Sul suo sito personale, pubblicato sul web, figurano poche indicazioni: i rapporti d'amicizia con alcuni mostri sacri che hanno fatto la storia del cinema e del teatro italiano da Anna Magnani a Paolo Stoppa da Marcello Mastroianni a Rina Morelli a Andreina Pagnani (e con i "maggiori protagonisti di un'epoca"), le sue partecipazioni in veste di attore a film e a serie televisive di successo, la sua veste di regista e di imprenditore teatrale. Ma quello che colpisce è una voce buttata lì con il senso di una sfida: "Fermato per strada a Roma, è stato scritturato dalla Dino De Laurentis". Poteva scriverlo in altro modo, forse poteva ometterlo, e invece no. In quel "fermato per strada" c'è un po' racchiuso il senso della sua vita, la casualità di un'esistenza mai programmata ma sempre perseguita seguendo l'impulso delle emozioni, forti, fortissime. Un eterno ragazzo, un bad boy (nel senso del sentirsi sempre provocatoriamente fuori dai percorsi dell'ordinarietà imperante e della consuetudine) che a 60 anni suonati, a dispetto della sua aria sorniona, da uomo di poche parole, ma ingannevolmente timida, continua a tuffarsi nella vita con lo spirito, e qualche volta, l'incoscienza di un ragazzo, con la voglia irrefrenabile e mai contenuta di darsi obiettivi, spesso controcorrente o anticipatori sui tempi, perseguirli, e di stupire. Tutto ciò è Silvano Spada, uomo dalle mille vite e di cultura trasversale. Attore, regista, autore, organizzatore, ideatore e fondatore del Festival di Todi, uno dei più interessanti appuntamenti estivi di teatro, arte, musica, cinema che si tengano da anni in Italia, ma anche gallerista, ma anche antiquario (negli anni '80 è stato il punto di riferimento italiano e anche internazionale per il collezionismo del periodo napoleonico ), e quindi ampiamente deputato a trattare di cultura, del suo significato, e soprattutto della sua valenza imprenditoriale per i suoi aspetti economico-sociali. Aspetti spesso ignorati in un Paese come il nostro che possiede un patrimonio artistico-architettonico-archelogico-paesaggistico e ora dopo, i riconoscimenti dell'Unesco, anche immateriale, di enorme portata. A volte a sua insaputa, spesso lasciato deperire, molto spesso profanato, certamente sottovalutato, sicuramente da tutti gli altri paesi invidiato. "Con la cultura non si mangia": ha fatto epoca l'infelice battuta dell'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti per giustificare i tagli operati dal suo dicastero in questo settore, sintomatica della protervia di certa classe politica, della sua scarna dimestichezza con questa materia, dei livelli del suo senso civico, della sua scarsa lungimiranza. Perché nel nostro paese si stenta a capire che la cultura può invece avere una forte valenza economica? LA POLITICA REFRATTARIA ALLA CULTURA TRADISCE I COMPITI CHE DEVE ASSOLVERE PER LA COMUNITA' "Non so se sia un fatto antropologico risponde Silvano Spada - ma gran parte dei politici che ci amministrano e ci governano, e non solo in questi ultimi anni, sembrano essere refrattari alla cultura, sia per se stessi che per i compiti che dovrebbero assolvere verso la comunità. Non capire che la Cultura può essere base e motore di sviluppi economici, civili e turistici è il marchio che li caratterizza con danno grave per la nostra nazione. Fa rabbrividire pensare prosegue - che si possa considerare come un passivo di spesa il patrimonio che l'Italia possiede: 5 mila tra musei, monumenti e aree archeologiche, 12 mila biblioteche, 8.250 archivi storici, 49 siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Un "tesoro" che in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe una voce attiva del bilancio dello Stato. Se un'impresa privata agisse con questi criteri fallirebbe il giorno