ROMA I fratelli terribili dell'arte inglese contemporanea, Jake e Dinos Chapman, considerati tra le arti-star del panorama internazionale, sono di nuovo sotto i riflettori. Stavolta a protestare con veemenza è l'«Osservatorio sui Diritti dei minori», che ieri ha fatto sentire la sua voce contro un'opera del duo da molto tempo esposta al Maxxi di Roma e raffigurante due giovanissime nude, a grandezza naturale, una sulle spalle dell'altra, con indosso solo scarpe da ginnastica, una delle quali «sputa» dalla bocca un pene che ha al posto della lingua. Piggyback , scultura in fibra di vetro del 1997, appartiene alla serie piuttosto nota dei manichini di bimbe realizzate dalla coppia (il titolo tradotto in italiano corrisponde all'incirca all'espressione a cavalluccio ) e già dallo scorso dicembre è in mostra in una delle sale del museo romano, opera scelta dal curatore artistico della fondazione, Hou Hanru, per l'ultimo allestimento della collezione permanente del museo, dal titolo «Non basta ricordare». Per il Maxxi che ha ereditato la scultura, oggi dunque parte del patrimonio dello Stato, dalla donazione della celebre gallerista e collezionista milanese Claudia Gian Ferrari scomparsa nel 2010 quel lavoro riflette «su una conflittualità tipica del contemporaneo tra politica, religione e moralità». Ma i genitali visibili, i riferimenti sessuali espliciti e per alcuni al limite del raccapriccio, hanno suscitato, secondo quanto denunciato dall'Osservatorio che si è anche rivolto al ministro Dario Franceschini, le «indignate proteste» di molti visitatori. Antonio Marziale, presidente dell'organo di tutela, ha dunque chiesto l'immediata rimozione dalle sale della Fondazione-Museo presieduta da Giovanna Melandri dell'opera dei due fratelli, nati entrambi negli anni Sessanta e lanciati agli inizi degli anni Novanta da Charles Saatchi come esponenti di punta, con Damien Hirst e Tracey Emin, dell'allora Young British Ar t. L'opera è ritenuta «pedopornografica» secondo l'Osservatorio , che ieri ha poi fatto sapere che una delle direttrici del Maxxi, Anna Mattirolo, aveva deciso di anticipare di qualche giorno, rispetto al previsto, la sostituzione dell'opera, operazione che sarebbe però rientrata in una normale e periodica turnazione espositiva. «Si tratta di una soluzione parziale che non ci sentiamo di condividere la replica di Marziale ciò non significa attentare alla libertà di espressione artistica, ma evitare che dietro il paravento dell'arte si promuovano raffigurazioni a chiaro sfondo pedopornografico, ricordando che il turpe fenomeno interessa un numero impressionante di piccole vittime, anche in tenera età, e costituisce la base di un florido mercato criminale». «Tutti dovremmo essere concordi nel promuovere una cultura antitetica alla pedofilia ha proseguito Marziale senza provocazioni di sorta, per questo chiediamo garanzie che la presunta opera non verrà mai più esposta». Sul tema, peraltro non nuovo nella storia dell'arte (un caso su tutti: certo meno espliciti, ma per qualcuno altrettanto forti sono alcuni dipinti con protagoniste delle bambine di Balthus, uomo assai discusso ma anche uno dei più grandi pittori del secolo scorso), e non nuovo nemmeno per i Chapman Brothers che hanno già realizzato sculture con minori con vagine e peni al posto dei lineamenti, è tornata in serata la direzione del museo: «La crudezza ha spiegato Mattirolo fa parte del lavoro dei Chapman, da sempre caratterizzato da opere che denunciano una realtà malata, che mettono in discussione la falsa moralità e vogliono suscitare dibattito. Noi crediamo e sosteniamo la libertà di espressione degli artisti». Il Maxxi ha poi ricordato che l'opera «è sempre stata segnalata con avvisi esposti in biglietteria e dal personale di sala istruito per informare le famiglie in visita con minori».
La scultura oscena dei fratelli terribili: un caso per il Maxxi
L'opera "Piggyback" dei fratelli Chapman, esposta al Maxxi di Roma, ha suscitato proteste per la sua rappresentazione di due giovanissime nude a grandezza naturale, con indosso solo scarpe da ginnastica. L'Osservatorio sui Diritti dei minori ha denunciato l'opera come pedopornografica e ha chiesto la sua rimozione. Il presidente dell'organo di tutela, Antonio Marziale, ha richiesto garanzie che l'opera non verrà mai più esposta. La direzione del museo ha spiegato che l'opera fa parte del lavoro dei Chapman, che denunciano una realtà malata e vogliono suscitare dibattito.
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