Meraviglie d'arte sacra, frutto di devozione popolare o di raffinate committenze, escono dalle sacrestie che le hanno custodite gelosamente per secoli e popolano, fino al prossimo.30 maggio, le sontuose stanze di Castel Sant'Angelo. Ritorna così uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale della Capitale, la Mostra Europea del Turismo e delle Tradizioni Culturali, giunta alla sua XXIV edizione. Quest'anno, proseguendo un discorso iniziato nei 2004, l'iniziativa - organizzata dal Centro Europeo del Turismo con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Polo Museale Romano - è dedicata a "I TESORI DELLA FEDE. Capolavori nascosti di Arte Sacra del patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno". La scelta del tema è certamente dovuta all'attenzione che il Centro Europeo del Turismo da sempre pone alla valorizzazione del patrimonio artistico nascosto o poco conosciuto, spesso conservato in ambienti poco accessibili al grande pubblico come le sacrestie, nella maggior parte dei casi esse stesse autentici capolavori dove si fondono architettura, pittura scultura e arti minori, a formare un unicum iti enorme valore e A profondo significato storico, artistico e culturale. Nella scelta delle opere in mostra, sono state privilegiate le chiese in rovina con un lavoro attento e paziente, sono stati vagliati gli archivi di Santa Croce in Gerusalemme. Santa Prassede, Santa Maria della Luce, San Marcello al Corso, Santa Maria in Campo Marzio, Santa Maria Maddalena in Campo Marzio, San Lorenzo in Lucina, San Bartolomeo all'Isola, tutte con un ricchissimo patrimonio artistico. "Questa mostra - ha sottolineato Giuseppe Lepore, presidente del Centro Europeo del Turismo - è nata quando al soglio pontificio sedeva Giovanni Paolo II, un Pontefice che tutti ricordiamo con affetto". Tra i dipinti esposti, una tavola raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni e Paolo, proveniente dalla omonima Basilica al Celio, un tempo creduta opera di Antoniazzo Romano, ma che i recenti studi attribuiscono più probabilmente a un pittore umbro dei primi anni del Cinquecento; a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, è dovuto il pregevole Cristo flagellato e deriso, dalla seicentesca sagrestia della chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari. Particolare rilievo meritano due opere provenienti dalla città campana di Ottaviano: San Giovanni Battista e Santa Maria Egiziaca, che nella mostra di Castel Sant'Angelo si presentano come autentici mediti. Nel corso del restauro se ne è scoperta l'altissima qualità, che ha spinto la Soprintendenza competente a ricostruire la storia dei due dipinti, consentendo l'attribuzione della paternità del primo dipinto a Guido Reni e del secondo a Cario Cignani. Straordinaria è anche la quattrocentesca statua lignea della Maddalena, normalmente nell'omonima chiesa romana del Campo Marzio. Sono veri gioielli di oreficeria i reliquari, alcuni di grande pregio artistico e devozionale, come il cosiddetto Altare di San Gregorio, di epoca medioevale, proveniente dal Museo della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme: assemblato probabilmente intorno al XVH secolo, si compone di parti molto più antiche e di pregevolissima fattura; una pia tradizione vuole che l'immagine del Cristo che si trova nella parte centrale sia appartenuta proprio a San Gregorio. In uno scintillio d'oro e d'argento nelle vetrine si lasciano ammirare paramenti antichi di pregevole fattura, ostensori, pissidi e croci. Vincenzo Vita, assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, ha espresso la sua soddisfazione per l'iniziativa. "Siamo la Provincia Capitale - ha detto - e Palazzo Valentini ci tiene a partecipare a questi grandi eventi, in particolare a questa mostra che va a scoprire monumenti pochissimo conosciuti, luoghi, palazzi e dimore che non sono alla portata del vasto pubblico". L'assessore alle Politiche culturali del Comune di Roma, Gianni Borgna, ha ricordato l'importante contributo dato, nella difesa del patrimonio artistico nazionale, dalle Forze dell'Ordine, 1 cui uomini svolgono un lavoro indispensabile con competenza e grande riservatezza". Una sezione della mostra, come è ormai tradizione, è infatti dedicata ai recuperi di opere d'arte effettuati dagli uomini della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la cui alta professionalità è nota in tutto il mondo. In esposizione sono solo una minima parte delle opere d'arte sottratte al mercato clandestino, tra cui moltissimi vasi antichi, etruschi, attici, apuli, oltre a tele di soggetto profano e religioso, che vanno dal Cinquecento all'Ottocento. Un'erma marmorea di Hermes Propylaios ed un frammento di affresco di età augustea sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza, mentre al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale si deve il recupero di un rostro di nave, forse risalente alla battaglia delle Egadi del 241 a. C. Di interesse devozionale e artistico sono le statue settecentesche provenienti dal Sacro Monte di Oropa, in Piemonte, recuperate dalla Polizia di Stato. Splendida la tavola del Parmigianino con l'Adorazione dei Magi, trafugata dal Convento dei Padri Domenicani a Taggia il 21 dicembre del 1994 e recuperata dalla Squadra Mobile di Genova con una brillante operazione nel giugno del 2003. Presenti all'inaugurazione della mostra numerose personalità civili e religiose, tra cui il cardinale Francesco Marchisano, monsignor Piacenza, l'arcivescovo Agostino Marchetto; il sen. Colombo e il sen. Giulio Andreotti , in rappresentanza del Ministro Pisanu, il sottosegretario Saponara. La mostra è corredata da un prestigioso catalogo di De Luca Editori D'Arte,