Pezzi unici dal Louvre, dal British Museum, da Berlino, da Atene, da tutti i grandi siti della Magna Grecia, da raccolte private. Da un anno un pool di sovrintendenti italiani e stranieri sta lavorando alla mostra «Natura. Mito e paesaggio nel mondo antico», in programma a Palazzo Reale dal 22 luglio 2015 al 10 gennaio 2016. Il legame con Expo è forte: «Così spiega l'assessore Filippo Del Corno rispondendo alle proposte lanciate dagli ex colleghi Vittorio Sgarbi e Stefano Boeri si organizzano i grandi progetti culturali. Non con le provocazioni estive». Rami di pino, tralci di vite, foglie di edera, pere e rose selvatiche dipinte sul muro di una villa pompeiana. E la vendemmia degli amorini, realizzata su vetro finissimo. Sono due opere di valore inestimabile: un affresco e un'anfora di oltre duemila anni fa. Il «giardino» proveniente dalla Casa del Bracciale d'Oro e «Il Vaso blu» (conservato al Museo di Napoli). Arriveranno a Milano durante il semestre di Expo, per la grande mostra di Palazzo Reale dedicata al paesaggio. Con loro, pezzi unici dal Louvre, dal British Museum, da Berlino, da Atene, da tutti i grandi siti della Magna Grecia, da raccolte private. Da un anno un pool di sovrintendenti italiani e stranieri sta lavorando a questo progetto. «Così dice l'assessore Filippo Del Corno si programmano i grandi eventi. Con spirito di squadra, serietà. E senza boutade estive». Il riferimento non è per nulla casuale. Le origini del nostro modo di concepire la rappresentazione del territorio spiegate, illustrate e comparate nella mostra «Natura. Mito e paesaggio nel mondo antico», in programma a Palazzo Reale dal 22 luglio 2015 al 10 gennaio 2016 (l'evento, nato dalla collaborazione delle Università di Salerno e di Milano e promosso dal Comune di Milano con la sovrintendenza archeologica di Napoli, è curato dalle studiose Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo e può contare sulla partecipazione delle sovrintendenze archeologiche di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, Taranto, Bari). Il legame con Expo è forte, la mostra vuole mettere in luce l'influenza della natura sulla civiltà occidentale e sulle sue origini. «In un semestre che punta a declinare un nuovo rapporto con l'ambiente commenta Del Corno , ci sembrava importante sottolineare certi aspetti». Tanto più che il percorso espositivo, dall'età arcaica a quella romana, rappresenta l'«antefatto» della riscoperta del paesaggio da parte di Giotto e dell'interpretazione del mondo naturale da parte di Leonardo, gli altri due grandi protagonisti di Expo, a Palazzo Reale da aprile 2015 (Leonardo) e luglio (Giotto). Tre grandi mostre a Milano. Un risultato che parte da lontano: oltre un anno di incontri con i curatori, con il sottosegretario per i Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni; un protocollo sull'attività espositiva ambrosiana durante Expo; gli accordi sul trasferimento delle opere e la loro sicurezza (prossimo appuntamento a settembre a Roma, per sistemare gli ultimi dettagli su Giotto). «Non si possono improvvisare certi eventi, serve un progetto scientifico, un accordo strategico». È una risposta a chi, negli ultimi giorni, ha proposte per Expo, dal portare i Bronzi di Riace a Milano (Vittorio Sgarbi), fino allo svelare il tesoro nascosto nei depositi di Brera (Stefano Boeri). «Diciamo che l'esuberanza dei miei predecessori dice con la solita diplomazia Del Corno li porta a lanciare provocazioni, a volte cercate per avere visibilità. Ma adesso quel tempo è finito, c'è chi lavora seriamente e da un pezzo, per certe cose ci vuole rigore». Si scalda: «Che senso ha portare a Milano i Bronzi che non hanno alcuna attinenza con Expo? Sono due vecchi e bellissimi signori che non dovrebbero viaggiare. Piuttosto, e sono in piena sintonia con il ministro Dario Franceschini, siamo noi che con Expo dobbiamo portare visitatori a Milano e, da lì, convincerli a continuare il viaggio in Italia, dal Veneto fino alla Calabria». Su Brera: «A parte che a decidere è la sovrintendenza, non l'assessorato, credo che non basti aprire i depositi senza avere un progetto scientifico, le opere da sole non parlano. Se mai, valorizziamo quello che è già esposto». A partire da sei opere-icona che diventeranno la «colonna visiva» di Milano. Una per ogni mese: Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo; il Bacio di Hayez; lo Sposalizio della Vergine di Raffaello; la Pietà Rondanini di Michelangelo; Concetto spaziale di Fontana; l'Ultima cena di Leonardo. Del Corno sorride: «Secondo me possono bastare».