Trovato l'accordo per l'alleanza tra Alitalia e Etihad, ci sarà il tempo per rifare la storia e il bilancio della lunga stagione della compagnia di bandiera, delle occasioni perdute, degli errori commessi, delle colpevoli e costosissime avventure. Questo, però, è il momento di guardare avanti per riportare il più velocemente possibile l'Italia dentro i grandi flussi del turismo internazionale e creare nuove occasioni di crescita. E guardando proprio ad Abu Dhabi, oltre ai capitali e agli ancor più preziosi passeggeri, c'è dell'altro che potremmo importare. Esteso su un'area pari a sette campi di calcio sulla Yas Island, coperto da una cupola d'acciaio rossa su cui spicca il marchio giallo del cavallino rampante di Maranello, il Ferrari World di Abu Dhabi il parco divertimenti più grande del mondo, interamente dedicato al mito della casa di Maranello, con una pista, un teatro, un cinema, venti attrazioni tra le quali «montagne russe» ad altissima velocità e un simulatore 4D, sette ristoranti tutti di cucina italiana e un albergo di gran lusso, è una straordinaria operazione commerciale per gli Emirati Arabi Uniti e una altrettanto straordinaria vetrina del Made in Italy. Perché allora non copiare l'idea e realizzare anche in Italia un grande parco tematico dedicato al mondo dei motori che metta insieme attrazione turistica e valorizzazione di una indiscussa eccellenza italiana? Sul nostro territorio abbiamo tanti musei dedicati alle vetture: a Torino il Museo storico dell'automobile, atteso in settembre alla riapertura dopo importanti lavori di ristrutturazione; ad Arese quello dell'Alfa Romeo, ricco di 250 vetture e che, faticosamente raggiunta un'intesa tra Fiat e Sovrintendenza, dovrebbe essere riaperto al pubblico in tempo e in occasione di Expo 2015; a Maranello quello della Ferrari cui si aggiunge, a Modena, il museo realizzato nella casa natale di Enzo Ferrari; sempre a Modena, la Collezione Umberto Panini dove sono conservate le 19 storiche Maserati della collezione della casa del Tridente salvate dal «re delle figurine» prima che queste andassero «disperse» in un'asta londinese; a Sant'Agata Bolognese il Museo Lamborghini; in provincia di Torino, il museo Pininfarina. Ci sono, poi, i centri dedicati alle moto: alle porte di Milano, il Museo dello Scooter e della Lambretta; in provincia di Varese, quelli di Moto Guzzi e Agusta; a Pontedera, in provincia di Pistoia, il Museo Piaggio, con le collezioni Vespa, Piaggio e Gilera. Da ultimi, ma non per ultimi, ci sono l'Esposizione internazionale di ciclo e motociclo di Milano e il Motor Show che a Bologna, in dicembre, cercherà un definitivo rilancio dopo qualche anno difficile. Insomma, tanti musei ma sparsi sul territorio nazionale come frutto ed eredità di singole storie aziendali, dunque senza la possibilità di creare massa critica, e nella maggior parte dei casi ancora legati a forme tradizionali di esposizione di quelli che pure sono, in molti casi, veri e propri tesori. Realtà, insomma, che, con le eccezioni del Museo Ferrari di Maranello (che con le visite guidate alla pista di Fiorano e alla fabbrica e le altre attrazioni offerte è molto più che un museo e ha superato i 300 mila visitatori annui), nei suoi anni migliori del Motor Show di Bologna e forse, in futuro, del rinnovato Museo dell'automobile di Torino, non sono in grado di calamitare flussi rilevanti di turismo. Assai poca cosa, comunque, in confronto con i musei della Mercedes, a Stoccarda, con i suoi oltre 700 mila visitatori all'anno, e della Bmw a Monaco, che di visitatori ne conta ormai ogni anno oltre 2,3 milioni. Seppure superata anche in questo, così come nei numeri delle produzioni e dei mercati, da altri Paesi con in testa la solita Germania, l'Italia resta pur sempre la terra dei motori per eccellenza. Non è un caso che gli Emirati Arabi abbiano puntato proprio sull'ineguagliabile nome della Ferrari per realizzare uno spettacolare parco dei divertimenti all'altezza delle fantasie dei turisti del ventunesimo secolo. È immaginabile replicare un'esperienza e un investimento del genere in Italia? Mettere insieme e far convergere su un progetto unitario di un grande «Parco dell'Italia dei motori» i tanti, diversi soggetti che hanno fatto la storia nazionale di questo settore e che, ciascuno per la propria parte, si sono sino ad oggi impegnati a raccontarla sarebbe probabilmente cosa ardua. La concentrazione del settore nazionale dell'auto, di fatto corrispondente al gruppo Fiat con i suoi marchi ricchi di storia e di fascino (Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Maserati, Abarth), potrebbe chissà? offrire la base, se non esclusiva, almeno di partenza per un progetto di tanta ambizione. Magari guardando proprio ad Abu Dhabi per trovare compagni di viaggio disposti a contribuire a un'avventura del genere con capitali ed esperienza acquisita. Insieme ad Alitalia e Etihad, che potrebbero proporsi come privilegiati vettori aerei, ne trarrebbe vantaggio l'Italia intera, che vedrebbe accresciuta la propria capacità di attirare turisti e sottolineata una delle sue grandi eccellenze. Anche Milano ne potrebbe godere. Il sito dell'Expo potrebbe, infatti, ben essere il luogo ideale per questa grande e innovativa realizzazione.