«MI SI sono rizzati i capelli quando l'altro ieri ho visto su Repubblica.it le foto che documentano lo stato in cui è ridotto l'archivio disegni della Soprintendenza. Non avrei mai immaginato niente di simile». Ad ammetterlo è Maria Carolina Nardella che, dallo scorso 13 marzo è alla guida della direzione regionale per i Beni culturali della Puglia, e che ieri mattina di buon'ora ha disposto un'ispezione d'urgenza inviando nell'ex convento di Santa Chiara dei funzionari per accertare lo stato di quel che resta dell'archivio dei disegni storici e dei rilievi della Soprintendenza ai beni architettonici di Bari, dimenticato nel totale degrado come ha scoperto e denunciato domenica Repubblica Bari. Nel seminterrato del complesso architettonico sul lungomare - oggetto dallo scorso 11 febbraio dell'occupazione di duecento migranti africani con lo status di rifugiati politici e aperto all'ingresso di chiunque l'umidità e la polvere, alleate dell'incuria, se non mani indelicate, hanno infatti ridotto in brandelli la memoria dei restauri dei beni artistici e culturali nelle province di Bari e Foggia. Tant'è che, insieme con l'ispezione, il primo provvedimento assunto, anticipa la direttrice Nardella, «sarà la chiusura non più tardi di domani (oggi, ndr) degli accessi al seminterrato per proteggere i materiali, per quanto compromessi, dell'archivio ma anche per ovvi motivi di sicurezza. Originariamente, circa una decina d'anni fa, questi disegni e documenti erano conservati all'interno di quella che oggi è la sala multimediale del castello svevo e in tutta franchezza immaginavo fossero stati riposti altrove sempre nel castello: solo la scorsa settimana ho appreso, in effetti, che si trovavano nel seminterrato di Santa Chiara, nel quale all'indomani dell'occupazione, abbiamo avuto non poche difficoltà di accesso». Fatto sta che la stessa direttrice Nardella riconosce che, forse, la malasorte toccata alla preziosa documentazione d'archivio «si sarebbe potuta evitare se si fosse trovato un ambiente più idoneo alla conservazione o se magari i materiali fossero stati affidati in via temporanea all'Archivio di Stato. Una parte dei disegni e documenti, infatti, quella relativa al Salento era stata già trasferita nella sede della Soprintendenza a Lecce». A deciderlo era stato Salvatore Buonomo, fino ai primi di maggio sovrintendente ai Beni architettonici a Bari e ora a Caserta e Benevento, che racconta: «Ritenni opportuno quel trasferimento sia per una questione di custodia che di agevolezza per la consultazione, trattandosi di materiali che riguardavano il Salento. Avevamo dunque contezza dell'archivio rimasto a Santa Chiara e, posso assicurarlo, abbiamo fatto il possibile per proteggerlo, realizzando anche un inventario dei disegni. Ma sia ben chiaro: prima dell'occupazione l'accesso al seminterrato non era mica aperto: tutti gli ingressi erano sbarrati. Se soltanto fossero stati avviati i lavori di restauro di Santa Chiara, la priorità assoluta sarebbe stata proprio la cura dell'archivio ». E se ormai non c'è più spazio per i se la direttrice della Soprintendenza annuncia di aver «già avviato le procedure per intervenire a tutela dell'archivio, a cominciare dalla sanificazione. Sarà poi necessario accertare le condizioni in cui versano disegni e progetti e, nelle more di un inevitabile trasferimento dell'archivio e soprattutto della sua digitalizzazione, sperando peraltro di avere le risorse per farlo, capiremo quali materiali possano essere recuperabili. Perché la carta è resistente, ma quando marcisce non si può fare più nulla». Sulla vicenda, intanto, è intervenuto il deputato di Scelta civica Salvatore Matarrese che, ieri mattina, ha effettuato un sopralluogo a Santa Chiara preannunciando un'interrogazione parlamentare ai ministeri dell'Interno e dei Beni culturali. «Questa situazione necessita di immediate soluzioni» sollecita Matarrese: «In tempi brevi per evitare ulteriori danni alle finanze dello Stato, l'edificio andrebbe sgomberato e i lavori di ristrutturazione eseguiti con celerità, mentre i migranti dovrebbero essere accolti in strutture adeguate e degne di un Paese civile. Sorprende semmai che, malgrado la Soprintendenza abbia inoltrato denunce agli organi competenti e esperito ogni tentativo per ristabilire le condizioni di diritto, sicurezza e civiltà, tutto si sia finora risolto in un nulla di fatto».