuovono una eccellenza culturale del Meridione. «La numerazione delle sale parte dalla IX». E la numero I? «Al secondo piano ma è chiusa per lavori». Quando aprirà? «Speriamo a Pasqua». Il dialogo con la maschera fotografa uno spazio espositivo che offre agli ospiti solo una piccola pa r te delle proprie potenzialità. È possibile avere una audioguida? «No. Può leggere le schede che accompagnano ogni esposizione». Mar.Ta, un tesoro da tre biglietti all'ora LE OPERE - Lo sguardo del visitatore viene colpito dalla bellezza del cratere del pittore Dario, risalente al 330 a. C.: è all'inizio del percorso museale e nel registro superiore sono raffigurati Artemide, Apollo, Atena e Pan che assistono alla partenza di Anfiarao, indovino e guerriero della città di Argo. Il passaggio successivo è tra i reperti provenienti dalle rovine di Vaste, sito vicino a Poggiardo: ci sono quattro colonne dal volto femminile rivenute in un ipogeo con due camere funerarie. Basta volgere lo sguardo alla successiva teca e si resta abbagliati dalla corona d'oro ritrovata a Carbonara di Bari, nella sezione mondo apulo insieme a una sequenza di decine di raffinati anelli, fibule in argento e madreperla, orecchini e bracciali serpentiformi: i favolosi Ori di Taranto. Qui incrociamo Yuta, turista giapponese che parla un buon italiano: «Vengo da Tokyo. Un mio parente si è sposato nella Masseria Montalbano. Un amico mi ha portato qui». Le opere di Manzù sono disseminate in tutte le stanze e l'accostamento risulta particolarmente indovinato, le sculture femminili sembrano completarsi con i raffinati gioielli illuminati nelle teche. Ulteriori informazioni si trovano sugli schermi touch screen predisposti per i visitatori (un paio sono fuori uso). Risale alla fine del IV secolo a. C. uno straordinario orecchino a navicella, impreziosito da figure femminili alate, due Nikai, accompagnate da colombe e fili aurei con rose. Pura arte ha generato un originale schiaccianoci, in bronzo e oro composto da due avambracci femminili intarsiati. I corredi funerari incantano e rimandano a una civiltà che si nobilitava proprio per il culto rispettoso dei morti, accompagnati nell'aldilà con oggetti legati alle passioni terrene dei defunti o terrecotte policrome ispirate ai lineamenti di Afrodite. LO SPAZIO PUBBLICO ROMANO -La sezione dello «spazio pubblico romano» raccoglie utensili dei mestieri come aghi o fusi in avorio per i tessuti o gruppi di murici da cui veniva estratto il colorante per i drappi femminili. Ancora qualche passo e compaiono le maschere d'argilla degli attori classici: sembra di diventare spettatori divertiti di una commedia di Plauto. Superata la stanza dedicata a Ciro Drago, benemerito direttore del Museo di Taranto dal 1934 al 1954, ci imbattiamo in Grazia e Salvatore: «Veniamo da Adelfia. Abbiamo preso un giorno di ferie per rivedere, dopo vent'anni, il Museo». Ci ferma Caterina, turista di Le Puy en Velay, nell'Alvernia francese. In mano ha una guida Routard: «Purtroppo dedica a questo meraviglioso luogo d'arte solo dieci righe», commenta laconica. Nelle libreria del MarTa, del resto, non c'è alcuna guida del museo mentre ci viene consegnato un poco attinente depliant sugli Open days Puglia (tanti orari ma nessuna informazione). Non ci resta che sbirciare nel registro dove i visitatori annotano le emozioni finali. Giuseppe, innamorato del museo chiude con un appello che sembra una preghiera rivolta alle istituzioni: «Propagandiamo la bellezza del MarTa!».