ROMA - Riforma Beni Culturali, nuovo appello. Questa volta però è a favore del ministro Dario Franceschini. A scendere in campo è il gotha degli archivi di Stato d'Italia. La bozza Franceschini è una vera rivoluzione nel mondo dei beni culturali, prevede l'affidamento di venti strutture (tra cui gli Uffizi) a direttori esterni, anche stranieri. Prevede la sparizione di soprintendenze storico-artistiche, accorpate a quelle architettoniche. La riforma - che avrebbe già dovuto essere varata nel cdm di ieri - passerà sul tavolo del governo il prossimo 29 agosto. Ma questo provvedimento, da mesi, fa discutere, il mondo del patrimonio artistico italiano s'è spaccato in favorevoli (pochi) e contrari (molti). Tra quelli contro, si sono pronunciati, nelle settimane scorse, quasi tutti i soprintendenti storico-artistici, i quali hanno scritto una lettera appello al ministro. La loro sensazione è che si voglia spingere più sulle politiche di valorizzazione che su quelle di tutela. Franceschini aveva difeso l'impianto della sua riforma sostenendo che i musei hanno bisogno di essere guidati da persone che sappiano soprattuto di gestione. Ma la sua spiegazione non ha convinto gli archivisti, un migliaio dei quali ha firmato un documento di protesta chiedendo al ministro di non abolire le soprintendenze. Nel mondo della cultura, lo storico Carlo Ginzburg ha rivolto un appello al ministro sostenendo che il ridimensionamento delle competenze delle soprintendenze rischia di causare danni alla tutela del patrimonio e del paesaggio. Con Ginzburg ha però polemizzato il docente di archeologia dell'università di Roma Tre, Daniele Manacorda, secondo il quale "l'impalcatura del nostro sistema di tutela, vecchia di oltre un secolo, è da tempo obsoleta". "La riforma Franceschini - dice Mancorda - non è la riforma che vorrei (e temo che sia in alcuni suoi aspetti farraginosa), ma va nella direzione del cambiamento". In linea con Manacorda, tra tante levate di scudi, a favore della bozza Franceschini scendono in campo, ora, gli archivi di Stato. Otto soprintendenti hanno firmato un documento ("Perché opporsi?", è lo slogan) che sostiene lo spirito della riforma. Sono il direttore dell'Istituto centrale archivi, Marina Giannetto, il sovrintendente dell'archivio centrale dello Stato di Roma, Agostino Attanasio, il sovrintendente archivistico per la Sardegna, Monica Grossi, i direttori degli archivi di stato di Venezia (Raffaele Santoro), di Lucca (Elisabetta Piccioni), di Genova (Francesca Imperiale), di Bologna (Elisabetta Arioti), e di Palermo e Catania (Claudio Torrisi). "Bisogna riconoscere - scrivono gli otto soprintendenti archivistici - che nella bozza Franceschini le novità non sono poche né di poco conto. Una riprova che vanno nella giusta direzione, di 'aprire' le strutture del ministero Beni Culturali, e di razionalizzarne l'organizzazione per renderla più aderente alla realtà, viene anche dal settore degli archivi". "Ha ancora senso - chiedono gli otto firmatari del documento - modellare gli istituti archivistici sulla distinzione tra archivi statali e archivi non statali? E affidare la conservazione dei primi agli archivi di Stato mentre la vigilanza sui secondi è assegnata a soprintendenze con competenza addirittura regionale e personale ridotto a pochissime unità". "In questo momento di crisi e di spending review - chiosa Agostino Attanasio, con una metafora calcistica - è giunto il momento di fare il gioco all'olandese, un gioco totale di competenze dove tutti fanno tutto"