Michelangelo Merisi da Caravaggio, Madonna dei Pellegrini, 1603-05. Roma, Chiesa di Sant'Agostino, Cappella Cavalletti NEMMENO RAFFAELLO PUÒ BATTERLO «Nella prima cappella della chiesa di Sant'Agostino, alla man manca, [Caravaggio] fece una Madonna di Loreto, ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co' piedi fangosi, e l'altra con una cuffia sdrucita e sudicia. E per queste leggierezze in riguardo delle parti che una gran pittura aver deve, da' popolani ne fu fatto estremo schiamazzo». Ecco tutto quello che dobbiamo sapere di questo quadro commovente. Un quadro felicemente rimasto nel luogo per cui è nato: l'altare che sovrasta le ossa dei suoi committenti, sepolti lì sotto. L'altare di una chiesa di Roma in cui Caravaggio poteva competere direttamente con Raffaello. E poi apprendiamo che si tratta di una Madonna di Loreto. Cioè di una Madonna rappresentata nella casa di Nazareth, che una leggenda vuole sia stata portata a Loreto, nelle Marche, da un volo d'angeli. Caravaggio fa una scelta rivoluzionaria: Maria abita in una vera casa. Una povera casa senza tempo. E si finge che il muro comune e attuale, con i mattoni bene in vista sotto l'intonaco cadente, sia proprio quello che accolse Gesù al ritorno dalla fuga in Egitto. I due poveracci in abiti moderni sono invece due contemporanei di Caravaggio: due che arrivano a Loreto a piedi scalzi e in ginocchio, trascinandosi fino alla veneratissima soglia. La realtà e la visione si confondono. La Vergine stessa che i fedeli hanno sempre chiamato ianua coeli, porta del cielo è la porta che mette in contatto il Cielo e la Terra, il divino e l'umano, il passato e il presente. Solo di recente si è notato che il committente (si chiamava Ermete Cavalletti) era membro dell'arciconfraternita della Trinità dei Pellegrini, e si era recato egli stesso a Loreto poco prima di disporre in testamento (1602) la realizzazione della cappella «ad honorem beatissimæ Mariæ de Laureto», poi fatta erigere e decorare dalla vedova, che si chiamava Orinzia de' Rossi. Infine, Baglione ci dice che Caravaggio aveva ritratto la Vergine «dal naturale», cioè che aveva impiegato una modella in carne ed ossa (una giovane vicina di casa, secondo un altro biografo; probabilmente una donna di cui era innamorato), abbattendo, in modo inaudito, il confine tra una storia sacra e un ritratto. E infatti tutti riconoscevano la modella, il che provocò un certo scandalo: anzi un «estremo schiamazzo». Ma lo stile realistico è messo al servizio di una potente illusione: guardando il quadro è fortissima la sensazione che questa Mamma speciale stia uscendo proprio ora, venga incontro proprio a me. Nemmeno Raffaello avrebbe potuto farla meglio.