Portoghesi: «Diritti collettivi lesi dai bar» Il Tribunale amministrativo Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei quindici titolari di gelaterie, ristoranti, pizzerie che si affacciano sulla piazza «firmata» da Borromini (chiesa di sant'Agnese) e Bernini (la Fontana dei quattro Fiumi). Avevano chiesto l'annullamento di due provvedimenti con cui il Comune imponeva la chiusura per cinque giorni e il ridimensionamento dei tavolini in base alla delibera 278 del 2012 (sindaco Gianni Alemanno). Il Comune Il sindaco Marino ribatte: «Speriamo che ora la ragionevolezza prenda il sopravvento. Cioè che gli esercenti prendano atto della delibera del 2012, compilino i formulari per precisare il loro ambito. Pensiamo a collocare delle borchie tra i sampietrini, per evitare contestazioni» «La nostra è una rivoluzione culturale. Il concetto di legalità rinvia a qualcosa di poliziesco. Preferisco parlare di rispetto delle regole. Di normalità amministrativa. Perché Roma deve tornare una città 'normale'» Il sindaco Ignazio Marino segue minuto per minuto l'evoluzione del caso piazza Navona, sa che sta facendo il giro dei social network nel mondo: bar e ristoranti che ritirano tavolini e sedie tallonati dai vigili urbani (anzi: dalla polizia di Roma Capitale) guidati dal comandante Raffaele Clemente. Il tutto dopo una giornata in cui gli esercenti hanno ricollocato l'infilata di tovaglie e sedie com'era fino a due giorni fa e, appunto, i vigili che sgombravano non appena i turisti finivano la consumazione. Difficile descrivere la loro reazione, tra stupore e assoluta incredulità. La storia è nota. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei quindici titolari di gelaterie, ristoranti, pizzerie che si affacciano sulla piazza «firmata» da Borromini (chiesa di sant'Agnese) e Bernini (la Fontana dei quattro Fiumi). Avevano chiesto l'annullamento di due provvedimenti con cui il Comune imponeva la chiusura per cinque giorni e il ridimensionamento dei tavolini in base alla delibera 278 del 2012 (sindaco Gianni Alemanno). Ancora Marino: «Nessuno vuole abolire i tavolini, sia ben chiaro. Non ci sono imposizioni dittatoriali. Ma ripeto: ci sono le regole e vanno rispettate. A gennaio mandammo una lettera in cui ricordavamo la delibera, mai applicata da Alemanno, io penso per l'imminenza delle elezioni. Sollecitavamo un piano di occupazione del suolo in base a quei dettami. Su quindici esercenti solo uno lo ha presentato. Due hanno provveduto negli ultimi giorni. Gli altri hanno contato su una sospensiva del Tar per continuare ad occupare gli spazi illegalmente, così come è accaduto per anni e anni» Il fenomeno si chiama «tavolino selvaggio», divora e oscura piazze storiche (preferibilmente quelle pedonalizzate, e si va da piazza Navona a Campo de' Fiori o al caso di largo de' Ricci) ridotte a plateatici per ristoranti, vicoli e vicoletti dove spesso non riesce a passare un'ambulanza. Bar e ristoranti di piazza Navona (l'altro giorno alcuni turisti americani hanno messo on line lo scontrino da 42 euro per tre gelati e una bottiglietta d'acqua, ripreso da Fox News) hanno risposto esponendo sulle saracinesche l'elenco dei dipendenti e i versamenti all'Inps: «Grazie sindaco, adesso perdiamo il lavoro». Marino ribatte: «Non si possono contrapporre il decoro e la correttezza amministrativa ai diritti dei lavoratori. Speriamo che ora la ragionevolezza prenda il sopravvento. Cioè che gli esercenti prendano atto della delibera del 2012, compilino i formulari per precisare il loro ambito. Pensiamo a collocare delle borchie tra i sampietrini, per evitare contestazioni» Piazza Navona è straordinariamente amata dai romani (il Belli la cantò così: «Se pò ffregà Piazza Navona mia E dde San Pietro e dde Piazza de Spagna») e dai turisti per la straordinaria nobiltà urbanistica e architettonica, per quella sua nascita legata alla pianta dello Stadio di Domiziano, per una storia di mercati all'aperto e di allagamenti organizzati in agosto, soprattutto nel '700, per regalare un po' di fresco ai romani. La sua struttura è stata sfruttata in innumerevoli film, fino a La grande bellezza in una splendida, struggente sequenza notturna. Dice l'urbanista Paolo Portoghesi, grande studioso di Borromini: «Quando i privati si impossessano di intere parti di città, ledono sempre i diritti collettivi. Piazza Navona aveva, fino ad alcuni anni fa, taluni parterre per sedie e tavolini. Poi tutto si è trasformato in una fiera, nel senso più negativo del termine. Marino fa bene a occuparsene. Occorre un contenimento armonioso che tenga conto della giusta misura, dell'interesse pubblico, dell'estetica. Troppa Roma è fuori controllo. Suggerirei anzi al sindaco Marino di occuparsi presto di via Veneto, vittima di una fiera della vanità, di un'assurda gara di gazebo e di dehor che ha prodotto solo autentici, atroci orrori urbani». Anche perché piazza Navona così perde misure e parametri, come spiega Elisabetta Catalano, fotografa autrice di ritratti famosi nel mondo: «Ho abitato lì per quindici anni intorno al 1970, ho assistito alla nascita e alla crescita dell'abusivismo. Ombrelloni, tende, tavolini rompono inevitabilmente la proporzione di qualsiasi paesaggio urbano. Figuriamoci cosa può accadere con uno splendore come piazza Navona».
I tavolini messi e tolti. Una rivoluzione legale a piazza Navona
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei quindici esercenti di gelaterie, ristoranti e pizzerie che si affacciano sulla piazza Navona, a Roma. I titolari di questi locali avevano chiesto l'annullamento di due provvedimenti con cui il Comune imponeva la chiusura per cinque giorni e il ridimensionamento dei tavolini in base alla delibera 278 del 2012. Il sindaco Marino ha ribattuto che non ci sono imposizioni dittatoriali, ma solo regole da rispettare. Ha anche affermato che la piazza Navona è una rivoluzione culturale e che il concetto di legalità rinvia a qualcosa di poliziesco.
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