VENEZIA Chi ha partecipato alla riunione di ieri non ha avuto dubbi. Tolti i rappresentanti del Comune di Mira, il più battagliero è stato lui, Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. Nei precedenti incontri Franceschini aveva delegato la pasionaria Ilaria Borletti Buitoni, che da ex presidente del Fai non aveva mai nascosto la sua ostilità alle grandi navi. Ma lui non è stato da meno, prima denunciando il rischio che Venezia venga esclusa dai siti Unesco, poi puntando i piedi sulla questione del decreto di stop alle navi sopra le 96 mila tonnellate nel 2015, non fidandosi dell'accordo «volontario» con le compagnie. «Servono regole precise», avrebbe detto il ministro, che l'ha avuta vinta dopo uno scontro con il presidente del Porto Paolo Costa. Franceschini nei giorni scorsi aveva anche inviato una lettera ai colleghi di governo in cui si diceva pronto in assenza di decisioni a mettere un vincolo più pesante sulla laguna per «una significativa riduzione del transito delle grandi navi». Una scelta «inevitabile e doverosa» aveva scritto usando le forme già previste dal Codice dei beni culturali. L'obiettivo era quello di «assicurare in tempi brevi un adeguato livello di salvaguardia dell'inestimabile patrimonio culturale e paesaggistico della laguna di Venezia».