CALMATISI i frangenti, idee, proposte, convegni e proclami arrivano dalla medesima classe dirigente che ha semplicemente abdicato per qualche anno e che ora si ripropone tal quale, al varco, in attesa di una vittoria del centrosinistra in città eo in regione. Per la città e per la regione non è una buona notizia. E non è una buona notizia anche perché chi dovrebbe sostituire questo drappello di classe dirigente del passato (in molti casi, comunque, di qualità e ancora in grado di contribuire e fornire esperienza alle politiche locali) non appare di buon livello, se non completamente assente. Quelle che potrebbero essere genericamente chiamate le nuove "élite" sono, infatti, state decimate e sfoltite dall'emigrazione di massa delle competenze, verso il Nord Italia o verso l'estero. Un flusso continuo di giovani, in genere i più preparati, a tutti noto ed evidente, che ha alterato il passaggio generazionale, trasfor-mando i quarantenni di oggi rimasti a Napoli e al Sud in uno sparuto gruppo che non riesce a sostituire la precedente classe dirigente e a proporsi come un'alternativa credibile e di qualità. Non è un caso, tanto per fare un esempio, che al comando di due grandi società come la Tangenziale e l'Eav siano finiti due vecchi maestri della politica degli anni Ottanta. È anche questa la città che incontrerà Renzi il 14 agosto nel suo giro della provincia napoletana. E il suo Pd ne è lo specchio: fragile fino allo sfinimento, contorto dai bilancini di transeunti correnti personali in genere di durata poco più che mensile, con segretarie che litigano con i presidenti, presidenti che litigano con i consiglieri comunali, consiglieri regionali al lavoro ognuno per proprio conto, tutti di corsa verso l'imbuto dei prossimi appuntamenti elettorali, quando inevitabilmente ognuno di essi guarderà a Roma, nella speranza che non gli venga rifilato il Morcone di turno. Intanto nell'intera regione non c'è la stasi, come forse anche Renzi potrebbe pensare, ma un continuo movimento che, anche approfittando delle generiche debolezze del sistema, sta agguantando il territorio con nuovi condoni, rinverdendo l'economia con ulteriori deregolazioni che faranno, queste sì, girare un po' di economia locale. Altro che ottanta euro. Dopo essere passato per Bagnoli a firmare l'ennesimo protocollo, qualcuno dovrebbe dire a Renzi, ad esempio, che in Campania (Italia) si è appena varata una legge regionale che rimette in moto l'edilizia alle falde del Vesuvio, nello stesso giorno in cui usciva il numero di Le Scienze (edizione italianadi Scientific American) dedicata proprio al rischio naturale con il più grande "valore esposto" del mondo e che già Nature aveva definito «la bomba a orologeria d'Europa». Oppure fargli notare che proprio di fronte a Bagnoli, dal lato opposto del golfo, si sono aboliti i vincoli ambientali per l'intera area pedemontana di Castellammare di Stabia e del nocerino, facendo partire gli iter autorizzativi per circa 200 mila metri cubi di nuova edilizia residenziale e un'implicita sanatoria di almeno un altro milione. Progetti, naturalmente, già pronti da mesi. Oppure, più semplicemente, si potrebbe condurre il premier nella Napoli di tutti i giorni, dove la nuova immagine urbana è caratterizzata dal business dei ponteggi e delle reti di protezione, spesso farlocchi, facendo apparire il centro storico più simile a quello de L'Aquila che non a un tessuto urbano patrimonio dell'Unesco, per il quale entro giugno prossimo l'Italia ha l'improbabile obbligo di spendere più di cento milioni di euro, pena il loro rimborso. Oppure portarlo nella Napoli dei lavori pubblici "di ferragosto", come quelli relativi all'eliminazione dei sampietrini di via Gennaro Serra, una della arterie più antiche di Napoli, localizzata a circa 300 metri dalla sede della Sovrintendenza e asfaltata come un raccordo della Tangenziale, ma in maniera più grossolana. La Napoli afosa che troverà il presidente del Consiglio è, purtroppo, la solita città della fuffa e delle cose sempre simili a se stesse, con i medesimi attori che ciclicamente ritornano. La città della "rottamazione al contrario" e la regione dove, pur di pigliare voti, si fanno norme che occludono persino i principi costituzionali come quelli della tutela dei paesaggi e la difesa dei cittadini, anche di quelli più sprovveduti che vivono sotto il Vesuvio e ora potranno continuare a farlo ristrutturando e ricostruendo le loro abitazioni, abusive o meno. Una città che, in maniera paradossale, ha sublimato la crisi internazionale, facendola diventare parte della sua crisi perenne e del suo continuo adattarsi a persone, cose, governi. Una città che forse Renzi non si aspetta, che non è più quella della pizza e del mandolino, ma di un'inconcludenza e di una stasi quasi epica, la cui unica piccola fortuna è di avere un de Magistris su cui scaricare il rancore, e forse il dispiacere di aver perduto un altro decennio e tante altre occasioni.