BOLZANO VICENTINO La villa cinquecentesca non c'è più, è stata demolita dopo un procedimento durato anni e finalizzato a costruire, al suo posto, un hotel a 4 stelle. Ora, però, per il Comune di Bolzano Vicentino si apre un'altra partita, che rischia di essere ancora più complessa. Perché la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Verona (competente anche sulla provincia di Vicenza) ha inviato una lettera all'amministrazione comunale chiedendo «spiegazioni» e «una relazione dettagliata sull'iter che della demolizione» di villa del '500 Negri-Molon. «Se c'erano stemmi o decorazioni - è la tesi dell'ente ministeriale andava richiesta l'autorizzazione». E così, l'abbattimento di quello che in molti a Bolzano Vicentino ormai consideravano un rudere del '500, diventa un caso. Villa Negri-Molon è stata costruita dalla famiglia nobile vicentina Negri ed è stata ampliata e abbellita nella prima metà del Settecento, per opera dei nobili Segala. L'edificio è privo di vincoli monumentali o architettonici e l'ultimo proprietario, Francesco Molon, ha avviato l'iter per la «demolizione con ricostruzione e recupero fisiologico della facciata». L'abbattimento è avvenuto a metà luglio, ma ora la Soprintendenza vuole vederci chiaro e per questo ha inviato una lettera al Comune di Bolzano vicentino. Alla base della richiesta di «spiegazioni» c'è un articolo del Codice dei beni culturali (D.lgs 422004): «È vietato recita il testo di legge senza l'autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri ornamenti, esposti o non alla pubblica vista». Spiega la Soprintendente Gianna Gaudini: «In pratica se nell'edificio c'era anche un solo affresco o stucco, andava richiesta l'autorizzazione per la demolizione. E noi non siamo stati informati di quell'operazione. Ho chiesto personalmente spiegazioni al Comune e una relazione dettagliata su quel procedimento. Attendiamo una risposta per far partire gli accertamenti sulla base di foto e testimonianze storiche, ma in caso di violazione la vicenda finirà davanti a un giudice».