Ha appena aperto a Torino la Fondazione dedicata a Mario Merz. Ma lungo la penisola è un continuo fiorire di Fondazioni che si occupano di arte contemporanea, dalla Fondazione Ratti, che festeggia i 10 anni di vita, a quella voluta da Miuccia Prada a La Marrana di La Spezia a La Gaia di Cuneo Torino - L'arte di sostenere l'arte. Soprattutto quella contemporanea. Di così concettuale ed effimera bellezza. Un talento raro, un'indole prodigiosa. Una missione impossibile, sempre più affrontata, negli ultimi anni, da piccoli grandi eroi "privati", cavalieri di un'idea di committenza illuminata e audace, che riescono a sfidare "i mulini a vento" delle istituzioni pubbliche più diffidenti e tradizionali, animati come sono dalla pura soddisfazione di fare qualcosa per passione, amore, oltre ad una buona dose di risorse economiche. E' la realtà delle fondazioni per l'arte contemporanea, creature che germogliano in Italia e incredibilmente sopravvivono. Due esempi eclatanti giocano un ruolo chiave in questa catena biologica. La Fondazione Merz, fresca fresca di debutto sulla scena torinese - non certo povera di risorse in questo settore - e la Fondazione Ratti sul lago di Como che quest'anno compie ben dieci anni di attività con il suo corso superiore di arte visiva. La neonata Fondazione Merz, progetto tanto a lungo inseguito dal grande Mario e portato a compimento da Beatrice a poco più di un anno dalla sua scomparsa (9 novembre 2003, a 78 anni), nasce per ospitare il fondo di opere di Mario Merz, un patrimonio d'inestimabile valore storico, con lo scopo di conservarlo, tutelarlo, renderlo accessibile e comprensibile ad un pubblico sempre più ampio. Un luogo dove ripercorrere in modo permanente tutta la storia del pitto-scultore, assemblatore-installatore, costruttore esistenziale e concettuale, che esordì da autodidatta nel '53 con un linguaggio pittorico espressionista astratto, una ricerca informale materica, visionaria e patetica, ma che alla metà degli anni Sessanta si convertì all'oggetto e al suo realismo oggettuale, tanto da venir arruolato dal critico Germano Celant nella schiera dell'Arte Povera. Una "casa-tempio" per Mario Merz l'artista filosofo che ha scelto la spirale - la sua forza, la sua spinta, il suo divenire circolare, il suo dinamismo continuo, crescente e centrifugo - per raccontare il movimento cosmico, il ciclo continuo e rigenerante della natura, non altro che la vita, la crescita di un oggetto-essere nello spazio. La sede della Fondazione è l'ex centrale termica Officine Lancia situato in Borgo San Paolo, saggio di archeologia industriale anni Trenta, di proprietà della Città di Torino, dato in concessione alla Fondazione, di complessivi 3.200 metri quadrati. Lo spettacolo permanente è tutto legato ad una collezione di più di 30 opere tra cui una selezione di installazioni, disegni e dipinti esposti nelle più rilevanti personali e collettive e fino ad oggi mai più presentate al pubblico. Su enormi tele sfilano animali selvaggi preistorici come il rinoceronte, il coccodrillo, la tigre, il gufo, in dialogo con igloo e tavoli, strutture protagoniste da sempre dell'alfabeto merziano. (Fondazione Merz, via Limone 24, 10141 Torino). Per una fondazione che sorge, un'altra festeggia i suoi primi dieci anni. Con un vero e proprio evento "Generations of Art - 10 anni alla Fondazione Antonio Ratti", una grande mostra che celebra il primo decennale del corso superiore di arte visiva ideato da Annie Ratti e fortemente voluto da Antonio Ratti per aprire all'arte contemporanea l'attività della Fondazione, diretta dallo scorso anno da Mario Fortunato. Come vuole la tradizione che il corso si concluda ogni anno con una mostra del Visiting Professor e degli Allievi, il percorso espositivo racconta tutti i protagonisti di dieci anni di attività. Qualche chicca. E' stata ricostruita l'installazione ispirata ad Alessandro Volta di Haim Steinbach, artista famoso per i suoi assemblages di oggetti comuni, dove accosta fotografie degli strumenti voltiani a giocattoli antichi con barche di legno, recuperati da un negozio di Hudson. Ancora, Richard Nonas, artista-antropologo statunitense e di Jimmie Durham, cherokee visiting professor del 2004, che usano la pietra in diverse accezioni. Ancora, la grande istallazione di Giulio Paolini, pratagonista dell'Arte Povera, intitolata L'opera autentica e che consiste in uno spazio cubico bianco in cui sono disposte quattro tele disegnate dall'artista, che riproducono quattro posizioni possibili della forma in plexiglas sospesa al centro del cubo stesso. In scena, anche Allan Kaprow, padre dell'happening. Marina Abramoviu0107, massima esponente della Body Art, in cui gli abiti-sculture creati a Como nel 2001 sono contestualizzati in ambiti diversi. Joseph Kosuth, padre dell'arte concettuale, con l'installazione realizzata a Como nel 1995: una sala all'interno della sede della Fondazione Ratti, interamente dipinta di nero, scandita da frammenti di brani epistolari di Plinio il Giovane in cui vengono descritte le bellezze naturali e architettoniche del lago comasco, accompagnati a citazioni da un testo inglese di fine '800 di etichetta della nobiltà inglese e estratti dal Tractatus di Wittgenstein. (Fondazione Antonio Ratti, Lungo Lario Trento 9, Como). Paola Pivi, Biscotti, 1996 Buon compleanno