dopo". Il Rapporto 2014 elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere "Io sono cultura l'Italia della qualità e della bellezza" documenta che la filiera culturale italiana muove il 15,3 del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro, dato comprensivo del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell'economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto. "Lo abbiamo sempre saputo, solo che i nostri centri decisionali, politici e istituzionali, lo hanno sempre ignorato o hanno preferito dedicarsi ad altre attività che hanno finito col tempo per intasare le attività delle procure delle repubbliche e delle forze del'ordine, penalizzando un Paese che aveva risorse enormi diffuse e poteva da queste trarre concreti benefici economici, cosa che invece altri Paesi ad altre latitudini hanno saputo sfruttare rubandoci flussi turistici mondiali. A coloro che si riempiono la bocca della nostra superiorità occidentale, per esempio, suggerirei di fare un salto ad Abu Dhabi per vedere cosa si sta mettendo su in quel paese attorno alla cultura, un investimento colossale da 27 miliardi di dollari destinato a dare un volto nuovo e permanente all'emirato del golfo persico: la realizzazione di un Louvre, che aprirà l'anno prossimo, disegnato dall'architetto francese Jean Nouvel; del Zayed National Museum, disegnato da Norman Foster; dell'avveniristico Guggenheim, su progetto di Frank Gehry; del Museo marino di Tadao Ando, concepito come un ponte fra cielo e mare; del Performing Art Centre di Zaha Hadid". "Opere colossali, realizzate dai più grandi architetti mondiali, che ospiteranno capolavori d'arte provenienti dai cinque continenti, performance teatrali in collaborazione con i più grandi teatri del mondo, balletti, opera lirica, concerti per stagioni che faranno impallidire i nostri più grandi teatri. E tutto ciò in un Paese in cui fino alla metà del XX secolo la maggior parte delle costruzioni era costituita da foglie di palma, e capanne di fango e aveva un economia basata quasi interamente sull'allevamento di dromedari, la produzione di datteri e verdure, la pesca, la ricerca delle perle... Certo c'è il petrolio dietro, ma sembra che lì abbiano già valutato che il loro oro nero non durerà in eterno, e preparano un dopo in cui finanza, servizi e cultura avranno un ruolo protagonista . Non so se ci siamo capiti." I BENEFICI ECONOMICI DI UN FESTIVAL SUL TERRITORIO NON SI LIMITANO ALLA MANIFESTAZIONE Ventisette anni fa lei diede vita al Festival di Todi. Golia lanciava la sfida con pochi soldi, senza grandi aziende alle spalle - ma con molte idee di rottura- alle grandi manifestazioni festivaliere di tradizione che si tenevano in Italia e soprattutto al gigante Davide, rappresentato dal Festival dei due mondi, nella vicina Spoleto, a una manciata di chilometri in linea d'aria, allora nelle solide mani di Giancarlo Menotti che ne aveva decretato il successo a livello mondiale. Fu vera sfida? "Al contrario. Per una serie di incontri e circostanze, da ragazzo scoprii il Festival dei Due Mondi di Spoleto e rimasi affascinato dal clima, da spettacoli che arrivavano dall'estero che in Italia non conoscevamo e da un mondo effervescente. Ero uno dei tanti ragazzi che stazionavano fuori dai teatri, dai ristoranti e dai bar sognando mondi diversi dal nostro abitudinario di allora. Mai avrei pensato di ritrovarmi poi, un giorno, a diventare amico di Anna Magnani ed essere insieme all'inaugurazione del Festival di Spoleto per la "Medium" di Giancarlo Menotti. E certamente non avrei immaginato, anni dopo, di essere chiamato da Giancarlo Menotti al Festival di Spoleto come autore e regista di un mio spettacolo "Gin Tonic" nel mitico Teatro Caio Melisso. Giancarlo Menotti è stato un personaggio