ANTONIO Decaro non l'ha presa bene. Anzi, è andato su tutte le furie e ha scritto ai ministri dei beni culturali e delle infrastrutture. Il Provveditorato delle opere pubbliche non ha alcuna intenzione di fermarsi. In vista della chiusura per ferie del cantiere, dal 9 al 25 agosto, prova anche ad accelerare. I lavori vanno avanti a ritmo serrato. L'ampliamento della palazzina uffici, in area portuale, rischia di provocare una crisi "diplomatica" fra Comune e ministeri competenti. Finora il provveditorato per le opere pubbliche è rimasto sordo a tutte le richieste di sospensione. Dopo l'intervento dell'assessore comunale all'urbanistica, Carla Tedesco, che aveva accertato l'esistenza di un vincolo, la direzione regionale dei beni culturali aveva scritto al Comune e al Provveditorato per le opere pubbliche. Il vincolo, aveva riconosciuto la direzione regionale, è contenuto nel decreto del 15 maggio 1930, emesso dal ministero dell'educazione nazionale ai sensi della legge 6881912. «Considerata la scarna documentazione rinvenuta a corredo del vincolo - era scritto nella lettera - questa Soprintendenza sta effettuando le necessarie verifiche tecniche sull'eventuale effettiva interferenza dell'ampliamento con l'area perimetrata dal vincolo ». In attesa di conoscere l'esito della ricognizione annunciata, il sindaco Antonio Decaro aveva chiesto al provveditore per le opere pubbliche, Francesco Musci, di «valutare la possibilità di sospendere i lavori per la durata delle verifiche in corso e per le valutazioni di competenza della locale Soprintendenza ». La richiesta è caduta nel vuoto. Non soltanto i lavori sono andati avanti, ma si è cercato anche di accelerare i tempi. La conferma è arrivata dal sopralluogo effettuato dagli agenti della sezione edilizia della polizia municipale: il cantiere è in piena attività. Una circostanza che manda su tutte le furie il comitato dei residenti a Bari vecchia, che fin dal primo giorno hanno cercato di impedire che prendesse forma quello che ai loro occhi è un ecomostro. Un esposto alla Procura della Repubblica è pronto da giorni. È stato sottoscritto da associazioni e residenti nella città vecchia. «A questo punto, lo presenteremo domani (oggi, ndr) - taglia corto Michele Fanelli, presidente di una delle organizzazioni che aderiscono al comitato - Nonostante i ripetuti interventi del sindaco, i lavori non soltanto non si sono fermati, ma sono andati avanti più speditamente. È inaccettabile. Nell'esposto chiediamo all'autorità giudiziaria di valutare la condotta del Provveditorato alle opere pubbliche alla luce del vincolo». Il comitato chiede la convocazione di una conferenza dei servizi per individuare una soluzione alternativa. A detta dei promotori, ce ne sarebbe più d'una. «Ci devono spiegare - insiste Fanelli - che senso ha ampliare una palazzina per ricavare spazi per gli uffici periferici del ministero delle infrastrutture, quando nelle vicinanze ci sono immobili di proprietà pubblica non utilizzati». L'elenco è lungo: c'è l'ex tribunale militare, l'ex Casa del profugo o altri palazzi demaniali che si trovano nella città vecchia. «Non si può costruire un manufatto di quelle dimensioni a 50 metri dal Castello svevo - lamenta Fanelli - Mi chiedo se la Soprintendenza si sia resa conto di aver fatto una figuraccia. Fra l'altro, nessuno ha considerato che quella palazzina accoglierà circa 200 persone perché accorperà gli uffici periferici di Puglia e Basilicata. Qualcuno ha verificato l'impatto sul traffico e sulle aree di parcheggio, già esigue? Non riusciamo a comprendere come si possa restare insensibili anche di fronte a ben due richieste del sindaco». Antonio Decaro, dal canto suo, non si è limitato a scrivere. Spera nell'intervento del governo. È chiaro, però, che si sta consumando una guerra fra burocrazie. L'amministrazione centrale, con i suoi uffici periferici, da una parte, e il Comune dall'altra.