Bocciata la proposta di Borletti Buitoni Le categorie insorgono: inaccettabile VENEZIA L'idea di introdurre un ticket per limitare gli ingressi nel capoluogo lagunare e ridurre così l'impatto del turismo mordi e fuggi sulla città di Venezia non è proprio una novità. Come non è una novità la ridda di polemiche che si scatena ogni volta che qualcuno propone di far pagare un obolo a chi vuole vedere San Marco. E anche se nel tempo si è passati dalla vecchia banconota da mille lire alla seminuova moneta bicolore da un euro, il caso del sottosegretario ai Beni culturali con delega al Turismo Ilaria Borletti Buitoni rispetta perfettamente il copione. Andiamo con ordine: quest'estate, complice un tempo balordo che regala giornate di agosto mischiate a venti di novembre, i milioni di turisti che prenotano da qualche parte sul litorale veneto, si sono riversati sulle città d'arte puntando soprattutto su Venezia. Il risultato è stata un'invasione senza precedenti di gruppi più o meno organizzati, di sciabattanti famiglie oversize e di «saccopelisti e torsonudisti» (per prendere a prestito le parole di un vecchio assessore al Turismo di Venezia). Naturale dunque che il sottosegretario ed ex presidente del Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano) Borletti Buitoni voglia proporre una soluzione. «Perché non si può adattare Venezia al turismo, ma è il turismo che si deve adattare a Venezia rispettandone le dimensioni e l'integrità», dice. «Venezia sta lentamente morendo soffocata dal turismo - continua -. È il momento di pensare seriamente all'introduzione di un biglietto di ingresso. Dovrebbero pagarlo tutti i turisti, tranne quelli che soggiornano a Venezia o che hanno meno di 25 anni e chi paga il ticket avrebbe diritto anche all'ingresso gratuito in uno dei musei cittadini, che oggi sono largamente sottovisitati. In questo modo si troverebbero anche le risorse necessarie alla manutenzione della città e alla conservazione del suo patrimonio monumentale». Tutti d'accordo? Nemmeno per sogno. Al netto degli albergatori che aprono a una possibile discussione («Non è giusto che solo quelli che dormono a Venezia versino la tassa di soggiorno», dice Claudio Scarpa di Federalberghi), gli altri operatori sono contrarissimi. Dai rappresentanti del turismo, del commercio e perfino del mondo della cultura la risposta è unanime: ticket? No grazie. «È una cosa sbagliatissima - sbotta il presidente di Assoturismo Francesco Mattiazzo -. Chi arriva qui paga già la tassa di soggiorno, la Ztl per i pullman e la Ztl per la barca. Di cosa parla il sottosegretario? Che dati legge? Altro che morte lenta, Venezia vive di turismo». E anche i musei, a giudicare dalla reazione di Walter Hartsarich, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia che è saltato sulla sedia quando ha sentito che il biglietto si dovrebbe pagare per visitare la città e non i musei. «I musei hanno bisogno delle risorse dei biglietti - interviene - E poi come si fa ad applicare un ticket? Come si riconoscono residenti, pendolari e turisti che arrivano in treno?»,. Anche per il governatore Luca Zaia il ticket è poco efficace: «Abbiamo l'obbligo di garantire l'accesso a tutte le classi sociali - dice il governatore - l'idea di una Venezia salotto buono del turismo è vergognosa e vomitevole. Il vero tema non è quello di balzelli, quanto quello di prevedere visite a numero programmato, che significa civiltà, stabilendo a priori i flussi, con prenotazione gratis tramite agenzia o internet». In serata però il sottosegretario Borletti Buitoni ha deciso di fare marcia indietro: «La mia era solo una proposta per aprire il dibattito. Una cosa è certa e non lo dico io: Venezia sta morendo e il problema va affrontato subito, rimandare non si può più».