straordinario, perché è lui che ha inventato l'idea stessa di Festival in un'Italia ancora piccola e provinciale, e certamente a lui mi sono ispirato". Ritorniamo al rapporto cultura-economia, il Festival di Todi cosa ha portato a questa città? "Credo che dal Festival, sia nel passato che oggi, Todi abbia tratto moltissimi vantaggi di promozione d'immagine su tutta la stampa nazionale ed estera, le televisioni, i media, internet, con pubblicità non soltanto durante il periodo del Festival ma con un riverbero e una ricaduta in tutto il corso dell'anno. Con il Festival e intorno al Festival sono nati alberghi, ristoranti, bar ed il successo di un grande Festival a Todi ha rappresentato e rappresenta un traguardo per l'intera Regione Umbria. No, caro Tremonti, io l'ho dimostrato e con me tanti altri in Italia, la cultura, se gestita secondo criteri di cultura e non di convenienza politica può produrre reddito e benessere come lo ha prodotto qui a Todi senza grandi interventi da parte dello Stato, e soprattutto può aiutare le nuove generazioni a pensare oltre il campanile, a proiettarsi verso un futuro aperto al mondo con la consapevolezza di contribuire alla crescita civile della società". Lei partì nel 1987 con la prima rappresentazione in tempi moderni di "Ester" di Federico Della Valle. Nel programma della prima stagione figuravano "La nostra anima" di Alberto Savinio, "Chi vien, odo e non veggo!" di Luigi Proietti, un omaggio al Melodramma con il coordinamento di Franca Valeri, "La poesia e la danza" un'originale performance di balletto e parole con Carla Fracci e Virginio Gazzolo e infine una mostra dedicata a Tommaso Cascella. Poi sarebbero seguiti spettacoli dalla grande carica provocatoria, perché si portavano in scena senza infingimenti e ipocrisie in tutta la loro crudezza temi di forte attualità come l'omosessualità, la violenza dei giovani, il disadattamento sociale, cose di ordinaria quotidianità ma da tenere sotto cenere. Già si capiva il percorso che avrebbe seguito: la voglia di uscire dagli schemi tradizionali. Molti grandi nomi credettero nella originalità della sua proposta: Anna Ploclemer, Mario Scaccia, Pupella Maggio, Marisa Fabbri, Valeria Ciangottini, Michaela Esdra, Elena Zareschi, Lidia Alfonsi solo per citarne alcuni. Testi classici venivano riportati alla luce unitamente a testi moderni in alcuni casi appositamente realizzati per Festival di Todi, prime rappresentazioni assolute di grandi autori italiani ed esteri, una contaminazione di generi, di epoche, di proposte culturali. Todi balzò subito alla ribalta delle cronache per lo spessore dei suoi contenuti. Qual è stato il principio ispiratore che le ha permesso di attestarsi da protagonista sulla scena festivaliera italiana in così breve tempo? LA FORMULA VINCENTE, SFIDARE I CONFORMISMI E GUARDARE AVANTI "Ovviamente nella vita, come in tutte le cose, esistono le parabole. Credo che alla base del successo del Todi Festival ci sia stata la curiosità, l'attenzione al nuovo, il rispetto del passato e, per mio carattere, la sfida contro i conformismi e la voglia di guardare avanti. Non le sto a citare gli spettacoli di successo nella storia del Todi Festival, sarebbe un elenco troppo lungo, tali e tanti sono stati i grandi protagonisti che vi hanno partecipato, provenienti da storie e culture diverse, da Giorgio Albertazzi a Vanessa Redgrave a Ornella Muti a Gabriel Garko. Ma quello che più mi inorgoglisce è guardarmi oggi attorno e vedere che moltissimi grandi nomi dello spettacolo in diversi settori hanno avuto il loro debutto a Todi, da Giulio Scarpati a Claudio Santamaria, a Gigi D'Alessio che portai al Todi Festival da Napoli per la prima volta fuori dai confini della Campania e che dal Todi Festival ha iniziato la sua spettacolare