La soprintendenzA per i Beni culturali ed ambientali di Enna diretta dall'arch. Salvatore Gueli da qualche giorno ha concluso a Centuripe un intervento di valorizzazione nell'area archeologica degli Augustales, parte del foro romano dell'antica Kentoripa, che quasi fronteggia la sede centuripina del Museo Regionale Archeologico e si trova in prossimità di altre strutture riconducibili all'antico foro, scoperte nel sito del Mulino Barbagallo. È stato possibile effettuare tale intervento, diretto dall' archeologo Pinella Marchese responsabile dell' unità operativa per i Beni archeologici della soprintendenzA, data la collaborazione dell'associazione "SiciliAntica" tramite il presidente regionale Simona Amodeo ed i volontari della Sezione di Centuripe, coordinati da Giuseppe Russo e da Giuseppe Biondi che hanno disposto in campo mezzi strumentali e giovani archeologi tirocinanti, preparati e volenterosi nell'indagine di tipo stratigrafico, che, in stretta collaborazione con la direzione scientifica, sono stati coordinati sul campo dall'archeologo specializzato Ileana Contino. È stato così possibile effettuare la riqualificazione ambientale del Foro di Kentoripa romana mediante rimozione dei rifiuti urbani, diserbo e decespugliamento, al fine di rendere visitabile il sito, collocato lungo la via Giulio Cesare, in un settore del centro urbano importante per la fruizione turistica. L'attività di ripulitura è stata resa estremamente difficoltosa dalle condizioni del complesso monumentale, che é stato necessario liberare non solo dalle erbe infestanti ma anche dagli accumuli della terra di riporto e dalla presenza di zone stagnanti di acque reflue, già in passato oggetto di tentativi di canalizzazione mediante un sistema di tubature di scolo, il cui impianto ha comportato l'alterazione degli strati archeologici in situ. In alcuni casi, infatti, gli scassi per i tubi passano proprio nei punti cruciali per la lettura delle fasi stratigrafiche rendendo discontinua la comprensione dei rapporti tra piani pavimentali e murature. Anche se con estrema difficoltà, si é comunque proceduto ad una rilettura del contesto archeologico messo in luce negli anni venti del secolo scorso dalla soprintendenzA alla Antichità per la Sicilia orientale con sede a Siracusa, con successive ricerche estese ed approfondite negli anni Cinquanta da Guido Libertini e più di recente nel 1987 dall'archeologo Rosario Patanè per conto della soprintendenzA archeologica di Agrigento. L'odierno lavoro di pulitura delle antiche strutture, dei livelli pavimentali e degli strati di suolo fin qui messi in luce, é risultato dunque propedeutico ad una ripresa, se pur breve, dell'indagine archeologica, che sulla scorta della bibliografia fin qui nota, edita dai precedenti scavatori, riconosce la presenza in quest'area di diverse fasi edilizie che dall'età adrainea si integrano e sovrappongono fino alla tarda Antichità. NICOLÒ SACCULLO 10082014