MANDARE in soffitta il metodo "click" è la scelta migliore, anche per le possibili discriminazioni tra chi un computer lo può utilizzare o magari ha l'accesso a un sistema più veloce, rispetto a chi non ne ha la disponibilità, e la stessa discussione avviata da Crocetta sul metodo dell'incrocio con le aziende appare oggi opportuno. Additare i problemi non basta più, e lo scenario regionale è sempre più complesso, come la stessa visita del presidente del Consiglio riflette, e non puòfermarsisemplicementeauna re-view sulla spesa. Il tema del ridisegno dei poli industriali è un esempio evidente. In Sicilia manca una cabina di regia sulle politiche industriali che tenga conto dei grandi processi di trasformazione che stanno avvenendo. L'ottica di gestione è emergenziale, con bassa capacità strategica. Ma si vuole veramente credere che la situazione del petrolchimico di Gela si risolva con alcune pagine sottoscritte in questi giorni? E i cinesi potenziali produttori di auto a Termini Imerese possono diventare ipotesi di lavoro, pur vagliando con particolare attenzione progetti, strategie e investimenti? Se andiamo nella Sicilia orientale, quali sono le strategie della multinazionale russa Lukoil, che ha aperto recentemente a Favara un nuovo impianto al dettaglio e detiene la proprietà della raffineria Isab di Priolo? Nei mesi scorsi si è discusso di un piano di investimenti di 1,5 miliardi di euro. La strategia è in corso di attuazione? E cosa accadrebbe in uno scenario di contrazione della raffinazione se Lukoil facesse di Priolo un impianto di semplice stoccaggio del greggio? Una visione regionale in tal senso non è conosciuta, mentre l'impressione è quella di una gestione caso per caso, senza una regia unica di coordinamento. Nel contempo non si comprende come un evento come l'arrivo sull'Isola di un folto gruppo di manager internazionali invitati da Google, il potente motore di ricerca su Internet, avrebbe meritato, pur nella riservatezza, qualcosa in più dei 40 mila euro di rifacimento dell'impianto del sito archeologico di Selinunte, dove si è svolta la cena, più i 7 mila euro di affitto del sito. Non per un problema mercantile ma semplicemente per l'opportunità di incontrarsi, capire alcune tendenze internazionali, registrare la voce di esperti internazionali nel campo multimediale e dell'economia, tanto che il New York Times l'ha definito l'incontro delle élite più importante dell'estate. Sono questi fatti che danno l'idea di un'Isola che gli altri, visitatori attenti ma nascosti, pensano guidata dalla tecnica del "fai-da-te", senza alcun intervento locale ma utilizzando quello che è a disposizione con bassa capacità di attivazione interna. Ma la cabina di regia non riguarda solo le politiche industriali dell'Isola. Pensiamo infatti che i rilievi di Bruxelles sull'Italia per il prossimo accordo di partenariato per il periodo 2014-2020 riguardi ancora più direttamente la Sicilia, una delle quattro regioni italiane in ritardo di sviluppo che usufruirà dei maggiori aiuti. Anche qui l'Isola necessita di una capacità operativa assolutamente nuova e che passa attraverso quelle azioni, definite di capacità istituzionale, di cui da molto tempo si sente l'esigenza. La necessità di accrescere le capacità organizzative delle pubbliche amministrazioni da un lato, assieme alle competenze specifiche per la presentazione dei progetti, è una carenza molto spesso sentita e di cui l'intero sistema regionale dovrebbe beneficiare. È arrivato il momento di avere veri e propri business plan territoriali, cioè piani di intervento certi e temporalmente definiti, in grado di evitare interventi a pioggia e senza visione d'insieme che per molto tempo hanno caratterizzato l'uso e il ritardo nell'utilizzo dei fondi strutturali. Eviteremo così in futuro di farci staccare un assegno da Google per riattivare le luci di Selinunte, chiedendo invece il knowhow di cui abbiamo bisogno.
LA STRATEGIA DEL FAI-DA-TE CHE NON PORTA SVILUPPO
Il testo discute la necessità di una gestione più coordinata e strategica delle politiche industriali in Sicilia, in particolare nel settore petrolchimico. La regione è caratterizzata da una bassa capacità di attivazione interna e da una gestione emergenziale, che non tiene conto dei grandi processi di trasformazione in corso. L'autore critica la mancanza di una cabina di regia unica per gestire le politiche industriali e la necessità di avere business plan territoriali certi e temporalmente definiti per evitare interventi a pioggia e senza visione d'insieme.
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