carriera". Sacro e Profano, nella città che Garibaldi scelse come rifugio sicuro dopo la disfatta della Repubblica Romana, e la caduta dei suoi ideali laici, ma anche nella città che diede i natali a Jacopone da Todi, cantore della purezza francescana in lotta perenne contro le degenerazioni del potere e della società. Insomma la sua proposta culturale è sembrata svilupparsi quasi per eredità entro questi due ambiti. Non a caso l'anno successivo inaugurò il Festival con uno straordinario omaggio a San Francesco portando il "Poverello" di Jacque Copeau con Giulio Scarpati, Fernando Cajati, Bianca Galvan dentro il suggestivo spazio nel tempio di San Fortunato. Ma negli anni a seguire sarebbero arrivate ben altre proposte. Come "Giovani Cannibali" di Pino Quartullo, o "Bondage" con Anna Ammirati dal lavoro di David Hines da cui Ken Russel avrebbe tratto un film di successo. E con queste, le proteste della Chiesa, della politica, dei buonpensanti. Il vescovo tuonò contro il Diavolo che si annidava fra le quinte teatrali arrivando a esortare i cattolici a non pagare le tasse al Comune che finanziava la manifestazioni. Fioccarono interrogazioni in Parlamento. Si ripeteva quel triste concentrato di ignoranza becera di bigottismo disancorato dalla realtà che Giancarlo Menotti aveva ampiamente sperimentato quando mandò in scena il suo provocatorio "Gin and Tonic" con Maria Rosario Omaggio, o "Bella Ciao" per il quale si arrivò quasi allo scontro fisico, con squadroni fascisti partiti da Roma per occupare il festival e gruppi di operai convocati da Paietta dalle vicine acciaierie di Terni con funzione dissuasoria. E che portarono alla sua uscita dal Festival. Che mi dice? "Che vuole che le dica, è acqua passata. In quegli anni questo Paese aveva molto da imparare sul piano della difesa dei diritti civili, del rispetto della persona e della differenza. Vorrei solo ricordare che quest'anno è morto Aldo Braibanti, un uomo mite, un poeta, di profonda cultura che subì, in epoca moderna, un processo che fu violazione di qualsiasi principio civile paragonabile ai processi medievali contro le streghe. Lo esposero al pubblico ludibrio, lo condannarono, annullarono la sua personalità in base a un reato mai applicato prima e che è stato cancellato dal nostro codice penale dopo essere considerato anticostituzionale. E non può essere considerato minimamente risarcitorio delle nefandezze fisiche e morali patite il fatto che a distanza di anni la Presidenza del consiglio lo abbia ammesso al beneficio del vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli, per le personalità di "chiara fama e meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti". Anzi suona drammaticamente irrisorio. IN QUESTO PAESE SI PARLA SPESSO DI CULTURA IGNORANDONE FUNZIONI E SIGNIFICATO Vede, coloro che allora ci attaccavano perché affrontavamo certi temi parlavano di difesa della "Cultura" spesso ignorandone significato e funzione. Certo di questa parola si è molto abusato in passato e in alcuni casi si continua ad abusare nel presente. E mi piace citare alcune definizioni che ieri e oggi mi hanno colpito. Giovanni Testori affermava che: "cultura non sono le conoscenze settoriali, patrimonio soltanto di alcuni privilegiati addetti ai lavori e quando qualcuno si ritiene depositario della cultura, opera una lacerazione, un atto di terrorismo perché la cultura vera è quella di un Paese in cui ognuno concorre alla giustizia, alla speranza, all'amore". Ed io penso che, purché distribuita in modo omogeneo all'interno di una società, è soltanto la cultura che garantisce il progresso, la civiltà e, nel caso di un festival, conoscenza, sviluppo, promozione, pubblicità e turismo. Il maestro Claudio Abbado, un gigante della cultura mondiale, amava