Chi ha seguito negli anni il Walter Veltroni ministro per i Beni e le attività culturali sa bene quanto il nodo dì palazzo Barberini sia stato una sua personale scommessa. La Galleria nazionale d'Arte antica è ospitata in uno degli stabili più preziosi della città (porta i segni di Moderno, Borromini e Bernìni: basterebbe questa trìade per farne un appuntamento obbligato). Poi espone beni straordinari, che qui è inutile elencare. Eppure continua a ospitare caso davvero unico in tutto il mondo il Cìrcolo ufficiali. Quindi non una postazione strategica per la nostra difesa ma una sede di pura rappresentanza. Veltroni riuscì nel 1997, dopo aver ereditato una pratica appassionatamente avviata da Alberto Ronchey, a raggiungere un accordo col ministero della Difesa (allora diretto da Beniamino Andreatta) per il trasloco concordato del Circolo. Gli anni sono passati, ora Veltroni guida il Campidoglio. Ma gli ufficiali sono ancora lì, nonostante il restauro della Palazzina Brazzà e una battaglia lunghissima che ha visto inprìmafila la sezione romana di Italia Nostra. I militari sono gente d'onore: e gli impegni, si sa, vanno rispettati. Soprattutto quando coinvolgono non semplici cittadini privati ma addirittura due importanti dicasteri del Governo italiano. Qui non sì tratta dì una banale questione di principio né di un puntiglio veltroniano. La cultura è la grande carta da giocare per il futuro economico del nostro Paese. Palazzo Barberini e la Galleria nazionale di Arte antica rappresentano una pedina essenziale per assicurare omogeneità a una proposta storico-artistica unica al mondo: impossibile comprendere la galleria Borghese o la Corsini o palazzo Spada o Costei Sant'Angelo (e quindi la nascita e lo sviluppo dell'intero Rinascimento) senza quel passaggio. Ma palazzo Barberini deve essere interamente destinato ad attività museali. Lo impongono, senza ombra di dubbi, la sua storia e la sua stessa identità attuale. Senza nulla togliere al Circolo ufficiali, ma sembra impensabile che si sia riusciti a sciogliere il nodo di palazzo Altemps, restituendolo all'uso pubblico e creando un nuovo, magnifico polo culturale per l'arte romana. Oppure che l'Altare della Patria abbiaperso tutte le vecchie patine per diventare un autentico museo della Patria. E che non sì riesca a chiudere il capitolo del Circolo ufficiali, aperto da anni e in netto ritardo rispetto alle previsioni (l'addio a palazzo Barberini era stato fissato nel 2000). Non c'è retorica in questa insistenza, ma gli ' ufficiali capiranno che è davvero una questione d'onore rispettare gli impegni sottoscrìtti
Militari a palazzo Barberini - Una occupazione infinita
Il Circolo ufficiali, un'organizzazione militare, ha una sede a Palazzo Barberini, una galleria nazionale d'Arte antica. Il ministro per i Beni e le attività culturali, Walter Veltroni, ha raggiunto un accordo con il ministero della Difesa per il trasloco del Circolo nel 1997. Tuttavia, nonostante il restauro della Palazzina Brazzà e una lunga battaglia, il Circolo rimane ancora nella sede. La questione è importante perché la cultura è una carta da giocare per il futuro economico del Paese e Palazzo Barberini rappresenta una pedina essenziale per comprendere la storia dell'arte italiana.
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