Oxford e la Cina vogliono comprare il fondo Maiuri ROMA Forse è stato uno tra i primi provvedimenti che Ferdinando Uliano ha preso non appena, nel giugno scorso, è stato nominato sindaco di Pompei: la lettera di sfratto per il Fondo bibliotecario di Amedeo Maiuri dagli edifici del Comune. Bisogna dirlo: Maiuri, nato a Veroli alla fine dell'Ottocento e morto a Napoli a metà degli anni Sessanta, non è soltanto uno fra i più grandi archeologi italiani del ventesimo secolo ma è semplicemente il massimo esperto degli scavi dell'antica Pompei. Si può aggiungere, e non si sbaglia di certo, che le attuali rovine di Pompei così come i turisti le vedono ogni giorno oggi, sono la creatura dell'archeologo Amedeo Maiuri, per decenni impegnato giorno e notte a scavare i sessantasei ettari della città sepolta dall'eruzione del Vulcano. Lo sfratto al pregiato Fondo Maiuri è arrivato nell'ambito di una applicazione della spending review per riorganizzare i palazzi del Comune e cercare di eliminare gli sprechi liberando edifici non di proprietà ma presi in affitto a caro prezzo. Ma forse non è giusto trattare una biblioteca museale di grande valore come l'ufficio di un consigliere comunale. Immaginiamolo il valore di questo Fondo costituito da libri, carteggi, fotografie, lastre, taccuini, medaglie. Il 70 per cento di questo ben di Dio racconta tutto su Pompei. All'estero lo hanno capito al volo, questo valore. Quando hanno saputo della notizia dello sfratto hanno tirato su le antenne e messo mano al portafogli. Il Fondo Maiuri è di proprietà dell'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. E adesso sono loro che lanciano l'allarme: se non si riesce a trovare una collocazione idonea il Fondo rischia di lasciare l'Italia. Perché le offerte per comprarlo (anche se è ovviamente vincolato dai beni culturali) sono già arrivate, per prime da oltre Manica, lì dove con quattro resti antichi di Pompei sono riusciti a tenere in piedi settimane e settimane una mostra al British Museum con file che giravano il palazzo. Ora per il Fondo si sono fatte sotto le università di Cambridge e di Oxford. Ma non soltanto loro. A sentir parlare di Pompei antica si è svegliato persino il ministro dei Beni Culturali cinese. «Non c'è davvero la capacità di valorizzare questo nostro patrimonio che è anche un patrimonio dell'Umanità, basta andare all'estero per vedere e capire come si valorizzano i beni culturali. E dire che noi siamo il Paese che di Beni Culturali ne ha di più al mondo», lamenta Umberto Pappalardo che in Italia ha l'unica cattedra di archeologia pompeiana esistente, nell'università suor Orsola Benincasa. Quindi Pappalardo cerca di spiegare il valore di un Fondo che non a caso è ambito dall'altra parte del globo, oltre che al di là della Manica. Forse basterebbe il carteggio intercorso per undici anni fra Amedeo Maiuri e l'editore londinese George MacMillan a giustificare un acquisto così importante: 43 lettere spedite e inviate dal 1927 al 1938. Ma ci sono soprattutto quelle fotografie: sono d'epoca rarissime e ritraggono le rovine di Pompei dalla fine dell'Ottocento, appena unificata l'Italia, alla metà del secolo scorso. E poi i libri. E che libri: «Ci sono circa cinquemila volumi, il 70 per cento riguardano Pompei, i più antichi sono datati millecinquecento e sono di autori classici», dice ancora Umberto Pappalardo che con Rosaria Cardiello ha studiato e catalogato a fondo l'archivio di Amedeo Maiuri, uno studio che poi è diventato un libro. Tutto questo patrimonio è destinato ad emigrare? Ci prova Massimo Osanna, soprintendente degli scavi di Pompei, a cercare di buttare acqua sul fuoco e, soprattutto, provare a trovare una soluzione concreta: portare il Fondo all'interno della città antica. Che sarebbe, poi, la sua collocazione naturale, oltre che la più bella. Spiega adesso il soprintendente Massimo Osanna: «Visto quello che ha rappresentato, e che ovviamente rappresenta il Fondo Maiuri, si può valutare l'ipotesi di trovare spazio all'interno degli edifici della soprintendenza che ci sono a Pompei. Ci metteremo tutti attorno ad un tavolo a settembre, con i responsabili di Suor Orsola Benincasa e il sindaco: sono convinto che riusciremo a trovare una soluzione».
Il sindaco sfratta la biblioteca dell'uomo che svelò Pompei
Il Fondo bibliotecario di Amedeo Maiuri, un'importante collezione di libri, documenti e fotografie sulla storia di Pompei, è stato oggetto di un sfratto da parte del Comune di Pompei. Il Fondo è di proprietà dell'università Suor Orsola Benincasa di Napoli e il sindaco Ferdinando Uliano ha deciso di trasferirlo in un altro luogo. Tuttavia, il Fondo è di grande valore e contiene informazioni preziose sulla storia di Pompei, che sono state apprezzate all'estero. Le università di Cambridge e Oxford hanno espresso interesse a comprare il Fondo, e anche il ministro dei Beni Culturali cinese ha fatto sapere di essere interessato.
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