ripetere che "chi ama la cultura vuole conoscere tutte le culture e, dunque, è contro i razzismi di ogni tipo". Ed io così la penso! E' un concetto che mi appartiene in modo assoluto e totale ed è per questo che da sempre ed ancor più oggi il Todi Festival propone riflessioni su temi umani, sulla smania di potere e denaro e, spesso, la volgarità ed il vuoto che ne deriva, sull'amore e, a volte, la difficoltà di amare, sulle emarginazioni, e i problemi dell'immigrazione, sui giovani ma anche i vecchi, sulla sessualità e le differenze sessuali" Certo pensando a certe straordinarie affermazioni di Papa Francesco sull'omosessualità, sulle crisi matrimoniali, sui divorziati, sul disagio giovanile, sulla società dell'emarginanzione, sulle gerarchie di una Chiesa chiusa su se stessa e che fa fatica ad aprirsi alle tematiche della sofferenza e della solidarietà, certi difensori della moralità pubblica sembrano appartenere ai secoli bui Buio che ora si è diradato anche sul cielo del Festival di Todi dal momento che dopo la sua clamorosa uscita hanno deciso di richiamarla alla testa della manifestazione. Un riconoscimento dovuto? FONDAMENTALE FAVORIRE UNA NUOVA CULTURA DELLA COMMPRENSIONE E DELLA DIVERSITA' "In questo senso sì, il mio Todi Festival ha da sempre svolto e svolge, anche con anticipo, il ruolo di favorire la formazione di una nuova cultura di comprensione delle diversità in tutti gli ambiti. Nel pieno di questa nostra epoca di globalizzazione, i valori, le idee, le sensibilità, la cultura appunto, sono l'unica bussola all'interazione, integrazione, comunicazione e assimilazione tra gli individui e tra i popoli. E c'è una caratteristica del Todi Festival per la quale sono d'accordo con Michele Serra che ha scritto: "ci sono intellettuali di professione che confondono la mestizia con la pensosità e per loro l'allegria è un vistoso difetto, sospettabile di gettare discredito sulla categoria". Todi Festival è, invece, un festival allegro, vivace e dinamico: un'occasione di incontro, di curiosità e di amicizia e, personalmente, in tempo di crisi, ritengo si debba andare contro la crisi, perché quando esistono i problemi, esistono sempre anche le soluzioni". In che modo la crisi economica che ha attanagliato il paese nell'ultimo decennio ha cambiato secondo Lei modo di fare teatro? "Il teatro non si fa con i soldi ma con le idee, certamente i soldi sono importanti per garantire e tutelare gli artisti e le varie categorie di lavoratori, ma, senza essere innamorato del pauperismo, il teatro si può fare bene anche con un attore e una sedia. Ed è inutile negarlo, come in tutti i settori in questa nostra nazione anche in teatro c'è uno sperpero di soldi pubblici male amministrati per spettacoli ormai culturalmente scontati che fanno il verso a se stessi, ai loro registi ed anche a quegli attori, riconoscibilissimi e sempre gli stessi, tutti impegnati in una sorta di circo chiuso, blindato e conformista, in un clima soffocante e ripetitivo che allontana il pubblico dai teatri". La spesa che i cittadini dedicano alla cultura è scesa dagli oltre 72 miliardi del 2011 ai 68,9 del 2012. Sono crollati del 23 i biglietti dei concerti classici, del 6 il numero di coloro che visitano mostre o musei, dell'8 quelli che vanno a teatro. Un problema tutto italiano dal momento che la domanda di turismo culturale è in aumento in tutto il mondo. Non a caso l'Italia trent'anni fa aveva la leadership nel mondo per il turismo. Oggi siamo scesi al quinto posto, e rischiamo di scendere al settimo posto. Francia, Germania, Inghilterra e Spagna ci hanno abbondantemente superati. Come si puo' reagire a questo impoverimento culturale del paese? IL NOSTRO PAESE SOFFOCATO DA VECCHIE ABITUDINI, DA CONFORMISMI E DAL CLIENTELISMO "L'elenco delle