IL CASO dell'occupazione dell'ex convento di Santa Chiara è finito sul tavolo del ministero per i Beni culturali, che sta seguendo la vicenda attraverso il segretario generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia. «Non si possono perdere i fondi per l'occupazione dei migranti: una questione che deve essere risolta dal Comune». Intanto l'archivio della Soprintendenza dimenticato nei sotterranei dell'ex convento ora è al sicuro. I lavori sono stati trasferiti all'interno della sede della direzione regionale per i Beni culturali e potrà essere avviata la loro valorizzazione: "L'archivio sarà digitalizzato dal Politecnico". ------------------------ L'ARCHIVIO disegni della Soprintendenza di Bari è al sicuro. Almeno la parte dei materiali che, prima dell'occupazione di Santa Chiara, erano stati già sanificati e inventariati è stata trasferita ieri mattina all'interno della sede della direzione regionale per i Beni culturali. Ma la novità, sempre di ieri, è che finalmente potrà essere avviata la loro valorizzazione. Ad annunciarlo è Marisa Milella, il funzionario storico dell'arte che in questi giorni ha seguito, insieme con la direttrice Maria Nardella, la vicenda dell'archivio dimenticato nel seminterrato di Santa Chiara: «Prima dell'occupazione si stava lavorando alla definizione di un protocollo d'intesa, che avrebbe portato alla sottoscrizione di una convenzione con il Politecnico di Bari per la digitalizzazione e schedatura informatizzata di tutti i disegni in possesso della Soprintendenza. Ora la buona notizia è che Claudio D'Amato Guerrieri, direttore del dipartimento di Scienze dell'ingegneria civile e dell'Architettura (Dicar), ha riconfermato la sua pronta disponibilità a riprendere le fila di un discorso interrotto ». Sinergie fra diverse istituzioni culturali che, di fatto, garantiranno a costo zero la digitalizzazione e conservazione dei disegni storici della Soprintendenza. Si parla, nello specifico, delle tavole di progetto e di rilievo che documentano i restauri ai quali sono stati sottoposti i beni culturali monumentali della Puglia, dal castello svevo di Bari a Castel del Monte passando per chiese e cattedrali. Nessun aggravio, dunque, per le già deboli casse della direzione regionale per i beni culturali. Ma è di un "baratto" che si parla, perché, spiega Marisa Milella, «in cambio questi materiali potranno essere adoperati per fini scientifici, didattici e di ricerca dal Politecnico». Quanto alla conservazione, poi, a digitalizzazione avvenuta i disegni saranno trasferiti nella Soprintendenza ai beni architettonici, se non nell'Archivio di Stato. «Avevamo già rappresentato a suo tempo la nostra disponibilità - ricorda D'Amato Guerrieri - quand'era direttore Ruggero Martinez, sulla base di un accordo che prevedeva l'utilizzo di giovani architetti tirocinanti proprio per il lavoro di digitalizzazione e catalogazione, essendo in nostro possesso l'attrezzatura per effettuare quest'operazione. Siamo pronti a confermarla anche oggi e, ragionevolmente, ai primi di settembre si potrà procedere alla sottoscrizione dell'intesa e mettersi dunque all'opera ». Per D'Amato Guerrieri si parla di «un accordo fra istituzioni culturali teso a valorizzare un patrimonio che altrimenti non si conoscerebbe. La finalità di un'istituzione come la facoltà di Architettura non è soltanto quella della formazione dei giovani, ma di contribuire alla conoscenza del patrimonio architettonico della Puglia. In questo senso, la scansione dei disegni e la loro schedatura pubblicazione in un catalogo rappresenta proprio un approdo naturale. Ma sarà importante poi che la direzione per i Beni culturali garantisca un luogo di accessibilità, tecnologicamente attrezzato, per la fruizione di questi materiali». All'indomani della denuncia di domenica scorsa di Re-pubblica, quando si era raccontato della scoperta dell'archivio dei disegni e rilievi dimenticato nel degrado del seminterrato dell'ex convento di Santa Chiara, la situazione sembra in via di risoluzione. E se i disegni che saranno subito digitalizzabili sono quelli che l'altro giorno si è scoperto che erano finiti all'interno della "casa" di uno degli occupanti, che li ha conservati durante questi sette mesi diventandone una sorta di custode per caso, soltanto nei prossimi giorni si potrà avere contezza dello stato dei materiali rimasti invece nel seminterrato, messo in sicurezza martedì mattina attraverso l'interdizione dell'accesso che di fatto era diventato alla portata di chiunque. Secondo le indicazioni della direzione regionale per i Beni culturali, già la prossima settimana un'impresa specializzata vi farà ritorno per procedere alla sanificazione dell'ambiente e soprattutto di disegni e documenti che, subito dopo, accertata la possibilità di poter procedere laddove possibile al restauro e recupero, verranno trasferiti al sicuro all'interno dell'Archivio di Stato.