Emozionata? Giulia Maria Mozzoni Crespi, la signora dei monumenti d'Italia, non è certo il tipo che si scompone davanti a una serata, anche se il teatro è stracolmo, la lista d'attesa è di duemila persone e nel salotto milanese della Galleria Vittorio Emanuele c'è un mega-schermo di quattro metri per tre destinato a chi è rimasto fuori. Il Fai, dopo trent'anni di cura Crespi, è una specie di National Trust d'Italia, uno dei rari casi nostrani di mix tra mecenatismo e cultura. Così la signora è abituata all'understatement: «Di concerti ne abbiamo organizzati tanti...» Questo non le sembra un po' speciale? Lei è stata una delle prime personalità a indignarsi per il caso Riccardo Muti... «È un avvenimento molto bello per Milano e speriamo che non resti unico. Purtroppo non sono nel consiglio d'amministrazione della Scala, così non posso fare quel che vorrei. Per quel che riguarda il Fai avremo ancora il maestro con noi per un concerto ad agosto nella cattedrale di Trani». E che cosa farebbe se sedesse nel Cda della Fondazione Scala? «Chiederei al maestro di tornare, cercando un accordo tra le parti. Credo che Muti fosse molto triste per le incomprensioni e anche per la mancanza di una gestione timonata dall'alto». Lo dice perché pensa che ci sia qualche possibilità che ciò accada? «Purtroppo no, temo che non ci siano margini di rientro se non come direttore ospite e anche questa non è un'impresa facile, perché i rapporti andrebbero ben gestiti. La verità è che quando una nave è senza timoniere succedono cose come questa». Adesso la Scala ha un nuovo sovrintendente, il francese Stéphane Lissner. Vede segnali positivi per il futuro del teatro? «Sono qui che aspetto, prego, mi auguro che accada qualcosa di buono. Per il momento non vedo ancora nulla. Amo la musica e la Scala e andrò a sentire i Berliner di Simon Rattle: sono molto felice che portino prestigio alla città. Non mancherò neanche all'Elektra diretta da Semyon Bychkov e spero in buone notizie per il futuro. Soprattutto mi auguro che torni la pace su Milano e sulla Scala. Ci sono molte parti da mettere d'accordo e da riuscire a far cooperare». Il concerto si è un po' trasformato anche in un evento mondano? «Per carità, non amo gli eventi mondani. Le liste d'attesa e il grande interesse sono solo la prova che Milano ama e riconosce la buona musica, certo non della sete di avvenimenti».