Lettera al Comune di Roma di politici, giuristi, intellettuali: "Prima concludere la promettente trattativa, poi la liberazione della sala" " Spostare all'autunno la scadenza per lo sgombero del Teatro Valle, per dare più tempo e più respiro alla trattativa avviata tra gli occupati e il Comune di Roma arrivando ad una soluzione "che può essere per davvero condivisa da tutti". A due giorni dalla scadenza dell'ultimatum fissato per il 10 agosto, l'appello arriva dall'ex ministro della Cultura Massimo Bray, in assemblea martedì scorso con gli occupanti, e da politici e intellettuali: dal deputato Pd Pippo Civati a Salvatore Settis, dallo storico dell'arte Tomaso Montanari alla parlamentare di Sel Celeste Costantino. Nella lettera - firmata, tra gli altri, anche dall'ex presidente della Corte costituzionale Paolo Maddalena, dai giuristi Maria Rosaria Marella e Ugo Mattei, dallo scrittore Christian Raimo - si sottolinea che la trattativa "che può decidere la sorte del Teatro Valle è arrivata ad un punto cruciale". Negli ultimi due incontri, fanno notare i firmatari, "si è anzi cominciata ad intravedere la possibilità che anche una volta entrato nel Teatro di Roma il Valle conservi una sua marcata autonomia culturale e gestionale pur nel rispetto della normativa vigente". Si tratta della proposta di sperimentare un modello di teatro partecipato sotto la gestione del Teatro di Roma guidato da Marino Sinibaldi a cui il Comune vuol cedere l'immobile, ma con la collaborazione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune costituita da 5600 soci a cui era stato negato però il riconoscimento prefettizio per via del legame evidente anche nel nome con una sede occupata. "Crediamo che questa sia una via promettente - si legge ancora nell'appello - una via che delinea una soluzione la cui importanza politica trascende perfino la sorte del Valle stesso. Negli ultimi decenni anche in campo culturale le pubbliche amministrazioni si sono impegnate a creare nel loro seno società e agenzie che permettessero di agire secondo procedure e, non di rado, anche con finalità di tipo privatistico. Qua si tratta di avviare un processo perfettamente speculare: e cioè studiare il modo in cui sia possibile che le istituzioni pubbliche ospitino al loro interno un modo diverso per essere pubblico. Un modo radicalmente costituzionale di essere pubblico". Se il Comune di Roma, continua l'appello, "riuscirà a dimostrare che è possibile un altro modo di fare teatro pubblico e che questo modo può stare dentro il sistema pubblico attuale, questo successo rappresenterà una tappa storica nell'esperienza del governo di sinistra. Un primo, chiarissimo segno della capacità e della forza di invertire la rotta". Da qui la richiesta di procrastinare la data dello sgombero: "Se vi scriviamo è perché ci sembra che questo risultato sia troppo importante e troppo a portata di mano, per vanificarlo con scadenze che non sono dettate da nessuna reale esigenza. Siamo convinti che sia importante che la trattativa sia conclusa prima che il Teatro debba essere (seppur temporaneamente) abbandonato: se questa scadenza sarà spostata all'autunno inoltrato e se la trattativa riprenderà ai primi di settembre - conclude la lettera - si potrà arrivare in tempi ragionevolmente brevi ad un risultato prezioso per l'amministrazione comunale, per la fondazione Teatro Valle Bene Comune e per tutti coloro che nel paese guardano con ansia e fiducia a questo passaggio cruciale". La stessa richiesta era arrivata ieri da parte degli occupanti seduti attorno al tavolo di piazza Campitelli con l'assessore capitolino alla Cultura Giovanna Marinelli e al presidente del Teatro di Roma Sinibaldi. Ma dal Campidoglio era arrivato un "no" secco appena prima che la titolare della Cultura fosse costretta ad abbandonare la riunione per impegni istituzionali in Campidoglio e all'inaugurazione di una mostra su Renato Nicolini. La condizione della "liberazione" del Valle era stata anzi sempre evocata dal Comune come primo passo per il seguente dialogo. Anche la Sovrintendenza, che dovrebbe chiudere il teatro per i lavori, non ha mai messo piedi nel Valle occupato proprio per il regime di illegalità. Non si sa infatti se il cantiere servirà a una semplice e più rapida messa a norma, come auspica il Comune, o a un vero e proprio restauro artistico, su cui gli occupanti promettono comunque di vigilare istituendo un vero e proprio osservatorio parallelo a quello istituzionale. Su questo è intervenuto anche l'ex sottosegretario ai Beni Culturali ed oggi deputato Fi Francesco Giro: "Il ministero dei Beni culturali non deve pagare nemmeno un euro per i lavori di ristrutturazione del teatro Valle dopo tre anni di occupazione illegale e abusiva. ha detto - Se il Comune di Roma, con l'assessore Marinelli, dovesse insistere nel chiedere fondi al ministero, sarei costretto a chiederne conto in commissione Istruzione al ministro Franceschini. Cerchino uno sponsor, ma il ministero non può essere vittima di questo abuso. Piuttosto la procura della Corte dei Conti incominci a verificare una volta per tutte danni e responsabilità di questa vicenda vergognosa coperta da troppe complicità, tutte a sinistra". Il Valle, allora chiuso da breve tempo, era stato occupato il 14 giugno 2011, all'indomani della vittoria dei referendum sull'acqua pubblica, divenuto simbolo della lotta per i beni comuni.
Appello per il Teatro Valle, da Settis a Bray: "Serve più tempo, spostare in autunno lo sgombero"
Riassunto in 200 parole:
Un gruppo di politici, giuristi, intellettuali e sindacalisti ha inviato una lettera al Comune di Roma chiedendo di procrastinare la scadenza per lo sgombero del Teatro Valle, che era fissata per il 10 agosto. La lettera, firmata da esponenti di diverse correnti politiche e organizzazioni, sostiene che la trattativa tra gli occupanti e il Comune è arrivata ad un punto cruciale e che è importante dare più tempo e più respiro per raggiungere una soluzione. I firmatari sostengono che la proposta di sperimentare un modello di teatro partecipato sotto la gestione del Teatro di Roma guidata da Marino Sinibaldi potrebbe essere una via promettente per risolvere la questione.
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