cause che hanno determinato in Italia questa grave crisi che ha investito e continua ad investire il Paese in tutti i settori, riguarda anche il Teatro per tutti i motivi che ho sopra descritto. In tutto il mondo si è capito da tempo che la Cultura e anche il Teatro svolgono un ruolo economico primario per l'indotto e per il turismo. Purtroppo l'Italia, che dovrebbe essere all'avanguardia, è legata soltanto a vecchi vizi, vecchie abitudini, conformismi, clientelismi e quant'altro e non è capace di innovare perché è asfitticamente legata soltanto a consuetudini psicologiche ed interessi di parte". Quale è il messaggio che intende lanciare con la prossima edizione del Festival di Todi? Non so se si tratti di messaggi, certo è che ho la coscienza che il Festival di Todi è una realtà vivace, dinamica e costruttiva che presenta alla ribalta giovani attori, autori e registi e protagonisti del nostro spettacolo. In questa edizione verranno presentati 15 spettacoli inediti di prosa ed eventi, film, video, mostre, incontri, presentazione di libri ed una sezione speciale dedicata alla Russia, alla sua cultura di ieri e di oggi, perché la Russia è la patria di artisti immortali. L'edizione 2014, dal 21 al 31 agosto, è un'edizione boom con la clamorosa inaugurazione con "Intervista immaginaria a Marina Berlusconi", uno spettacolo firmato da Emilia Costantini, che sta suscitando il grande interesse di tutta la stampa, delle televisioni, dei media e su internet. 15 Spettacoli inediti di Prosa, Eventi, Mostre, Incontri, Presentazione di Libri, Film, Video per 10 appuntamenti al giorno. Spettacolo Finale, per la prima volta messo in scena in Italia, il celeberrimo musical "Sunset Boulevard", grande successo di Broadway. E a questo proposito vorrei ricordare che il genere Musical si è affermato in Italia partendo proprio dal Todi Festival nel 1990, quando decisi di mettere in scena "A Chorus Line" che fu un successo clamoroso della Compagnia della Rancia di Saverio Marconi e segnò l'inizio di una nuova era per il Musical. Insomma ieri come oggi ci muoviamo sempre su quest'onda, io avverto intorno a me e al Festival un clima di grande simpatia e interesse ed, ovviamente, ne sono felice. Quest'anno ospite d'Onore del Todi Festival è la Russia, l'altra Russia, quella della cultura di ieri e di oggi, la Russia patria di un elenco infinito di artisti immortali, ma anche perché, nell'Anno del Turismo Italia-Russia si possano sviluppare incontri, rapporti imprenditoriali e perché no, business. E siamo particolarmente orgogliosi del fatto che la NCCA, unica istituzione pubblica per l'arte contemporanea in Russia in partnership con Zerynthia, organizzeranno grandi mostre nei nuovi settori audiovisivi con la partecipazione dei più importanti artisti russi e italiani. E sarà lo Special Guest, Jannis Kounellis, a firmare il Manifesto del Todi Festival 2014". Ernesto Galli della Loggia in un suo editoriale apparso sul Corriere della sera invoca una "giovane Italia che riprenda in mano le sorti del suo paese" . Il teatro che contributo può dare alla costruzione di una consapevolezza etica delle nuove generazioni? Non sono certo che un migliore destino del nostro Paese sia solo affidato a una "giovane Italia che riprenda in mano le sorti del Paese" perché penso che l'anagrafe è certamente importante ma non può essere ad escludendum per i più adulti che possono ancora dare un contributo fondamentale. E non parlo per me, perché personalmente sogno soltanto il mare. Sia con il Festival che nella vita sono però da sempre convinto che, malgrado inesperienze, anche velleitarismi ed, a volte, cultura non sedimentata, i giovani rappresentino sempre e comunque il futuro ed è un obbligo per tutti, dove vi sia merito, lasciare liberi gli spazi".