«NON è possibile: lo stato in cui versa l'archivio dei disegni storici della Soprintendenza di Bari è impressionante» tuona Salvatore Settis, accademico dei Lincei e presidente del consiglio scientifico del Louvre e già direttore della Scuola normale di Pisa. Professore, che idea si è fatto di questa vicenda? «Credo che questa situazione di Bari mostri a un grado estremo, che mi auguro non si ripeta così spesso, l'abbandono in cui sono lasciate le nostre istituzioni di tutela, la cui vera svolta in negativo è avvenuta nell'estate del 2008, quando l'allora governo Berlusconi tagliò un miliardo di euro dal bilancio del ministero per i Beni culturali. All'epoca la sinistra protestò pure, ma di fatto giunta poi al governo ha continuato a tagliare le risorse per la cultura». Tutta colpa della politica, allora? «Se non ci sono fondi non ci si può sorprendere dell'abbandono. Senza contare poi la mancanza di nuove assunzioni ai Beni culturali: negli ultimi vent'anni per colpa dei governi di ogni colore si è continuato a mandare in pensione le persone senza assumere più nessuno. Come possono funzionare le nostre istituzioni di tutela, in un contesto simile?». Segno che ci si deve aspettare il peggio? «Il caso di Bari è esemplare e spero, naturalmente, che non ci siano i topi in tutti gli archivi. È terrificante, piuttosto, che sia avvenuto in una città importante come Bari: è il risultato dell'assenza di fondi e della mancata consapevolezza politica del dovere di conservare il patrimonio culturale del Paese ». Che cosa si aspetterebbe per l'archivio di Bari? «Spero e confido che, nel momento in cui la vicenda arriverà alle orecchie del ministro Franceschini, che è persona intelligente e sensibile, voglia intervenire personalmente con finanziamenti e personale straordinario per garantire la salvaguardia dell'archivio». Col rischio che ci sia da salvare il salvabile. Qual è la valenza di un patrimonio archivistico, come quello dimenticato nel seminterrato di Santa Chiara? «I disegni di restauro, progetto e rilievo sono preziosi quanto il monumento stesso: sono la cartella clinica di un monumento che si tratto di un castello o di una chiesa. Il fatto di lasciarli andare in malora indica una mancanza di sensibilità e di organizzazione che è drammatica, sconcertante e vergognosa ». Cosa pensa, invece, della circostanza che la città stia rischiando di perdere otto milioni di euro per il restauro di Santa Chiara e la musealizzazione del castello normanno svevo? Sono sette mesi che perdura l'occupazione dei migranti e finora una soluzione non si è trovata. «Data l'importanza del progetto e la disponibilità dei fondi, e nel massimo rispetto dei migranti perché vengano alloggiati altrove in condizioni più umane e idonee, bisogna far sì senza altri indugi che i lavori prendano avvio al più presto. E il museo archeologico che fine ha fatto, invece?» È in corso il completamento del restauro della nuova sede a Santa Scolastica. «Ma è chiuso da decenni: è incredibile. Lo smantellamento dello Stato, al quale assistiamo da vent'anni, sta portando al malfunzionamento delle istituzioni ad ogni livello. Temo che a Bari si possa avere il polso di come potrebbe essere l'Italia nei prossimi anni fra topi negli archivi e musei che non ci sono. E che una città come Bari diventi la cartolina di tornasole dell'abbandono è molto doloroso». ( a. d. g.)