Se le parole hanno ancora un peso, e il loro significato può ancora indicare un cammino, vale la pena incominciare dal punto di vista linguistico. L'opera che dovrebbe risolvere il problema delle grandi navi a Venezia si chiama Canale Contorta. E sul dizionario, una delle definizioni di contorta è questa: «Priva di chiarezza, stranamente o inutilmente complicata, oscura, cervellotica, tortuosa». Insomma, già il nome non aiuta, ecco. La soluzione proposta dal governo fa discutere, perché ancora una volta si corre il rischio di far partire l'ennesima grande (media, forse, stavolta) opera senza valutarne in profondità la necessità e l'efficacia. Evidentemente l'esperienza Mose, che ha prodotto finora esisti tutt'altro che scientifici, non basta. Ecco, questo è il punto. Perché da queste parti sembra sempre che le soluzioni, che le nuove infrastrutture, siano alla fine necessarie più a qualcuno che a qualcosa. E non sarebbe allora così male se incominciassimo a invertire la rotta, se incominciassimo realmente a mettere la scienza davanti a tutto. La scienza, gli esperti (tanti esperti, magari anche stranieri), a precedere qualunque interesse. Valutare sul serio le alternative, che magari per ora non hanno capacità di imporsi al Contorta per mancanza di forze di sostegno (cioè di danaro, di possibilità di mostrare e dimostrare mediaticamente la propria efficacia, meno invasiva, più saggia, e che, pur con le navi fuori dalla laguna, manterrebbe intatti i posti di lavoro con i quali si risponde ogni volta alle critiche e alle proteste: vedi il progetto del Lido di De Piccoli, ad esempio). Perché il punto cruciale non è il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco, il vero dibattito è se devono transitare all'interno delle fragili acque della laguna o no. E per il no non ci sono solo i movimenti ma anche, su tutti, un'istituzione come l'Unesco. No, le navi continueranno ad andare su e giù per la laguna, solo che lo faranno attraverso una nuova via, un nuovo percorso. Per permettere il quale sarà necessaria un'altra «grande media opera». Necessaria davvero? Qualcuno di importante, di determinante sostiene di no. Anzi, sosteneva. Il Comune di Venezia, l'altro giorno assente alla riunione per i motivi di cui sappiamo. Non a caso più di qualcuno parla di blitz di Ferragosto. Dopo mesi di rinvii (doveva essere, parola di Renzi, entro metà aprile, poi maggio, poi giugno), fa un po' storcere il naso il fatto che proprio adesso si sia deciso. Non serve il tenente Colombo per capirlo. E allora vediamo se è proprio vero che la decisione presa l'altro giorno lascia spazio anche alle alternative. Se c'è la voglia autentica di ascoltare tutti e non i soliti noti o le istituzioni che, per inciso, qualche problemino con lo scandalo Mose lo hanno avuto. Insomma, varrebbe la pena non premere proprio adesso sull'acceleratore, per ottenere un risultato che sarebbe molto sospetto. E decidere, alla fine, se Venezia è davvero patrimonio universale, o soltanto il patrimonio di alcuni.
Venezia. Così non si ferma lo scempio della Laguna
Il governo ha proposto una soluzione per il problema delle grandi navi a Venezia, chiamata Canale Contorta, che fa discutere perché potrebbe non essere la soluzione più efficace. L'opera richiederebbe un'altra grande media opera, ma alcuni sostengono che non sia necessaria. Il Comune di Venezia è stato assente alla riunione per discutere la questione. La decisione presa lascia spazio alle alternative, e alcuni sostengono che non è il momento di accelerare e decidere se Venezia è davvero patrimonio universale o soltanto del patrimonio di alcuni. La questione è se le navi devono transitare all'interno delle fragili acque della laguna o no, e se la soluzione proposta è la migliore opzione.
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