Verdon: i nostri capolavori in Corea per il Papa, e a New York Capolavori in trasferta. Prima Seoul, poi New York e infine di ritorno a Firenze, in tempo per l'inaugurazione del grande museo dell'Opera del Duomo, a novembre 2015, in concomitanza con il Convegno ecclesiale durante il quale Papa Francesco farà visita alla città. È questo il giro che si apprestano a fare (gran parte sono già in viaggio) un'ottantina tra le più importanti opere del museo fiorentino, che da maggio è chiuso al pubblico per l'ampliamento e l'adeguamento dei locali o, per dirla con le parole del suo direttore, monsignor Timothy Verdon, «per la trasformazione nel terzo museo fiorentino per grandezza dopo gli Uffizi e la Galleria Palatina», un'operazione che sta costando, compreso l'acquisto degli spazi, 50 milioni di euro. È un giro del mondo, quello in programma per questi tesori (tra cui lavori di Donatello, Ghiberti, Brunelleschi e Della Robbia) che se ne vanno in parte verso l'estremo Oriente per The beauty of Chistianity al National Palace museum of Corea di Seoul, e in parte verso la culla dell'Occidente per Sculpture in the age of Donatello , Al Mobia (Museum of Biblical Art) di New York, portando nel mondo il verbo dell'arte e della cristianità insieme. «Abbiamo un museo chiuso per quasi due anni spiega Verdon, che accoglie il Corriere Fiorentino nel suo bellissimo appartamento vista Duomo, con i marmi rosa del campanile di Giotto che quasi abbagliano, tanto sono vicini e non si può semplicemente scomparire, bisogna rimanere visibili». Anche un'istituzione del genere quindi deve far pace con la comunicazione e il marketing, senza per questo piegarsi troppo alle leggi del mercato, come a dire che «anche questa è divulgazione», ed è lo stesso spirito con cui i capolavori del Duomo sono stati concepiti, con la differenza che oggi ci si può (e ci si deve?) adeguare alle esigenze e alle metodologie del terzo millennio in fatto di diffusione della cultura e, in questo caso, della fede. «Per questo abbiamo selezionato delle sedi importanti all'estero dove far vedere le nostre cose, in modo da creare intorno a questo periodo di chiusura-silenzio dei momenti di attenzione che focalizzassero l'attenzione di pubblici importanti sulla nostra collezione, perché gli esperti, gli storici e gli appassionati sanno che la qualità del nostro museo è eccelsa, ma il resto del pubblico no, perché abbiamo un "solo" Michelangelo e i nomi Donatello, Ghiberti e Luca della Robbia al grande pubblico non dicono niente». La prima tappa di questo pellegrinaggio è Seoul, per l'esattezza il National Palace museum of Corea, dove il 15 agosto (fino al 15 novembre) apre al pubblico La bellezza del Cristianesimo , che contiene 47 opere fiorentine e tre in arrivo dai Musei Vaticani, sculture trecentesche e quattrocentesche, non grandissime. Il Papa arriverà in Corea il 14 agosto, «È previsto un pubblico enorme continua Verdon e l'obiettivo è aiutare i coreani non cristiani (il Paese conta oltre sei milioni di cattolici, ndr ), attraverso l'arte, a entrare nella logica del cristianesimo nel momento in cui un esponente della fede come il Papa si trova nel loro Paese». Organizzata a tempo di record Verdon ne ha discusso per la prima volta a fine aprile , è pensata per essere molto diversa dalla cugina newyorkese. «È una mostra catechetica, non filologica, perché, come si può immaginare, sono pochi i coreani che studiano storia dell'arte trecentesca e quattrocentesca, quindi c'era bisogno di un percorso che raccontasse il significato delle opere, organizzate per temi, in modo da permettere anche ai non credenti di avvicinarsi alla narrazione». Sculture, dipinti e suppellettili liturgiche che comprendono il Cristo benedicente di Tino di Camaino, i sette rilievi del Campanile scolpiti da Andrea Pisano e dai suoi allievi, e ancora il San Zanobi realizzato da Arnolfo di Cambio e la mitria usata da Papa Leone X a Santa Maria del Fiore nel 1515. Una delle pochissime opere che viaggerà dal Far East alla grande mela è una riproduzione fedele in scala 1:1 della Porta del Paradiso, che da Firenze va Seoul per poi atterrare nella città che non dorme mai, nella lobby di un grattacielo dove sarà visibile a tutti. Sculture del periodo di Donatello. Capolavori rinascimentali dalla cattedrale di Firenze , è invece il titolo scelto dal Mobia Museum of Biblical art, per l'evento centrale del decimo anniversario di vita del museo nonché l'esposizione più monumentale mai ospitata dall'istituzione newyorkese : che verrà inaugurata il 20 febbraio 2015 (fino al 14 giugno). A due passi dal Central Park prenderanno casa per qualche mese una serie di capolavori tra cui lo Zuccone e il grande San Giovanni Evangelista di Donatello, due teste bronzee, una dello stesso Donatello e l'altra di Michelozzo di Bartolomeo e due modelli lignei del cupolone realizzati dal Brunelleschi oltre ad una serie di altri tesori scelti ad hoc, per un totale di 23 pezzi. «Questa è la nuova politica culturale dell'Opera del Duomo, cioè insistere sul vero carattere di questa collezione unica al mondo, che è il sacro, ovvero arte concepita e fatta per una grande chiesa, le cui opere potessero toccare il cuore religioso della città. È per questo che, nel periodo di chiusura del museo, abbiamo scelto dei luoghi in cui questo messaggio venisse recepito». E chi si trova all'estero in occasione dei due appuntamenti dovrà coglierli al volo, perché una volta rientrate «non verranno più prestate per molto tempo, i nuovi allestimenti avranno delle caratteristiche ben precise e non potranno essere privati delle opere», assicura il direttore.