Ecco alcuni aspetti inediti delle incursioni aeree che nel luglio 1943 presero di mira la città dove morirono 350 civili e furono colpiti chiese ed edifici storici Poche settimane fa a Caltanissetta sono state ricordare le vittime civili delle incursioni aeree alleate del luglio 1943 (furono 350 nel solo capoluogo, di cui 100 bambini). Una delle immagini più efficaci sui quei tragici bombardamenti a Caltanissetta ci è data dalle pagine di Max Polo, riportate in un'antologia collettanea su fatti ed episodi della II guerra mondiale. In particolare sulla pioggia di bombe cadute sulla città il 9 luglio egli scrive di una Caltanissetta avvolta nel fumo, dove la gente fugge impazzita, dove si sentono ovunque grida di terrore, appelli disperati di mamme che cercano i loro figli dispersi, di lamenti accorati di feriti, assieme ai pianti convulsi dei bambini che vagano tra le macerie. Nel terrore che altre bombe possano cadere dall'alto si vedono scene selvagge davanti ai rifugi antiaerei, dove la gente terrorizzata cerca di aprirsi dei varchi di passaggio. Così ci descrive lo scrittore le vie della città in quelle ore: «Lungo le strade, cadaveri accanto a carogne di animali. Sul petto di una donna, squarciato da una scheggia, piange convulsamente un bambino. Accanto, volantini alla rinfusa, gettati non si sa se prima, durante o dopo il massacro: "Siciliani, l'ora della liberazione è vicina". Dopo aver sganciato il loro carico di morte e 'liberato' alcune decine di uomini, donne e fanciulli gli aerei se ne tornano. Strada facendo, mitragliano alcuni automezzi che si trovano abbandonati da militari tedeschi in fuga». Ricordiamo che i bombardamenti di Caltanissetta provocarono la morte di circa 750 civili in tutto il territorio provinciale. Ma la ferita inferta alla città, in quella pioggia di bombe - che si protrasse dal 9 al 18 luglio, data dell'ingresso degli americani in città - fu anche quella data ai suoi beni artistici e architettonici, tra essi il palazzo Cascino, l'edificio attiguo alla Cattedrale, andato quasi completamente distrutto (emblematiche, in tal senso, le foto delle macerie scattate in città dagli americani e rese disponibili soltanto una decina d'anni fa dagli archivi militari Usa: ne è stata fatta anche una mostra). La stessa Cattedrale subì danni assai rilevanti, a partire dal tetto, con la distruzione di una consistente parte della navata centrale e - come riporta Walter Guttadauria nel sul libro sui bombardamenti alleati a Caltanissetta, pubblicato l'anno scorso in occasione del 70 anniversario - di alcuni affreschi del Borremans ("Il coro dei vergini e delle vergini" e "Il trionfo della Religione", poi rifatti dal pittore Arduino). In una successiva visita a Caltanissetta, il 19 novembre di quello stesso anno, il tenente colonnello Charles Poletti, capo degli Affari civili in Sicilia sotto l'amministrazione alleata, si era recato proprio in Cattedrale per constatarne personalmente i danni e decretare lo stanziamento della somma di 500 mila lire. Sorte peggiore era toccata invece alla chiesa di Santa Lucia, completamente abbattuta sotto le bombe - come d'altronde quasi l'intero quartiere - e poi ricostruita nel dopoguerra. Ma vanno anche ricordati i gravi danni inferti al teatro regina Margherita. Questo era stato realizzato negli anni '70 dell'800, dove anticamente era costruita la chiesa di San Giacomo, di architettura neoclassica, con quattro ordini di palchi e con decorazioni baroccheggianti. Seppur di piccole dimensioni rappresentava per la città, sin da allora, un vero e proprio "gioiellino" architettonico. Esso, durante le incursioni aeree del 1943, oltre ad essere stato in parte danneggiato, aveva subito anche gravi atti di sciacallaggio e saccheggio da parte della popolazione. Ne era stato asportato gran parte del mobilio: sedie, poltroncine, tendaggi, specchi ecc., che ne costituivano l'elegante arredo ottocentesco. I danni riguardavano anche la parte dell'immobile adiacente la sala del consiglio comunale. Nel 1944 era stata fatta una prima stima dei danni, che venivano fatti ammontare a diversi milioni di lire; spesa che il Comune, proprietario dell'immobile, in quella fase, non aveva. I lavori di restauro venivano dunque rimandati (e così nei decenni successivi), per essere ripresi solo agli inizi degli anni '70, con definitiva riapertura al pubblico nel 1997. Ma, per tornare alla gravosa questione degli immobili e delle opere d'arte danneggiate dai bombardamenti anglo-americani - particolarmente gravi in Sicilia - durante la stessa presenza alleata (1943-44) i comandi dell'AMGOT avevano dovuto affrontare la gravosa questione prendendo alcuni provvedimenti. Il problema si presentava grave e complesso. Uno specifico incarico veniva affidato al tenente statunitense Cott, già condirettore del museo d'arte di Worcee nel Massachussetts, incaricato di sovraintendere ai monumenti e opere d'arte danneggiate. La prima questione che si poneva era quella di proteggere le opere compromesse, ma anche di difenderle da eventuali rapine da parte della popolazione. Vi era poi la questione attinente i restauri degli immobili e opere di interesse storico; dipinti di pregio in testa. A Palermo, per fare un solo esempio, da palazzo Sclafani era stato rimosso il grande dipinto de "Il trionfo della morte", vacillante in uno dei muri del cortile dello storico immobile bombardato (oggi custodito nella galleria regionale d'arte di palazzo Abatellis a Palermo). Oltre agli edifici e opere d'arte vi era l'altrettanto importante problema degli archivi storici e delle biblioteche. Un fatto sconcertante riguardò, in quel frangente, alcuni preziosissimi manoscritti, rubati da diversi archivi pubblici e spesso rivenduti come carta straccia. Nella fase immediatamente successiva fu nominata un'apposita commissione alleata che operò con la collaborazione delle soprintendenzE e le direzioni delle biblioteche e degli archivi storici, finché la situazione non tornò alla normalità. Filippo Falcone 10082014
SICILIA - Quelle bombe sulla città che oltre agli inermi civili "uccisero" anche l'arte
Nel luglio 1943, le incursioni aeree alleate hanno colpito la città di Caltanissetta, provocando la morte di 350 civili, tra cui 100 bambini. Le immagini di Max Polo mostrano la città avvolta nel fumo e la gente terrorizzata. I bombardamenti hanno anche danneggiato chiese, edifici storici e opere d'arte, tra cui il palazzo Cascino, la Cattedrale e il teatro regina Margherita. La stessa Cattedrale ha subito danni significativi, con la distruzione di una parte della navata centrale e di alcuni affreschi. La chiesa di Santa Lucia è stata completamente abbattuta e poi ricostruita nel dopoguerra.
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