Castelletti: «Brescia ha grandi potenzialità, è giusto che si candidi» Brescia ha grandi potenzialità, un patrimonio d'arte importantissimo, ed è giusto che si candidi al ruolo di «capitale italiana della cultura», figura prevista (e finanziata) dal decreto Franceschini. Così l'assessore alla Cultura, nonché vicesindaco, Laura Castelletti in un'intervista a tutto campo: Castelletti si conferma «renziana» ma ammette rapporti difficili con gli alleati del Pd, specie sul terreno dei diritti civili. Gli altri temi toccati: le intemperanze del sindaco Del Bono e la sintonia politica che li lega, e ancora i progetti su Pinacoteca, Santa Giulia, Castello. Ha già messo in calendario per settembre, insieme alla Fondazione Brescia musei, «una giornata di approfondimento» per spiegare ai cittadini e alle categorie imprenditoriali le opportunità (a cominciare dai consistenti sgravi fiscali per chi investe) offerte da Art bonus il decreto del ministro Dario Franceschini approvato a fine luglio dal Senato. E Laura Castelletti, vicesindaco e assessore alla Cultura e al turismo, è decisa a raccoglierne gli effetti positivi. Quali? «Per le categorie imprenditoriali sarà un'occasione di avvicinarsi alla cultura, per noi di trovare energie nuove per salvare la città e il suo patrimonio artistico e culturale. Ma non solo». Che cos'altro ha in mente? «Ogni anno viene individuata una città italiana come capitale della cultura. Credo che oggettivamente, per come si sta sviluppando il progetto culturale per la città, Brescia possa avere le carte in regola. Penso al Capitolium, Santa Giulia, il Castello: credo che Brescia abbia tutte le caratteristiche per competere con altre città. Siamo in grado di offrire un patrimonio culturale che non si ferma solo alle pietre, ma è il recupero di un periodo storico-culturale, un disegno che è visione della città, forse l'unico terreno su cui la città riesce a confluire. Vedo anche l'opposizione molto motivata su questo». Con il sindaco Emilio del Bono in vacanza a Ponte di Legno, tocca a lei il ruolo di supplenza. Siete comunque a stretto contatto? «Anche ieri ci siamo sentiti per un'ora al telefono e abbiamo fatto il punto della situazione». Su quali questioni? «La direzione generale, il riordino dei plateatici nel centro storico che crea agitazione, la festa di Radio onda d'urto che ha un impatto forte sulla città». Il sindaco ha già anticipato il nome del successore di Alessandro Triboldi: Alessandro Beltrami, l'attuale ragioniere capo. Condivide la scelta? «Personalmente avrei guardato anche a una figura esterna, ho sempre privilegiato questa via, la macchina amministrativa è molto auto-referenziale, io penso sia meglio scardinare quel sistema. Ma Beltrami è figura affidabile e di grande fiducia del sindaco, ha mostrato capacità. Ho sempre lavorato bene con lui». L'addio di Triboldi le è pesato? «Siamo amici dalle elementari, apprezzamento e stima nei suoi confronti li ho sentiti dentro e fuori l'amministrazione, che però con Triboldi perde una presenza molto valida». I plateatici, ultimo casus belli dell'estate. Lei che pensa? «I tavolini mi piacciono in piazza, certo occorre un riordino, perché sono anche aumentati di numero. Ma in qualche modo si subiscono scelte che vengono da altri, come la Soprintendenza. Mi auguro che dopo la prima fase si apra un confronto su come vivere le piazze, anche in vista di Expo». E il Bigio? Lei l'avrebbe rimesso in piazza Vittoria. È ancora convinta? «Non ho cambiato idea, in solitario. Entro due mesi il comitato di esperti farà la sua proposta alla giunta». Una settimana di musei civici gratis. Come è andata ieri la prima giornata? «Molto bene, all'apertura in Castello c'erano già 300 persone, per gli incontri la sera in Santa Giulia tutto esaurito per le prenotazioni». A che punto è l'ex tribunale per il "Fuori Expo"? «Stiamo preparando il bando. Mi sono appassionata al progetto per cui ho ricevuto una delega senza un euro a bilancio, noi mettiamo a disposizione l'idea di portare a