Venezia. È la "fiera" dei giornalieri. Quello che è in corso a Venezia in questi giorni e ormai da alcune settimane - per proseguire almeno fino a settembre, con l'arrivo della Mostra del Cinema - è un vero e proprio "assalto" turistico di massa alla città. Portato, però, ancora più che nel passato, non quel turismo stanziale, interessato e pronto a calare in laguna per qualche giorno per conoscere e visitare la città, usandola come tale. Del resto, ormai da anni, la permanenza media di un turista che arriva in albergo a Venezia è di poco più di due notti, anche se ormai l'offerta di posti-letto, tra alberghi, bed breakfast, locande e appartamenti turistici in affitto, sfiora quota trentamila. Ma quel turismo invece costituito dai gruppi allargati o familiari che sbarcano a Venezia dalla mattina alla sera, intasandone le calli e bivaccando, se possono, tra San Marco e Rialto. Sono quelli che si fermano a sedere sui ponti, in cui non vedono più una struttura di passaggio, ma solo un belvedere per la sosta o la fotografia di rito. Che camminano nelle calli occupandole interamente nel senso della larghezza, non concependo che altri possano passare in senso opposto, come avverrebbe in una città normale. Che sui vaporetti intasano l'uscita alle varie fermate e non si spostano, perché tanto si va tutti a san Marco, no? Arrivano dalle spiagge del litorale - più in forze se c'è brutto tempo - o anche da quelle della riviera romagnola. Oppure affluiscono dalla terraferma, inserendo Venezia in un rapido "tour" italiano, che siano cinesi (o taiwanesi) diretti a San Marco e persino, ormai, donne arabe in burqa, visto che è Venezia è sempre più un crocevia del turismo mondiale. La quota di turisti stranieri in arrivo supera ormai il 70 per cento del totale - con gli americani che hanno ripreso la loro leadership, ma con uno sbarco massiccio anche di new entry come quella dei russi, assieme a cinesi e brasiliani - ma la stragrande maggioranza di essi "pascola" per le poche ore del soggiorno tra l'area marciana e Rialto, ignorando di fatto il resto della città. I dati in calando nell'ultimo anno dei visitatori del circuito di Chorus - la meritoria "rete" legata alle principali chiese cittadine ricche di capolavori d'arte che consentono la visita con il pagamento di un biglietto d'ingresso per finanziarne così la manutenzione - confermano che a Venezia il turismo "diffuso" anziché aumentare diminuisce, di fatto rinunciando a visitare la città. Ma intanto i "giornalieri" sono in costante aumento. Lo conferma anche l'Actv. «Registriamo un aumento della vendita dei biglietti turistici in questi mesi estivi», conferma l'amministratore delegato dell'azienda, Giovanni Seno, «che avrà effetti positivi anche sul nostro bilancio». Ma intanto la confusione regna sovrana, anche perché la città è di fatto "sgovernata" - dopo il cataclisma politico e amministrativo seguito all'inchiesta sul Mose - e la preoccupazione, legittima, del commissario straordinario Vittorio Zappalorto è quella di chiudere al più presto il "buco" di bilancio del Comune. Non certo di occuparsi del controllo e della regolamentazione dei flussi turistici in arrivo in città. Un problema di fatto ignorato da tutte le ultime amministrazioni comunali, compresa quella Orsoni, nella convinzione neppure troppo nascosta che porre un freno o un sistema di controllo dei flussi turistici in città sia un rischio per la sua economia. Anche se i benefici non vanno certo ai residenti ormai sotto quota sessantamila, ma alla filiera delle categorie turistiche che ci campano, dai gondolieri in su. E se l'Unesco minaccia di declassare Venezia dai suoi siti tutelati se il Governo italiano non fornirà entro febbraio un piano credibile di controllo dei flussi turistici in arrivo in città e quindi della sua tutela fisica e monumentale, in laguna a pochi importa. Nessuno può fermare l'orda dei "giornalieri". A meno di non riflettere seriamente sulla possibile adozione di un numero chiuso o programmato d'ingresso che dir si voglia». C'è chi non ha paura di dirlo come ha già fatto il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, già presidente del Fai, il Fondo per l'ambiente Italiano a riproporre il controllo degli accessi turistici a Venezia. «So che mi attirerò i commenti negativi di qualcuno», ha dichiarato, «ma Venezia è un fragilissimo museo a cielo aperto e una città che sta morendo. Per questo, visto che la massa dei turisti in città è destinata ad aumentare in modo insopportabile nei prossimi anni, non mi scandalizza affatto l'idea dell'istituzione di un biglietto d'ingresso alla città, il cui ricavato serva anche al suo mantenimento. Venezia va difesa, migliorando contemporaneamente la qualità del turismo che la frequenta». E lo stesso presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa ha detto a sua volta di recente: «La pressione turistica su Venezia è troppa, deve essere normata. Quando ero sindaco, si iniziò a lavorare sul progetto del numero chiuso. Ora, con tecnologie più moderne, ci vorrebbe niente a realizzarlo».