Si parte dalla Sani: via libera all'uso degli spazi verdi In attesa di un futuro che stenta a definirsi, per le ex caserme militari si profila sempre più la gestione temporanea, lecita ma non solo, da parte di associazioni, gruppi di cittadini e collettivi (che occupano). Una utilizzazione con scadenza, una rigenerazione degli spazi, un'occupazione che scongiuri il tanto citato degrado. Una «bonifica culturale», per dirla con l'associazione Planimetrie culturali, tra le prime a lanciare in città questo tema su cui ora il Comune sta lavorando per definire meglio modalità e obiettivi. Partiamo dalla caserma Masini, un comparto da 8 mila metri quadrati tra le vie Orfeo e Santo Stefano, dove fin dai prossimi giorni partirà un cantiere per la messa in sicurezza di alcune parti dell'area. La Masini, insieme alla Sani e alla Mazzoni, di proprietà del Demanio, è stata acquistata a fine 2013 dalla Cassa Depositi e Prestiti, un'operazione da 50 milioni di euro, 7,5 dei quali andati al Comune. L'area, che occupa un prezioso isolato del Quartiere Santo Stefano, è occupata da vari mesi, ma in modo «gentile», dal collettivo Làbas che, oltre a organizzare attività culturali e mercatini a km 0, ha dato vita a un'esperienza di crowdhousing, sistemando alcuni appartamenti con ingresso da via Borgolocchi, destinati a lavoratori precari. Ma la Cassa ha intenzioni serie su questa ex caserma. A fine settembre scadrà un bando per selezionare uno studio di architettura (sono stati invitati in cinque, tutti di Bologna o operanti sulla città)che avrà 30 mesi per definire un'ipotesi di utilizzo. Nel frattempo, dal 10 agosto, i piccoli lavori di manutenzione non avranno comunque alcuna ripercussione sull'occupazione di Làbas. La proprietà ha convenuto di non chiedere lo sgombero, almeno finché non sarà chiaro il destino di quell'area. Ma le novità più rilevanti sono quelle che riguardano la Sani, area di 11 ettari in via Ferrarese. In vista di un'ipotetica (e remota) valorizzazione, la Cassa ha chiesto al Comune una conferma sulle destinazioni previste dal Piano operativo comunale, conferme che sono arrivate proprio in questi giorni con una lettera del sindaco Merola. Nel frattempo però la Cassa ha accolto la proposta di affidare in gestione temporanea gli spazi verdi alle associazioni che si erano fatte avanti nei mesi scorsi, tra cui «Casaralta che si muove» e il «Gruppo San Cristoforo» che lì intendono realizzare un orto multiculturale, ma anche attività sportive e di softair (simulazione di tattiche militari, ndr) con tornei notturni. Con il Comune e il quartiere è stata definita un'ipotesi di comodato gratuito che dopo l'estate potrebbe dare il via alla sperimentazione. Una soluzione tampone ai tempi lunghi che in ogni caso avrebbe la valorizzazione della gigantesca area, ma almeno così sarà vivacizzata con attività di varie tipo che un obiettivo lo raggiungono senza dubbio: tengono lontani sbandati e malintenzionati di vario tipo. È proprio questa la nuova direzione verso cui sembra andare l'amministrazione, soprattutto per le aree dal destino più incerto. Non tutte infatti hanno la fortuna di interessare i mecenati di questa città, com'è il caso dell'ex Sabiem. Nell'area dell'ex fonderia di Borgo Panigale, chiusa nel 2008 a causa del fallimento, per l'esattezza nella parte che si affaccia su via Paolo Nanni Costa, la Fondazione Golinelli realizzerà la sua «cittadella» culturale dedicata a bambini e adolescenti. E non tutte sono al centro di progetti imponenti com'è il caso dell'ex Staveco, dove Comune e Ateneo vogliono realizzare un campus universitario internazionale d'eccellenza. Ecco allora che si guarda a quel che è successo in questi anni in città, alle esperienze di Planimetri culturali che da 10 anni opera per bonificare immobili abbandonati e degradati, gestirli insieme ad altre realtà associative, presiedere lo spazio e il territorio circostante. È stato così per Senza Filtro, ovvero l'operazione all'ex Samp Utensili di via Stalingrado. Prima ancora c'erano stati il Ca.Cu.Bo e poi Scalo San Donato. Le aree dismesse, del resto, sono numerose. Sorgente Group e Seci Real Estate del gruppo Maccaferri avevano affidato all'ex Nomisma Gualtiero Tamburini uno studio di fattibilità su come riuscire a valorizzare 18 aree pubbliche, tra cui quelle demaniali rimaste invendute, e l'enorme area del Ravone di proprietà delle Ferrovie. Ma non si vede la luce in fondo al tunnel. Le aree più grandi, come Prati di Caprara e Ravone, non hanno speranza di avere un futuro certo in tempi brevi, e neppure medi. Si studia come trovare la quadratura del cerchio per quelle più piccole, anche se il momento non è favorevole. Nel recente passato sono proprio le ex aree militari più piccole ad aver trovato un nuovo destino. È stato così per l'ex polveriera Val d'Aposa in via Roncrio, comprata nel 2010 da Franco Zucchesi, che sta per diventare un complesso di appartamenti. E anche per un'altra ex polveriera, il compendio di Monte Paderno, acquistato da Cicognani-Simoncini per trasformarla una villa interrata.
Corriere della Sera
8 Agosto 2014
Bologna. Orti e cultura nelle ex caserme: le associazioni riempiono i vuoti
MA
Marina Amaduzzi
Corriere della Sera
Il Comune di Bologna sta lavorando per definire meglio la gestione temporanea di ex caserme militari, come la Sani e la Masini, che sono state acquistate a fine 2013 dalla Cassa Depositi e Prestiti. La Cassa ha invitato cinque studi di architettura a definire un'ipotesi di utilizzo per l'ex caserma Masini, che potrebbe includere attività culturali e sportive. Inoltre, il Comune ha confermato che la Sani potrà essere utilizzata per la gestione temporanea degli spazi verdi alle associazioni, come Casaralta e il Gruppo San Cristoforo.
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