II trasloco permetterebbe di esporre 1.500 opere che sono nei magazzini La Galleria d'arte antica dal 1997 non riesce a dispone delle 50 sale che le spettano. É pronta o no, la palazzina Savorgnan di Brazzà, in fondo al giardino di palazzo Barberini? Se è davvero pronta, se davvero i restauri sono finiti, allora il Circolo Ufficiali, ospite da sempre di palazzo Barberini, potrà finalmente traslocare: non è così? Domani mattina, ore 11, «Italia Nostra» con in testa la presidentessa di Roma, Maria Cafandini, farà un sopralluogo. «Italia Nostra» da anni («dai tempi di Saragat presidente», ricorda la Carandini) si batte per il trasloco dei militari e il recupero nel palazzo di almeno 50 sale, oggi tutte occupate, per ospitarvi 1500 tele di una collezione mai vista, scuola caravaggesca, scuola romana del '700, il Baciccio, il Maratta, tuttora in magazzino. E dare il via, così, alla realizzazione definitiva della Galleria Nazionale d'Arte Antica, un palazzo-museo per cui sono stati stanziati fondi pubblici pari a 12,5 milioni di euro. Oggi la Galleria è invece pressoché dimezzata. A mezzo servizio. Gli ambientalisti sono convinti che la palazzina Brazzà è pronta, che non c'è motivo di attendere oltre. Il Soprintendente al Polo Museale romano, Claudio Strinati, però, non è così ottimista: «I lavori hanno avuto dei ritardi dovuti a finanziamenti arrivati non sempre puntuali e a vari problemi tecnici che si sono presentati nel corso del tempo - dice -. La chiusura dei cantieri, così, era prevista per quest'estate, ma credo che slitterà». Forse alla fine del 2005. La questione è importante, perché se fosse pronta davvero la palazzina Brazzà, allora si potrebbe applicare fin da subito il protocollo firmato nel '97 dal ministero dei Beni culturali (il ministro di allora era Walter Veltroni, ora sindaco di Roma) e dal ministero della Difesa (all'epoca c'era Beniamino Andreatta, oggi Antonio Martino), per concordare il trasloco del Circolo Ufficiali, regalando alla Galleria Nazionale d'Arte Antica ben 5 mila metri quadri in più, tra pian terreno e piano nobile del palazzo. In tutto, appunto, 50 sale. Ma non è questo l'unico scoglio. Non solo, infatti, tra quelli di «Italia Nostra», ma anche in ambienti vicini alla Sovrintendenza ai Beni Architettonici di Roma, si raccolgono voci allarmanti: «Il Circolo Ufficiali non vuol saperne affatto di traslocare completamente, vogliono tenersi le cucine, il giardino e metà del piano nobile, vogliono cambiare il protocollo de] '97...», dicono queste voci, n soprintendente Claudio Strinati, però, non vuole assolutamente dar retta agli spifferi maliziosi del ponentino romano. Lui si attiene ai fatti: «II Circolo Ufficiali - afferma - di recente ha cambiato statuto, è diventato ufficio pubblico, ufficio formale del Ministero della Difesa. In questa veste, funziona da sede di rappresentanza dello Stato e dunque il modo d'utilizzo è cambiato. Non più luogo dove organizzare feste private, banchetti, ricevimenti. L'ultima parola, comunque, spetterà al ministro della Difesa Antonio Martino e al neo-titolare dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. Saranno loro a dover trovare un'intesa per dare attuazione al protocollo del '97. Personalmente, spero di incontrare al più presto Buttiglione, che è il ministro da cui dipendo, per prospettargli un piano di fruibilità che possa - durante questi mesi di attesa, in cui la palazzina Brazzà non è ancora pronta - tener conto delle esigenze del Circolo Ufficiali ma anche di quelle della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Qualche idea ce l'ho già...». Quelli di «Italia Nostra» però non si fidano: «Vorremmo che il sindaco Veltroni vigilasse», è l'auspicio finale di Maria Carandini. Fabrizio Caccia