anche alla torinese Fondazione Sandretto Re Rebaudengo che quest'anno compie dieci anni guidati dall'intrepida Patrizia e che si autocelebra dal 2 giugno con la grande collettiva "Bidibidobidiboo. Dieci anni di Collezione" curata da Francesco Bonami: una parata di duecento pezzi più interessanti della Collezione di casa Sandretto, acquisiti dagli anni '90 ad oggi e in comodato alla Fondazione (pittura, scultura, installazioni, video, fotografia). In scena, lavori degli artisti che hanno tracciato la storia dell'arte contemporanea da Matthew Barney a Tony Cragg, da Mona Hatoum a Damien Hirst. Fra gli italiani: Luisa Lambri, Simone Berti, Maurizio Cattelan, Giuseppe Gabellone, Paola Pivi, Grazia Toderi, Patrick Tuttofuoco. Più giovane di un anno, ma non meno audace e agguerrita è la milanese Fondazione Nicola Trussardi, nata nel '96, guidata da Beatrice Trussardi, con la direzione artistica di Massimiliano Gioni, che punta a costruire eventi clou che invadono la città. Sua, la provocatoria e controversa opera di Maurizio Cattelan, "Untitled", con le sculture di bambini impiccati a piazza XXIV Maggio. E dal 3 maggio all'1 giugno porta per la prima volta in Italia lo svizzero Urs Fischer con la personale "Jet Set Lady" negli spazi monumentali dell'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio a Milano. Dodici anni di frenetica e avveniristica attività, anche quelli della Fondazione Prada, guidata dalla stilista di culto Miuccia, che quest'anno porta alla Biennale di Venezia il progetto del photo-performer bresciano Francesco Vezzoli, presenza di spicco tra i pochissimi italiani ospitati in laguna. Griffata Prada è, infatti, la "Trilogia della Morte" del 34enneVezzoli a cura di Germano Celant, che verrà esposta alla Fondazione Giorgio Cini dell'Isola Maggiore. L'opera è stata concepita dall'artista come un'intensa e profonda esplorazione delle principali tecniche artistiche che hanno caratterizzato sin dall'inizio della carriera il suo linguaggio: il video e il ricamo. Protagoniste, due installazioni ispirate alle opere cinematografiche del poeta e regista italiano Pier Paolo Pasolini. La prima consiste nella ricostruzione di una sala cinematografica vecchio stile nella quale viene proiettato ininterrottamente il film che s'intitola "Comizi di Non Amore". La seconda, "Le 120 sedute di Sodomia" rimanda al film "Salò o le 120 giornate di Sodomia" (1975) di Pasolini, un lavoro composto da 120 sedie nere Argyle, disegnate da Charles Rennie Mackintosh, con le sedute ricamate e da un arazzo. In una cornice di controtendenza, come quella napoletana, dove la sperimentazione contemporanea sembra aver trovato terreno fertile, spicca per i suoi quindici anni di attività la Fondazione Morra, alias l'Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive, ospite nel seicentesco Palazzo dello Spagnuolo, che porta avanti un progetto ambizioso di organizzare la ricerca, realizzazione e divulgazione della cultura delle comunicazioni visive in sinergia con concrete situazioni socio-culturali. Ma la "missione impossibile" per l'arte contemporanea può uscire allo scoperto. Investire la natura in un'enfasi bucolica alla ricerca di nuovi spazi espressivi, inediti palcoscenici per la creatività di nuova generazione. E' il caso del parco d'arte ambientale La Marrana a La Spezia, un'avventura iniziata nel 1996 per volontà di Grazia e Gianni Bolongaro con l'obiettivo di contribuire alla diffusione dell'arte contemporanea aprendo angoli nuovi di riflessione, non una galleria, non uno spazio museale ma una casa privata come quella di Montemarcello (Ameglia-La Spezia) da aprire al pubblico in specifiche occasioni. E c'è il caso della Fattoria di Celle sulle colline di Santomato, a circa 4 chilometri da Pistoia sulla strada statale Montalese, ed è riconosciuta una delle più importanti e belle ville dell'intera Toscana. Un grande parco che, nel 1982, è stato inaugurato come "spazio d'arte all'aperto" con 60 opere d'arte di grandi artisti di fama nazionale e internazionale come Pistoletto, Anne e Patrick Poirier, Luciano Fabro, Sol LeWitt, Richard Long, Robert Morris, Magdalena Abakanowicz, artisti che attraverso le loro opere ed il loro lavoro hanno manifestato uno spiccato senso dell'ambiente. E ancora, la monumentale e preziosa Collezione La Gaia di Cuneo che conta più di 1000 opere a setacciare tutto il Novecento. Certo, a fronte di tutto questo, c'è la povera e bistrattata Fiumara d'Arte sulla spiaggia di Villa Margi in provincia di Messina, il grande parco di sculture considerato, almeno sulla carta, uno dei più importanti musei all'aperto italiani, che, ahinoi, aspetta da anni una legge regionale che lo tuteli. E' composto da otto sculture monumentali di Pietro Consagra, Antonio Di Palma, Piero Dorazio e Graziano Marini, Tano Festa, Italo Lanfredini, Hidetoshi Nagasawa, Paolo Schiavocampo, a cui si aggiunge il Muro di ceramica realizzato da venti artisti internazionali. Ma l'incuria e lo stato d'abbandono imperano. E per richiamare l'attenzione pubblica, si sono dovuti mobilitare millecinquecento studenti siciliani, insieme a poeti, artisti, critici, giornalisti e darsi appuntamento sotto la grande scultura di Tano Festa, la meravigliosa "Finestra sul mare", per urlare il disinteresse da parte delle istituzioni. LAURA LARCAN (2 maggio 2005)