11 Agosto 2014 La drammatica cronaca di Enrico Tantucci sulla quotidiana invasione di turisti a Venezia, e l'articolo di Vera Mantengoli che riporta la lucida analisi di Jan Van Der Borg sulle azioni da porre in campo per regolamentare i flussi e le riflessioni di Mara Manente (Ciset), Jan Van Der Borg (Ca' Foscari), Angela Vettese (ex assessore) e Gianni De Checchi (Confartigianato). (m.p.r.) ---------------- «NUMERO CHIUSO D'INGRESSO. UNA SOLUZIONE ESTREMA» di Vera Mantengoli Venezia. Che Venezia sia unica è un dato di fatto, ma non basta. Urge una gestione capace di amministrare tanta bellezza con dei fatti e non solo a parole. Venezia è sempre più insofferente al turismo: «Purtroppo vedo molti nani e pochi giganti in grado di gestire questa città», ha detto Gianni De Checchi, segretario della Confartigianato. «Ormai è evidente che si impone un controllo sui flussi e Venezia potrebbe essere all'avanguardia per avviare un progetto di autodifesa, ma dove sono le personalità politiche in grado di fare scelte così coraggiose? Dai nostri studi si evince che la gente che vaga non equivale a più ricchezza, se non a incentivare una bassa qualità commerciale e la chiusura dei negozi di artigianato. Ogni periodo storico ha la sua classe politica e la nostra è decapitata perché non c'è ricambio all'interno dei partiti. Lavorare sul numero chiuso potrebbe essere un primo passo per coagulare le forze in campo e fare davvero qualcosa». Non tutti vedono nel numero chiuso un punto di partenza, come Mara Manente, direttrice del Ciset: «Imporre una soglia limite di visitatori sarebbe come ridurre la città a un vero museo dove si paga il biglietto e si entra», ha detto l'esperta, «quando invece si potrebbe prima provare a sperimentare le varie ipotesi che negli anni si sono presentate, ma che non mi risulta siano state mai concretizzate. Il numero chiuso è la soluzione estrema». Di proposte in effetti ne sono state fatte, come quelle del docente di Ca' Foscari Jan Van Der Borg: «Le soluzioni», ha spiegato, «ci sarebbero: incentivare la prenotazione con dei vantaggi, riducendo il biglietto dei trasporti o dei musei. Bloccare il turismo crocieristico. Realizzare dei terminali sulla gronda lagunare e trasportare i turisti a Venezia, anche in maniera lenta con delle imbarcazioni, per informarli durante il tragitto della particolarità del luogo in cui si stanno recando. A volte si dice che i turisti sono ignoranti, ma nessuno si occupa davvero di educarli. Infine, c'è un punto fondamentale: bisogna investire nella venezianità perché è solo così che si evita il degrado». Un progetto era iniziato, ma è stato bloccato dallo tsunami Mose: «Non è mai stata fatta una ricognizione della segnaletica», ha detto l'ex assessore alla Cultura e al Turismo Angela Vettese, «e anche se non lo farò io, qualcuno deve riprendere questo lavoro che avevamo iniziato perché in giro ci sono cartelli vecchissimi con scritto Itinerario 1 o 2 che non si sa più a che percorsi facciano riferimento. Ormai il 40 della gente usa la tecnologia e grazie ai QR Codes (i quadratini dove puntare lo smartphone e ricevere informazioni) si possono indicare ai turisti itinerari diversi dai soliti». I veneziani si sentono abbandonati: «C'è bisogno di regole», ha detto Irina Freguia del Vecio Fritoin», con le liberalizzazioni sono stati equiparati i bar ai ristoranti, il che significa che un cuoco vale come un microonde e un cibo congelato come un piatto di alimenti freschi. Non c'è un criterio di qualità ed è triste vedere chiudere i negozi, anche al mercato dove vado per aiutare anche chi ha un'attività. Se compro i surgelati chi aiuto? Rischiamo di diventare uguali a tutti i sobborghi». Insomma, se non si agisce il rischio è di fare la fine di Narciso che, a forza di specchiarsi nell'acqua, sprofonda nella sua immagine.