Brescia le delegazioni dei 140 paesi a visitare il nostro "Fuori expo" perché si crei anche un percorso virtuoso. L'obiettivo è portarli qui perché ritornino». Si riaprirà mai la Pinacoteca ? «Abbiamo partecipato al bando della Fondazione Cariplo: l'obiettivo è destinare lì i ricavi per la vendita di una quota della Centrale del latte messi a bilancio, 5 milioni, a cui si aggiungono 2 della Cariplo. Se va così, prima della fine del mandato riusciremo ad aprirne una parte». I turisti sono in aumento. Qualcuno sostiene che in realtà sono solo accessi all'Infopoint. È così? «No. L'aumento si registra dagli ingressi ai musei, dai locali, ma è anche visibile ed evidente». Il Castello? «Quest'anno è stato fatto un lavoro di rivitalizzazione con un calendario fitto di eventi. Resta il tema dell'accesso, della segnaletica, della mobilità, pensiamo a bus navette dal centro. Sul piano dell'offerta culturale, l'obiettivo è creare un disegno organico e complessivo per il Castello, affidato a Brescia musei e alla sua autonomia. Ma ci deve essere anche a un sintonia politica, intesa come politica di valorizzazione culturale e turistica. Il direttore Di Corato è sulla stessa lunghezza d'onda». La scelta del direttore è, in qualche modo, sua; quella del presidente del sindaco. L'ha condivisa? «Minini è persona di grandissima competenza e di un'energia infinita, è sempre molto stimolante confrontarsi con lui, ha una serie di relazioni internazionali, gli basta alzare il telefono. E questo ci aiuta». I consigli di quartiere funzioneranno? «L'assessore Fenaroli e i consiglieri comunali hanno fatto un grande lavoro. Io voglio aggiungere anche un sistema di partecipazione in rete, stiamo elaborando una piattaforma, il virtuale svolge un ruolo di democrazia rappresentativa e i primi di ottobre lo presenteremo alla città». «Brescia per passione», la sua lista, ha perso un consigliere, ne risentite? «Stiamo facendo un gran lavoro, il gruppo è compattissimo, condividiamo impegno, solidarietà e amicizia. È raro in politica». E del Pd che cosa pensa? «È un monolite, molto allineato su alcune questioni». Un esempio? «Una coppia di miei amici omosessuali si è sposata a New York. Mi hanno telefonato per chiedermi se si poteva registrare il matrimonio a Brescia, ma qui non se ne parla neanche». Il rapporto con le opposizioni? «Chi governa ha anche il dovere di cercare una condivisione il più ampia possibile ed essere aperto. Il confronto mi interessa su temi veri e credo di averlo cercato non in modo strumentale. Lo statuto di Brescia musei, per esempio, è passato all'unanimità». Il sindaco ammette di non avere un carattere facile. Che rapporti avete? «Diciamo che si impenna facilmente ed è strano, perché oltre ad essere intelligente ha una grande lucidità politica». E lei come reagisce? «Lascio che si sfoghi, fortunatamente non è per niente rancoroso. Il mio ruolo di vicesindaco me lo devo conquistare quotidianamente perché è un accentratore, scelta forse necessaria dopo anni di un sindaco poco presente. C'è gioco di squadra, ma credo debba cedere un po' di sovranità. Non lo dico in tono polemico, ma la corresponsabilità serve e 5 anni sono lunghi». Lei è una sostenitrice della primissima ora di Matteo Renzi, fin dalle primarie del 2012. Che ne pensa oggi? «Allora mi è sembrato subito l'unico in grado di rompere un sistema paludoso e pieno di incrostazioni. Mi pare che abbia obiettivi molto chiari e li voglia realizzare a ogni costo, penso non gli manchino energia e determinazione per andare avanti». E come giudica le «resistenze» dei senatori bresciani? «Paolo Corsini e Massimo Mucchetti sono persone che stimo molto per cultura e serietà, ma francamente li ho trovati come stonati rispetto a un percorso che si sta compiendo. Molte persone non li capiscono, certo ci sono ragioni di principio, ma oggi le condizioni di emergenza politica non le consentono. I due senatori sembravano giapponesi nella giungla, molto autoreferenziali. Invece un loro contributo avrebbe aiutato».