Come fanno le città piovose, quelle piovose sempre, e non occasionalmente, ad avere tanti turisti e a essere felici? Qui non si vuole fare l'elogio del maltempo, ma di capire come un soggiorno con la pioggia possa essere ugualmente gratificante, divertente, appunto felice. Roma non sembra essere fatta per la pioggia. Forse già chi l'ha costruita, sicuramente chi l'ha governata, l'ha pensata senza pioggia. Non esageriamo, non senza pioggia, ma con una pioggia passeggera, come un lieve e non troppo urticante intervallo tra una giornata piena di sole e l'altra. E perciò, ma non solo per questo, la vacanza è sempre stata fatta coincidere con la «bella stagione», il sole pieno e le temperature alte. Se il clima è favorevole, poi a Roma basta poco per sedurre i suoi ospiti: una passeggiata in Piazza Navona, un gelato come rinfresco, una bella cena all'aperto, e l'artificio è compiuto. Ma se piove? Roma con la pioggia potrebbe addirittura essere più bella, perché inviterebbe all'intimità, a scoprire che gli interni sono ancora più belli degli esterni, ad avere maggiore attenzione ai dettagli, oltre che all'insieme. Ma Roma non è fatta per la pioggia, non solo perché non si trovano i taxi non appena le prime gocce solcano l'asfalto, o perché gli autobus diventano zuppi come le strade, ma perché la nostra organizzazione turistica, in primo luogo della cultura, non è concepita, né organizzata, per intrattenere le persone a lungo, ma per trattenerle il meno possibile. Non si spiega altrimenti l'incredibile rarefazione delle sedie nei musei. Vieni, vedi, paga. Possibilmente in fretta, questo sembra l'assunto implicito di tutta l'organizzazione. Tornare con lo stesso biglietto è impossibile; il wifi gratuito e senza autorizzazione è pericoloso, non sia mai che qualcuno si metta lì per ore a «sfruttare» la rete; stare magari nel giardino, nei casi, a leggere un libro, o sedersi a spendere il tempo in un luogo bello, è visto come un'approfittarsi. Ma i musei nelle città piovose, e non certo solo a causa della pioggia, sono il posto dove la gente si ritrova più volentieri. Sono i posti dove ci va chiunque ami stare nei posti belli, in mezzo alle cose belle. Per bere un caffè, per mangiare cose buone (e popolari) in contesti impreziositi dal passato. Sono centri pieni di vita, dove ci si da appuntamento, ci si ritrova. Ancora qualcuno, molti nel mondo della cultura, non ha capito come la funzione dei musei negli anni sia cambiata. Non cambiando loro, pensano che non cambi il mondo. Eppure nessuno, non solo nelle città piene di pioggia, pensa che il museo sia un luogo dove si conservano le opere per il bene dell'umanità futura (e qualche benefit per chi li custodisce), ma sono i luoghi fondamentali dell'identità cittadina. Hanno un ruolo sociale, non solo culturale. Perché nei paesi democratici cultura e massa tendono a coincidere (è ancora aperta la mostra su Andy Warhol in via del Corso, per capire un po' la contemporaneità) e il museo è il ritrovo di tutti, non la riserva dei pochi. E così, con luoghi più accoglienti, dove chi li gestisce è felice se sono pieni di gente, Roma potrebbe rinascere anche nelle giornate di pioggia. Anzi, qualcuno potrebbe dire, benedetta pioggia, che ci hai fatto scoprire la profondità di una città che sembra troppo abbagliante nel sole, ma che riserva le sue migliori bellezze proprio nelle sue venature più discrete.