«I musei sono minacciati dai tagli. Abbiamo da due anni una proposta di ristrutturazione, ma serve l'intesa Comune-Provincia». Così Stefan Demetz, direttore del Civico. BOLZANO Il museo civico di Bolzano è il più antico museo della provincia. Propone al visitatore ricche collezioni di opere ed oggetti dell'Associazione per l'arte cristiana, della Società del museo e del Ginnasio statale di Bolzano. Le sue raccolte riguardano molte aree tematiche, dai reperti archeologici, all'arte medievale, all'etnografia. Stefan Demetz, il museo che lei dirige è uno dei più vari della provincia, eppure viene spesso utilizzato come simbolo dell'immobilismo comunale. Lo ha fatto il comitato «Bolzano domani» a favore di Benko, ma anche il capogruppo dell'Svp cittadina, Georg Mayr. «Noi abbiamo depositato il progetto di ristrutturazione da due anni ed è già stata approvata la fattibilità tecnica, anche per quanto riguarda la possibilità di un allacciamento con il Museo provinciale, di cui ha parlato anche il sindaco. Noi dipendiamo in parte dall'assessorato di Mussner e soprattutto da quello della Trincanato, che fa il possibile per reperire i fondi. Ci vorrebbe un accordo tra la giunta provinciale e quella comunale per il finanziamento. Io vedo il lato positivo della vicenda: noi siamo costretti a escogitare sempre nuove cose, a rendere il museo sempre più interessante e ci riusciamo». Com'è la affluenza al vostro museo? «Nel mese di luglio è stata molto alta, ma la cosa è dovuta soprattutto al brutto tempo. Quando ci sono le file davanti al museo, come è successo all'archeologico, non sempre vuol dire che la gente muore dalla voglia di visitarlo, può essere che sia solo perché piove. L'affluenza non è quindi l'unico dato, bisogna guardare le annotazione scritte nei libri di presenza, o le valutazioni negli appositi moduli. C'è poi un gruppo di lavoro di colleghi professionisti che fa delle visite mirate e mette in luce, offrendo un punto di vista esterno, le carenze e i punti di forza. La qualità dei musei, di tutti, però è minacciata dai tagli». Cosa intende dire? «Negli ultimi anni si è lavorato molto per aumentare la professionalità di chi lavora in questo settore finanziando anche dei corsi professionalizzanti, ma il nostro mestiere vive della stabilità economica. Adesso siamo in una fase di regressione di fondi pubblici e diventa difficile programmare i costi, progettare le mostre temporanee. Perfino le strutture sono in pericolo, com'è evidente nel nostro caso». Ci sono però dei musei che non ricevono fondi pubblici, come quelli di Messner, e non ne risentono. «Molto spesso a castel Firmiano ci sono manifestazioni che non hanno a che fare con il museo, come gli Schützen o la Musikkapelle. Non penso proprio che Messner lasci loro utilizzare lo spazio in modo gratuito. Quindi è facile vantarsi di non utilizzare soldi pubblici facendo così». Torniamo al museo civico. Quali sono i punti di forza? «Uno è sicuramente la vista dalla nostra torre, da cui si può capire l'intero disegno architettonico del centro storico. Da qui si vede bene anche l'arco di Piacentini dall'alto che adesso si può visitare anche dall'interno". Voi siete molto vicini al monumento alla Vittoria. Come giudica il successo del centro di documentazione? «È un successo transitorio, legato alla novità e alla curiosità del momento. Sono sicuro che tra dieci anni pochi se ne interesseranno. Non è un museo, o un percorso museale perché non ha reperti originali e non ha un fondo da gestire. È un centro di documentazione, un percorso espositivo. Noi abbiamo reperti unici: una nostra attrazione è per esempio lo strepitoso "Cristo sull'asina" del 1498 circa realizzato da Hans Klocker. La grande statua rappresenta Cristo benedicente che a cavallo di un'asina entra trionfalmente a Gerusalemme, dove viene accolto dalla folla festante. È un'opera di straordinario valore artistico».