è che mi diverto a fare il mio lavoro, ci metto passione». Nel suo ufficio con affaccio sul Portico d'Ottavia, al secondo piano del palazzo dell'assessorato alla Cultura, in piazza Campitelli, Giovanna Marinelli si scioglie in un sorriso: ha appena finito di visitare il Teatro Valle lasciato libero dopo tre anni di occupazione. «Contenta per il risultato raggiunto, per l'obiettivo condiviso». Un risultato che, all'ultimo momento, era sul punto di saltare. Ha avuto paura? «Paura no, gli interlocutori che avevamo di fronte amano tutti il teatro e puntavano a un progetto che garantisse il rilancio del Valle senza disperdere quanto costruito finora. Certo, abbiamo avuto il timore che tirarla troppo per le lunghe nuocesse a tutti». «Forse proprio l'11, l'ultimo giorno. Si pensava che il percorso fosse terminato il giorno prima, ma nel contesto della Fondazione Valle bene comune agivano molte anime. Eravamo tutti molto provati. C'è voluta fermezza. E la pazienza e la capacità di dialogo del presidente del Teatro di Roma, Marino Sinibaldi». Lo sgombero, come chiedevano alcuni, è stata realmente un'opzione in campo? «Noi non ne abbiamo mai parlato. E comunque non era una cosa che competeva me e l'assessorato. Io avevo il compito di difendere un bene pubblico. Certo, se non fossi riuscita a portare a casa il risultato non avrei potuto rispondere di ciò che sarebbe successo. Ma ho sempre pensato che si potesse arrivare a una soluzione pacifica». A complicare le ultime ore c'è stato anche il caso del distacco della corrente al Valle: era «Diciamola con una battuta: è stato un coup de théâtre». Un colpo di teatro che stava per mandare all'aria giorni di trattativa. «C'è stata una smagliatura nella comunicazione. Succede». È dovuto intervenire il sindaco per ripristinare la corrente. «La luce passa per Acea e per la società che si occupa materialmente dei distacchi: abbiamo dovuto insistere un po'. Ci siamo innervositi perché abbiamo dovuto Com'è andato il sopralluogo con la Soprintendenza statale? In che condizioni è il teatro? «Il Valle è ben tenuto, chi lo ha gestito in questi anni lo ha molto amato, bisogna dargliene atto. Ma è un teatro del '700, molto delicato, soggetto all'usura più di un teatro moderno. Ha bisogno di manutenzione. Ci può essere moltissimo da fare o molto poco». mezzo, si sono fatti un'idea, hanno fatto alcune foto ma non ci sono previsioni sui tempi. Ci sarà bisogno di un nuovo approfondimento e di approntare un piano di lavori che all'interno abbia contenuti, tempi e costi». «Decideremo in armonia col ministero. Al momento non conosciamo l'entità e non possiamo pronunciarci». E la riapertura del foyer, come chiedono gli ex occupanti? «È nell'interesse di tutti che torni al più presto disponibile anche per dare un segnale delle attività del Teatro di Roma che gestirà il Valle. E poi servirà anche alla Fondazione per rendere pubblici i suoi progetti. Potrebbe riaprire fra uno, due o tre mesi, non so dire quando. Spero molto presto». Ha sentito il ministro Franceschini in questi giorni? «Col ministro ci siamo sentiti all'inizio, per concordare la strategia e i vari step. Poi è stato il sindaco ad avere contatti con lui». Teme che quanto accaduto con la Fondazione possa rappresentare "un precedente"? Dalla destra accusano: "D'ora in poi basterà occupare per vedersi assegnare uno spazio". «Nulla si ripete sempre uguale. Al Valle c'è stata una forte adesione popolare: è stata una storia speciale perché si trattava di un bene pubblico di un certo tipo. E poi c'è il Teatro di Roma che aveva l'esigenza culturale di cogliere un'occasione così preziosa. Diciamo che la presenza di Sinibaldi e Antonio Calbi ha creato una coincidenza astrale abbastanza rara». Ora come immagina la convenzione con la Fondazione? «È una sfida ma a ognuno spetta il suo compito, non vorrei fare ingerenze. Ho dato un indirizzo al Teatro di Roma che preservi il lavoro fatto in questi anni al Valle. Il direttore Calbi ha un progetto trasversale, ha molte idee e credo che bene si possano integrare con quanto fatto dalla Fondazione». "Il giorno più difficile è stato proprio l'ultimo Eravamo tutti molto provati"
ROMA - "Il distacco della luce causato da una smagliatura nella comunicazione"
Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura di Roma, racconta la storia della liberazione del Teatro Valle dopo tre anni di occupazione. Ha lavorato con il presidente del Teatro di Roma, Marino Sinibaldi, per raggiungere un accordo con la Fondazione Valle. La liberazione è stata un risultato raggiunto grazie alla fermezza e alla pazienza di entrambi. Marinelli spiega che il teatro è stato lasciato libero, ma non è stato sgombrato. La corrente al teatro è stata ripristinata dopo un'interruzione causata da un colpo di teatro. Marinelli e Sinibaldi hanno lavorato insieme per decidere il piano di lavori per il teatro, che potrebbe essere completato entro 6 mesi.
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