L'INTERVISTA «SCONCERTO e preoccupazione: sono questi i sentimenti che provo dinanzi alla malasorte dell'archivio della Soprintendenza di Bari». C'è amarezza nelle parole dell'archeologo Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali del Mibac. «Provo sconcerto perché mi dispiace che una città come Bari e la Puglia, per di più per me che sono pugliese, diano una prova infelice a fronte invece di tanti esempi positivi per i quali questa regione è diventata, per contro, un punto di riferimento in Italia per la tutela dei beni culturali. E sono preoccupato perché temo che quanto è accaduto a Bari rappresenti l'ennesimo campanello d'allarme di una situazione drammatica alla quale è urgente porre rimedio». Professore, le nostre istituzioni di tutela culturale stanno colando a picco? «La considerazione più in generale che vorrei fare è che, a fronte di una giusta rivendicazione di maggiore risorse e maggiore personale, come ha ricordato giustamente Salvatore Settis ieri su Repubblica, penso che serva una riforma radicale del sistema di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale italiano». In quale direzione? «Serve una maggiore integrazione fra gli organismi preposti alla tutela, superando l'attuale frantumazione di competenze delle Soprintendenze oltre a un più necessario dialogo fra le istituzioni ministeriali, il mondo della ricerca e gli enti locali. In tale prospettiva si colloca la proposta di riforma del ministro Franceschini, proprio a sottolineare che è semplicistico pensare che servano soltanto più soldi e più personale, che pure sono necessari s'intende visto che l'Italia è fanalino di coda in Europa per la spesa pubblica destinata alla cultura». D'accordo, ma riforme a parte resta tutta l'urgenza del salvataggio dell'archivio di Bari. «Ho sentito il ministro Dario Franceschini, già informato della situazione barese, che mi ha comunicato di aver attivato sia il segretariato generale sia la direzione generale degli archivi per una soluzione immediata». La scoperta dell'archivio in malora è tuttavia solo la punta dell'iceberg del caso Santa Chiara, occupata da febbraio senza che possa partirne il restauro e musealizzare il castello. «È necessario trovare una soluzione tempestiva per dare una sistemazione diversa e dignitosa agli attuali occupanti. In questo sollecito il sindaco e il prefetto di Bari, poiché la città, la Puglia e lo stesso ministero non si possono permettere il lusso di perdere i finanziamenti per il recupero di un edificio di quella rilevanza che sarà destinato ad arricchire il patrimonio museale di Bari, insieme con il castello, Santa Scolastica e tanti altri luoghi della cultura finora non adeguatamente valorizzati ». Ma sindaco e prefetto una dimora alternativa per i migranti finora non sono riusciti a trovarla. Che fare, a questo punto? «Il Mibac è proprietario dell'immobile, ma forse per risolvere questa vicenda sarà necessario un intervento della presidenza del Consiglio che, attraverso il ministro Franceschini, mi attiverò personalmente perché sia interessata della vicenda». Quanto all'archivio proprio oggi sarà avviato il suo trasferimento. «Era ora. È inaccettabile ed è sconvolgente che solo grazie alla denunciadi Repubblica siaemersa una situazione di tale gravità. Ma proprio in Puglia, a parte la direzione regionale, ci sono cinque soprintendenze appena un soprintendente di ruolo, Luigi La Rocca, mentre le altre quattro sono coperte solo ad interim o con facenti funzioni. Se non si mette mano alla riorganizzazione del ministero e non ripartono i concorsi è inevitabile che la situazione sia insostenibile e che magari, nel futuro, possano avvenire episodi più gravi di quanto denunciato stavolta da Repubblica. Ma c'è del buono anche in questa storia ». A cosa si riferisce? «Trovo quasi commovente che uno dei migranti si sia fatto carico di proteggere questa documentazione e che addirittura, in un'abitazione così precaria, abbia conservato una stanza perché i disegni fossero al sicuro. È un segnale molto incoraggiante di come la cultura sia un elemento di integrazione: sento di essere grato a questo nostro amico che si trova oggi a Santa Chiara. E sarei felice se la stessa cura fosse espressa in tal modo dagli italiani nella cura del loro patrimonio. Perché non riuscire a custodire al meglio la documentazione dei restauri, com'è accaduto a Bari, resta una questione di estrema gravità ».